
Film G-O
I film possiedono la straordinaria capacità di scardinare le nostre abitudini visive e mentali, offrendoci prospettive inedite sull’esistenza. Abbracciare la realtà come se fossimo su un set cinematografico è un pensiero affascinante: ci insegna a ridimensionare il peso della quotidianità e a ricordarci che il destino resta un canovaccio costantemente aperto all’imprevisto. L’elenco che segue, organizzato alfabeticamente e arricchito da rapidi commenti, raccoglie pellicole che hanno il potere di capovolgere la sensibilità di chi guarda. A volte ci riescono grazie a un’architettura narrativa impeccabile, altre volte attraverso la folgorazione di un singolo frammento o di una frase memorabile.
“Scegliete la vita. Scegliete un lavoro. Scegliete una carriera. Scegliete la famiglia.” (Mark Renton, interpretato da Ewan McGregor in Trainspotting, 1996).
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G

GATTACA (La porta dell’universo)
diretto da Andrew Niccol (1997) – Il nostro materiale genetico determina del tutto chi siamo, cosa faremo e quando moriremo? Ogni cosa è già precisamente inscritta nel dna? Oppure abbiamo una effettiva libertà di scelta? In questo secondo caso, quali e quanti spazi di vera libertà?
DOMANDE
Inoltre: l’eugenetica è assolutamente e totalmente deprecabile oppure potrebbe salvare l’umanità, ridurre le sofferenze ed essere applicata con saggio raziocinio? Eventualmente da chi? Sono solo alcune delle cruciali domande sollevate da un film il cui titolo usa le lettere iniziali delle quattro basi azotate di cui è composto il DNA, l’adenina, la citosina, la timina e la guanina.
“Ci ho guadagnato di più io: ti ho prestato solo il mio corpo. Tu mi hai prestato i tuoi sogni“ (Jerome Eugene Morrow interpretato da Jude Law in “Gattaca – La porta dell’universo”, 1997).
Ethan Hawke interpreta Vincent Freeman, del quale occorre notare proprio il nome: “Vincenzo Uomolibero”.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Universal mind” – The Doors (1970) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
GONE GIRL (L’amore bugiardo)

diretto da David Fincher (2014) – E’ difficile imbattersi in una storia così densa di bugie e falsità. Per chi desidera praticare una vita filosofica, questo film è lo spunto per riflettere sulle conseguenze collaterali delle menzogne, soprattutto a livello antropologico.
Infatti, chi pratica l’inganno provoca non solo un danno alle vittime dell’inganno, ma anche a sé stesso, poiché crea una propria dimensione talmente artefatta e distorta da far perdere del tutto le coordinate del reale.
BUGIARDI INCALLITI
Per questo motivo i bugiardi mentono anche quando non c’è alcun motivo per farlo. Mentono perché l’invenzione e il raggiro sono diventate le loro modalità di vivere, ponendoli molto lontano da ogni semplice verità esistenziale. Una dimensione umana fatta di falsificazioni e raggiri configura condizioni personali di enorme tristezza e squallore.
LO SFOGO
“Sono molto più felice ora da morta, tecnicamente scomparsa, vicino all’essere morta presunta, andata. E quel pigro, bugiardo, fedifrago e ignaro di mio marito andrà in prigione per il mio assassinio. Nick Dunne si è preso il mio orgoglio, la mia dignità, le mie speranze, i miei soldi. Ha solo preso finché io non ho smesso di esistere. Questo si chiama omicidio e il castigo si è adeguato al delitto“ (Amy Ellitt-Dunne interpretata da Rosamund Pike in “L’amore bugiardo”, 2014).
Ben Affleck interpreta Nicholas “Nick” Dunne.
Il film è stato scritto da Gillian Flynn ed è basato sull’omonimo suo libro del 2012.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “With suspicion” – Trent Reznor & Atticus Ross (2014) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
GRAN TORINO

diretto da Clint Eastwood (2008) – Facciamo la conoscenza di uno scorbutico veterano della guerra di Corea: uomo tutto d’un pezzo, dotato di valori rigorosi, ma anche di insidiosi pregiudizi. Eppure, nonostante l’età avanzata, alcune sgradevoli circostanze personali (è molto malato) lo inducono a mutare moralmente e lo trasformano, prima, in un mentore (nei confronti di alcuni giovani vicini di casa) e, poi, nel loro salvatore (commette una sorta di suicidio pur di aiutarli).
GRANDI REGOLE
Ecco alcuni capisaldi di una vita filosofica: non smettere mai di migliorare sé stessi, ammettere i propri errori e fallimenti, mettersi in gioco anche a costo della vita (pure Socrate si è suicidato, sia pur ubbidendo a un “ordine” del tribunale ateniese).
RIVELAZIONI
“Vuoi sapere cosa si prova a uccidere un uomo? Beh, ci si sente di merda, se ti interessa. E ancora peggio è prendere una medaglia al valore per aver ucciso un poveraccio il quale voleva solo arrendersi e vivere. Esatto, un piccolo muso giallo spaventato come te. Gli ho sparato dritto in faccia proprio col fucile da te imbracciato poco fa. Non c’è un giorno in cui io non ci pensi. Tu non vuoi questo sulla coscienza. Io ormai ho le mani sporche di sangue. Sono macchiato. Ecco perché vado lì da solo stasera“ (Walt Kowalski interpretato da Clint Eastwood in “Gran Torino”, 2008).
“Quando un uomo muore, un capitolo non viene strappato dal libro, ma viene tradotto in una lingua migliore“ (John Donne).
Bee Vang interpreta Thao.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Once in a lifetime” – Talking Heads (1981) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
GRAVITY

diretto da Alfonso Cuaron (2013) – Cominciamo da una curiosità: il protagonista di questo film ha lo stesso nome (Kowalski) del protagonista del film citato in precedenza in questa selezione (vedi “Gran Torino”). Non il solo nome accomuna i due personaggi: il Kowalsky di “Gravity” commette (come quello di “Gran Torino”) una sorta di suicidio a beneficio altrui, in questo caso lasciandosi andare alla deriva nel cosmo per salvare la compagna di lavoro spaziale (Dottoressa Ryan Stone).
TUTTO STORTO
Per il resto, la sfiga impera in ogni situazione illustrata da questa pellicola, istruendoci su come le cose, nella vita, possano andare davvero per il verso storto. A quel punto, diventa imperativo compiere le scelte moralmente giuste, per salvare almeno coscienza e dignità (quando tutto il resto è ormai perduto).
IL MOMENTO DELLA SCELTA
“Vuoi tornare a casa o vuoi restare qui? Certo è bello quassù! Puoi chiudere tutti quanti gli impianti; spegnare tutte le luci; chiudere gli occhi e scordarti il mondo. Qui nessuno ti fa del male; sei al sicuro. Che senso ha andare avanti? Che senso ha vivere?… Mettiti comoda, goditi il viaggio, devi piantare i piedi bene a terra e cominciare a vivere la tua vita… Ehi, Ryan!… è ora di tornare a casa!“ (Matt Kowalski interpretato da George Clooney in “Gravity”, 2013).
Sandra Bullock interpreta la dottoressa Ryan Stone.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Shenzou” – Steven Price (2013) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
GUILAI (COMING HOME) (Lettere di uno sconosciuto)

diretto da Zhang Yimou (2014) – Come reagireste voi se, dopo anni di lavori forzati, tornaste a casa (da fuggiaschi) per scoprire la persona amata sofferente di amnesia e incapace di riconoscervi? Come reagireste se la causa di questo penoso stato mentale fossero gli abusi e le violenze da lei subite in vostra assenza? Come reagireste se vostra figlia fosse colpevole di tradimento a vostro danno con conseguente consegna di voi stessi nelle mani della polizia?
DIGNITÀ
Non esiste una reazione più dignitosa, composta e ammirevole di quella mostrata dallo sfortunato docente cinese, vittima della Rivoluzione Culturale e protagonista di questa storia. A noi piace pensare a una sua esemplare reazione ‘filosofica’. Ci piace pensare a Lu Yanshi come a un filosofo saggio. Ma dobbiamo essere onesti e riconoscere il peso qui giocato soprattutto da un immenso Amore e non da una formazione filosofica.
PERCHÈ E COME
“Chi ha un <perché> per vivere può sopportare quasi ogni <come>“ (Friedrich Nietzsche).
Chen Daoming interpreta Lu Yanshi.
Il film è un adattamento dal romanzo The Criminal Lu Yanshi di Geling Yan.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Coming home” – Iron Maiden (2010) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Film lettera H

HEREAFTER
diretto da Clint Eastwood (2010) – La morte costituisce un problema filosofico immenso. Definire e comprendere qualcosa situabile totalmente “oltre l’esperienza” (trattandosi della fine di ogni esperienza, per come noi intendiamo la parola e il concetto di esperienza) è impossibile. L’unica certezza a nostra disposizione è questa: la morte potrebbe essere qualsiasi cosa, proprio perché non ne sappiamo assolutamente nulla.
DI QUA E DI LÀ
Da questa parte (dalla parte dei vivi), nel caso della morte di qualcuno, noi vediamo solo un corpo inanimato, ma dell’aldilà non sappiamo niente (nemmeno se c’è effettivamente un aldilà). Perciò l’idea di comunicare in qualche modo con l’aldilà esercita sempre un fascino straordinario su tutti noi. Film, libri, poesie e tutte le forme d’arte, sono il solo possibile linguaggio da usare per trattare l’argomento. Dinanzi alla morte l’esperienza mondana e il pensiero umano si fermano e si arrendono.
“Una vita riguardante solo la morte non è vita“ (George Lonegan interpretato da Matt Damon in “Hereafter”, 2010).
VITA
“La vita è una grande sorpresa. Non vedo perché la morte non potrebbe esserne una anche più grande“ (Vladimir Nabokov).
Cécile de France interpreta Marie Lelay.
Autore della colonna sonora è Clint Eastwood.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Hereafter” – Architects (2018) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
HUGO (Hugo Cabret)

diretto da Martin Scorsese (2011) – Il film è un inno alla fantasia più sfrenata, è un omaggio al mondo (e alla storia) del Cinema, è una lode senza riserve alla fanciullezza, all’animo libero e alla disinvoltura dei bambini.
Filosoficamente, non dovremmo mai dimenticare il bambino annidato dentro noi stessi. Un bambino forse seppellito dalle inevitabili” sporcizie” dell’età adulta, ma comunque rintanato nel cuore profondo del nostro essere. E’ un bellissimo esercizio filosofico preservare quel bambino, curando comunque di non incorrere nella sindrome di Peter Pan e accettando, quindi, tutte le necessità e responsabilità dell’età adulta.
VENITE A SOGNARE
“Amici miei, mi rivolgo a tutti voi, stasera, per chi davvero voi siete… illusionisti, belle sirene, viaggiatori, avventurieri e maghi. Venite a sognare con me“ (Georges Méliès interpretato da Ben Kingsley in “Hugo Cabret”, 2011)
Asa Butterfield interpreta Hugo Cabret.
Il film è basato sul libro del 2007 The Invention of Hugo Cabret (La straordinaria invenzione di Hugo Cabret) di Brian Selznick.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Time” – Pink Floyd (1973) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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I

IDENTITY
diretto da James Mangold (2003) – Il concetto di identità è una questione filosofica di grandissima portata. Chi sono io? Sono forse i miei pensieri (cogito ergo sum)? Sono magari la mia biografia (oppure il passato esiste solo come traccia)? Sono il mio volto (quello riportato pure sulla carta d’identità)? Sono quanto visto e riconosciuto di me dagli altri (in tal caso senza altri al mondo io non esisterei)?
UNO O PIÙ IO
A parte queste impervie domande, ognuno di noi ha spesso la sensazione di ospitare non un solo “io”, ma tanti “io” diversi, talvolta in lotta fra loro per prendere il sopravvento sugli altri. D’altro canto, è piuttosto comune dire “oggi mi sento combattuto…”, così come è una patologia nota la “dissociazione di personalità”.
EGO
“Si può comprendere il cosmo, ma mai l’ego; il sé è più distante di qualsiasi stella“
(GK Chesterton).
John Cusack interpreta Edward “Ed” Dakota.
Il film è un libero adattamento del romanzo del 1939 And Then There Were None (Dieci piccoli indiani) di Agatha Christie.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Identity” – Burning Spear (1993) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
INDEPENDENCE DAY

diretto da Roland Emmerich (1996; nel 2016 è stato pubblicato il sequel INDEPENDENCE DAY: RESURGENCE (Independence Day – Rigenerazione), ancora diretto da Roland Emmerich) – Il tema, molto ricorrente in ambito fantascientifico, di una invasione della Terra da parte degli alieni, è utilizzato in psicologia in relazione con le nostre paure più profonde.
Il tema è anche molto filosofico perché evidenzia la nostra inevitabile tendenza antropocentrica. D’altro canto, la logica suggerisce la possibilità di altre forme di vita (almeno simili alla nostra) in un universo sconfinato e assolutamente inesplorato. Ed è interessante chiedersi quale sia l’atteggiamento filosofico da adottare in presenza dei cosiddetti “alieni”.
INTUIZIONE DEL REGISTA
“Purtroppo – nonostante a me piacciano molto – i film patriottici non si possono fare più perché in un mondo sotto l’incubo del nucleare è assurdo realizzare pellicole dove qualche altro essere umano viene identificato come cattivo. Sarebbe politicamente scorretto. Così gli alieni mi hanno dato la possibilità di fare un film patriottico in cui tutti gli esseri umani si sarebbero potuti identificare“ (Roland Emmerich).
Will Smith interpreta Steven Hiller.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Independence Day” – Martina McBride (1993) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
INGLOURIOUS BASTERDS (Bastardi senza gloria)

diretto da Quentin Tarantino (2009) – La guerra costituisce lo scenario più stressante e severo per qualsiasi filosofia morale. La guerra richiede un pragmatismo completamente scevro da teorizzazioni e ragionamenti astratti. Ma la nostra è una filosofia di vita, non un esercizio intellettuale, quindi fornisce coordinate essenziali anche per soldati e combattenti.
SOCRATE
L’argomento ci consente di ricordare un episodio riguardante la vita di Socrate. Nel 424 a.C., durante la guerra del Peloponneso, fu combattuta una battaglia tra ateniesi e tebani vicino a Delio. Gli ateniesi vennero sconfitti e persero pure molti uomini. A questa battaglia prese parte proprio Socrate, il quale riuscì comunque a salvarsi.
CHIACCHIERE
“Io adoro le chiacchiere: i fatti possono essere fuorvianti, le chiacchiere vere o false sono spesso rivelatrici“ (Colonnello Hans Landa interpretato da Christoph Waltz in “Bastardi senza gloria”, 2009).
Brad Pitt interpreta Aldo “The Apache” Raine.
Il titolo del film (solo il titolo) viene dalla pellicola del 1978 Quel maledetto treno blindato (The Inglorious Bastards) del regista italiano Enzo G. Castellari, ma essa, a sua volta, è un remake non autorizzato del film del 1967 Quella sporca dozzina (The Dirty Dozen) di Robert Aldrich.
Brano suggerito (nella colonna sonora di questo film ma anche del film Cat People [Il bacio della pantera]): “Cat people” – David Bowie (1982) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
INSOMNIA

diretto da Christopher Nolan (2002) – Anche restando nell’ambito del thriller psicologico, ci sarebbero in questo film diversi spunti filosofici da discutere. Ma concentriamoci sull’autodisciplina richiesta per sopportare la privazione del sonno indotta, a certe latitudini, dalla persistente presenza della luce, in alcuni periodi dell’anno.
L’autodisciplina (il training, la “askesis“) è una delle componenti principali della filosofia stoica (post socratica) a cui si richiama la nostra filosofia della CURA DI SE. Dette queste (volutamente poche) cose, resta però da riconoscere la qualità straordinaria di un’opera cinematografica firmata da un grande regista come Nolan.
VERITÀ
“Non si può scegliere quando dire la verità. La verità non te lo permette“ (Walter Finch interpretato da Robin Williams in “Insomnia”, 2002).
Al Pacino interpreta Will Dormer (nota: la parola “dormeur” in francese significa “dormiente”, cioè il contrario di chi soffra d’insonnia).
Il film è un remake del film norvegese Insomnia di Erik Skjoldbjærg.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Insomnia” – Faithless (1995) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
INSTINCT (Istinto primordiale)

diretto da Jon Turteltaub (1999) – Per la nostra filosofia, nulla è più importante dell’armonia con la natura. Il problema umano risiede tutto nell’allontanamento dalla natura e nel successivo rivolgimento proprio contro la natura (sterminio di foreste e animali). Ma è ormai impossibile riappacificarsi con il creato.
Pertanto, l’obbiettivo massimo ottenibile è trovare una riconnessione primitiva con il mondo animale e con le piante. Ogni giorno, ciascuno di noi potrebbe re-imparare qualcosa di importante, anche solo frequentando per pochi minuti (con spirito aperto e umile) un animale.
IMPULSI
“Ogni impulso soffocato fermenta nella nostra mente e ci avvelena” (Oscar Wilde).
Anthony Hopkins interpreta Ethan Powell.
Il film è molto liberamente ispirato al romanzo del 1992 Ishmael di Daniel Quinn.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Animal instinct” – The Cranberries (1999) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
INTERSTELLAR

diretto da Christopher Nolan (2014) – Forse, questa di cui facciamo quotidiana esperienza non è la realtà. O, comunque, non è l’unica realtà. Esercitarsi a immaginare realtà parallele (non una sola, ma centomila) è utile anche per riconquistare umiltà, attenzione, meraviglia, stupore.
Potrebbe esserci un altro me, in questo preciso istante, intento a fare cose completamente diverse da quelle in cui io ora sono impegnato. Così come potrebbe esserci un me di quaranta anni fa impegnato ora, quaranta anni dopo, a fare le cose in cui ero affaccendato proprio quaranta anni fa. Oppure, un me nel futuro sta facendo adesso (proprio adesso) ciò in cui mi impegnerò io nel futuro. Si potrebbe proseguire su questa falsariga all’infinito. Ma a questo punto dovrebbe esser chiaro il concetto.
UOMINI E MACCHINE
“Lei sa perché non potevamo mandare delle macchine nelle nostre missioni, vero Cooper? Una macchina non improvvisa bene. Perché non si può programmare la paura della morte. Il nostro istinto di sopravvivenza è la nostra più grande fonte di ispirazione. Prendiamo lei come esempio: un padre con un istinto di sopravvivenza esteso ai propri figli. Per la ricerca, sa cosa lei vedrà come ultima cosa prima di morire? I suoi figli. I loro volti. In punto di morte la sua mente spingerà ancora un po’ di più per sopravvivere. Per loro, Cooper“ (Dr. Mann interpretato da Matt Damon in “Interstellar”, 2014).
Matthew McConaughey interpreta Joseph Cooper.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Day one (Interstellar Theme)” – Hans Zimmer (2014) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
IN TIME

diretto da Andrew Niccol (2011) – Con questo film visitiamo un mondo dove la moneta imperante è il tempo. Così ciascuno indossa un orologio su cui compare il tempo mancante alla propria morte. Per acquistare cose importanti (cibo, medicine) si paga in ore, giorni, settimane di vita. Di converso, si possono guadagnare ore, ma anche minuti o secondi di vita, attraverso una serie di azioni.
Tutto ciò ha luogo al compimento del venticinquesimo anno di età, quando si smette di invecchiare e il tempo della vita si trasferisce all’orologio posto sul proprio braccio.
IL TEMPO
A complicare la faccenda ci sono le “time zones”: le aree più povere sono quelle in cui vivono persone con meno di 24 ore di vita, mentre le aree più ambite sono, ovviamente, quelle in cui i residenti dispongono di una quantità di tempo tale da renderli praticamente immortali. Ottima lezione filosofica per far capire quanto la cosa più preziosa sia proprio il tempo. E noi, naturalmente, lo sprechiamo in modo osceno e barbarico!
WHO WANTS TO LIVE FOREVER
“Non possono vivere tutti in eterno, dove li metteremmo? Perché esistono le Zone Orarie? Perché credi aumentino nello stesso giorno le tasse e i prezzi nel ghetto? Il costo della vita aumenta così la gente continua a morire o non esisterebbero uomini con milioni di anni e altri costretti a vivere alla giornata. Ma per la verità… ce ne sarebbe per tutti. Nessuno deve morire prima del tempo. Se tu avessi tanto tempo quanto ne ho io, su quell’orologio, cosa faresti?“ (Henry Hamilton interpretato da Matt Bomer in “In time”, 2011).
Justin Timberlake interpreta Will Salas.
Brno suggerito (non nella colonna sonora): “Sign of the times” – Harry Styles (2017) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
INTO THE WILD (Nelle terre selvagge)

diretto da Sean Penn (2007) – E’ la storia terribilmente romantica di un ragazzo americano al quale piace la vita del vagabondo. Perciò, rinuncia alla famiglia, al denaro e a ogni altra convenzione economico-finanziaria. Alla fine, si ritrova a vivere in un autobus abbandonato, nell’affascinante solitudine di un parco nazionale dell’Alaska, dove però si ammala e muore. Bellissima scelta controcorrente e grande coerenza, un esempio d’integrità morale, di rettitudine.
CORAGGIO DI CAMBIARE
“Tanta gente infelice non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte garanzie della pace dello spirito, ma, in realtà, per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Dobbiamo solo trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un’esistenza non convenzionale“ (Christopher McCandless – alias Alexander Supertramp – interpretato da Emile Hirsch in “Into the wild – Nelle terre selvagge”, 2007).
PREPARARSI AL MEGLIO
Una scelta di vita così radicale necessita il supporto di una formazione e di una preparazione molto più solida di quella fruita dal nostro campione di anticonformismo, altrimenti rischia di essere un suicidio camuffato.
William Hurt interpreta Walt McCandless.
Il film è basato sull’omonimo libro del 1996 di Jon Krakauer.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Hard sun” – Eddie Vedder (2007) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
IN & OUT

diretto da Frank Oz (1997) – La storia è divertente, ma – per chi voglia e sappia coglierli – non mancano messaggi piuttosto seri. Essere pubblicamente additati come gay (senza esserlo), in un mondo normale (ma esiste, poi, un ‘mondo normale’?) dovrebbe essere una faccenda da liquidare con un sano sorriso e in pochi secondi.
In effetti, il film la mette sul ridere, ma mostra reazioni abnormi da parte dell’insegnante pubblicamente “accusato” di essere omosessuale (e da parte di tutta la comunità interessata).
PRENDERLA CON FILOSOFIA
La sceneggiatura affronta, il tema “con filosofia”, mettendo in scena verità scomode e imbarazzanti su quanto accade in certe sgradite circostanze <apoproegmena>.
“Sei veramente gay? Non c’era… come dire? Non so… un qualsiasi altro momento per farmelo sapere?! Ho addosso un vestito da sposa da te scelto! Ho fatto le mèche perché hai lodato il loro bagliore sul viso! Io ti ho amato e ti ho creduto e ho fatto finta di non badare alla storia di Barbra Streisand! Io credevo tu fossi semplicemente creativo, credevo fossi più intelligente di me e più sensibile e più interessante! Io ti consideravo l’uomo più meraviglioso mai esistito! Pensavo tu potessi cambiarmi la vita e aprirmi una finestra sul mondo e insegnarmi tutto sull’arte, sulla vita, sulla magia e pensavo mi avresti fatto sentire una donna bellissima invece della ragazza da nessuno voluta!“ (Emily Montgomery interpretata da Joan Cusack in “In & Out”, 1997).
Kevin Kline interpreta Howard Brackett.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “In ‘n’ out” – Van Halen (1991) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Film lettera K

KNOCK KNOCK
diretto da Eli Roth (2015) – Un peccatuccio di leggerezza, una distrazione non voluta, insomma un momento di debolezza trasforma in incubo la tranquilla serata di un architetto affermato e felice. Due ragazze di bella presenza bussano alla sua porta in una notte di pioggia, mentre la sua famiglia è fuori per il weekend.
Lui davvero vuole solo aiutarle ad asciugarsi e a trovare l’indirizzo giusto della festa a cui dichiarano di essere dirette. Ma loro lo seducono sfacciatamente e lo bullizzano, con impietosa crudeltà, in un’angosciante escalation- di tensione. Il messaggio è inequivocabile: anche un solo attimo di mancanza di attenzione e lucidità può pregiudicare una intera esistenza.
MAI DISTRARSI
E’ ingiusto, ma è maledettamente vero. Basti pensare a gran parte degli incidenti mortali, in strada come in casa. Ecco perché la nostra filosofia predica presenza d’animo, allerta moderata (ma continua) e la coscienza delle proprie debolezze.
“È stato il destino a farci incontrare. Tu credi nel destino Evan?” (Bel interpretata da Ana de Armas in “Knock knock”, 2015).
Keanu Reeves interpreta Evan Webber.
Il film è un remake della pellicola del 1977 Death game di Peter S. Traynor.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Knock knock” – Eminem (2020) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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L

LA ISLA MINIMA (MARSHLAND)
diretto da Alberto Rodriguez (2014) – Le paludi del film alludono alle sordide e opache paludi dell’anima, a quei territori nebbiosi annidati dentro noi stessi e, sciaguratamente, dominanti nelle menti degli psicopatici. Ciò significa una cosa precisa: il confine fra rettitudine e perversione è sottile, indefinibile, assai mobile. Dobbiamo sorvegliare noi stessi e scrutinare noi stessi infaticabilmente. Poi dobbiamo lavorare su noi stessi per evitare di scivolare nel male, nella turpitudine. La filosofia della CURA DI SE vuol dire anche questo.
OGGI QUI DOMANI LÌ
“Questo posto ingoia la gente… Un giorno ci sei e il giorno dopo non esisti più!” (Rocío interpretata da Nerea Barros in “La isla minima”, 2014).
Raúl Arévalo interpreta Pedro Suarez.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Swamp song” – Lynyrd Skynyrd (1974) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
LA PIEL QUE HABITO (THE SKIN I LIVE IN) (La pelle che abito)

diretto da Pedro Almodovar (2011) – Il film transita con ammirevole fluidità dal tragico al grottesco rafforzando una già diffusa stima nelle vivaci qualità registiche di Almodovar. Ma non siamo qui a recensire o catalogare le migliori opere cinematografiche degli ultimi decenni, bensì a ricordare ed evidenziare gli spunti filosofici in esse, a nostro avviso, contenuti.
IL FINE NON GIUSTIFICA TUTTI I MEZZI
Qui risalta il tema etico di un “fine” (scopo) non in grado di giustificare i “mezzi” (non si può arrivare a schiavizzare una donna per condurre esperimenti scientifici). Ma c’è pure una riflessione sull’imperante cinismo sociale e sul caos complessivo della vita contemporanea dietro a cui si possono occultare le peggiori nefandezze.
“I vestiti mi fanno sentire claustrofobica. Preferirei stare sempre nuda“ (Norma interpretata da Bianca Suarez in “La pelle che abito”, 2011).
Antonio Banderas interpreta Robert Ledgard.
Il film è basato sul romanzo del 1984 Mygale di Thierry Jonquet, prima pubblicato in francese e poi in inglese con il titolo Tarantula.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Celebrity skin” – Hole (1998) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
LA PRIMA NOTTE DI QUIETE (INDIAN SUMMER)

diretto da Valerio Zurlini (1972) – Protagonista del film è il nuovo supplente di un liceo classico di Rimini. Non si comporta secondo “etichetta” perché corteggia una studentessa con la quale avvia una relazione alquanto tormentata. Entrambi sono già impegnati ed entrambi hanno un passato a dir poco problematico.
INSEGNARE
“Io sono qui soltanto per spiegarvi perché un verso del Petrarca è bello, e presumo di saperlo fare. Tutto il resto mi è estraneo, mi annoia; tanto vale ve lo dica subito, per me neri o rossi siete tutti uguali, i neri sono più cretini. Dovrò passare con voi solo tre o quattro mesi, il tempo affinché si aggiusti il femore del professor Mariani. Non sono in gran forma perché non insegno da molto tempo, e, mi dicono, intanto sono cambiate molte cose; però ho un mio punto di vista sull’insegnamento: non imporlo a nessuno. Se qualcuno vuole studiare io sono qua, gli altri facciano come vogliono: venire, non venire, leggere, scrivere, giocare la battaglia navale, insomma basta non disturbino“ (Daniele Dominici interpretato da Alain Delon in “La prima notte di quiete”, 1972).
NON TUTTI I SET RIESCONO COL BUCO
Il film è bello, nonostante le riprese siano state realizzate in un clima di ostilità fra il regista e il celebre attore francese scomparso il 18 agosto 2024. Per noi filosofi, è una occasione di riflessione sulla figura del “maestro”, sottovalutata se non persino bistrattata in questa sciagurata epoca. Invece, un valido maestro è determinante per la formazione degli individui. Socrate è stato un notevole “maestro”.
Sonia Petrova interpreta Vanina Abati.
La versione del film distribuita in Francia è diversa da quella italiana a causa di numerosi tagli e cambiamenti imposti da Delon. Molti anni dopo, l’attore si disse pentito di avere fatto quegli interventi, annoverando il film tra i più intensi della sua carriera.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Indian summer” – The Doors (1970) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
LAW ABIDING CITIZEN (Giustizia privata)

diretto da F. Gary Gray (2009) – Il mondo è ingiusto. Anche i sistemi giudiziari fanno parte del mondo e, quindi, sono ingiusti. Dovendo essere (proprio i sistemi giudiziari) i primi e superiori enti preposti ad amministrare la giustizia, essi, invece, risultano ingiusti e fallaci all’ennesima potenza.
Come potrebbe essere altrimenti se le procure e i tribunali sono concepiti da uomini (con le loro abissali imperfezioni) e gestiti da uomini (con le loro immense debolezze)? Possiamo darci da fare, con tutte le nostre forze, per migliorare questi sistemi, ma non otterremo molto.
INTENTI BELLICOSI
“Pensa, ho appena cominciato. Sarò come Von Clausewitz. Vi scatenerò contro una guerra, farò crollare tutto il sistema. Vi farò crollare quel fottuto tempio corrotto e malato sulla testa…. sarà un evento biblico“ (Clyde Shelton interpretato da Gerard Butler in “Giustizia privata”, 2009).
Se la giustizia fosse amministrata da persone con profonda formazione filosofica e larga esperienza di vita, forse si otterrebbe qualche risultato. Ma ovviamente anche i filosofi sono uomini, con molti limiti e difetti.
Jamie Foxx interpreta Nick Rice.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Mechanical mind” – Brian Tyler (2009) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
LE FABULEUX DESTIN D’AMELIE POULAIN (AMELIE)(Il favoloso mondo di Amélie)

diretto da Jean-Pierre Jeunet (2001) – La CURA DI SE deve necessariamente passare anche da un interesse per gli altri, da un’empatia verso il prossimo, da una attenzione per tutta l’umanità. Altrimenti la CURA DI SE assume aspetti narcisistici e autoreferenziali capaci di snaturarla della sua vera essenza di alto esercizio filosofico.
GENEROSITÀ
In questo film, la tenera e solerte protagonista si occupa proprio del bene degli altri, traendone ella stessa sollievo e gioia. Forse il piacere di fare il bene raggiunge, in lei, persino una modalità eccessiva e quasi sospetta (di intimo isolamento esistenziale), da cui nascono altri interrogativi sul di lei autentico appagamento.
INTERIORITÀ
“Amélie ha sei anni. Come tutte le bambine, vorrebbe l’abbraccio di suo padre ogni tanto, ma lui ha un contatto fisico con lei solo durante il controllo medico mensile. La piccola, sconvolta da tanta intimità eccezionale, non riesce a contenere il batticuore, perciò, il padre la crede affetta da un’anomalia cardiaca. A causa di questa malattia fittizia la piccina non va a scuola. Sua madre le fa da maestra“ (voce fuori campo del narratore in “Il favoloso mondo di Amélie”, 2001)
Audrey Tautou interpreta Amélie Poulain.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “What a wonderful world” – Luis Armstrong (1967) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
LÉON (LÉON: THE PROFESSIONAL)

diretto da Luc Besson (1994) – Quando pensiamo al rapporto fra un maestro e un suo pupillo pensiamo a qualcosa di nobile, alto, positivo. Qui, invece, il mentore è un sicario professionista e l’allieva è una ragazza (Mathilda interpretata da Natalie Portman) alla quale egli impartisce lezioni “di vita” non proprio edificanti.
Tuttavia, la vicenda risulta, filosoficamente, non poco interessante perché rivela – al di là dei contenuti scambiati fra i due – proprio la dinamica (il procedimento) dello “scambio” fra la <guida> e la persona <guidata>.
RELAZIONI
Da un punto di vista “socratico”, questa relazione interpersonale è della massima importanza perché riguarda non solo la trasmissione degli insegnamenti esistenziali, ma anche l’esempio concreto fornito dal maestro con la propria condotta.
“Adoro questi brevi momenti di quiete prima della tempesta. Mi riportano sempre a Beethoven. Riesci a sentirlo ?! È come… quando poggi l’orecchio sull’erba. Riesci a sentirla crescere, riesci a sentire l’interno che passsssa! Ti piace Beethoven?! Adesso te lo faccio sentire“ (Stansfield interpretato da Gary Oldman in “Léon”, 1994).
Jean Reno interpreta Léon.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Meeting the master” – Greta Van Fleet (2023) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
LES RIVIERES POURPRES (THE CRIMSON RIVERS) (I fiumi di porpora)

diretto da Mathieu Kassovitz (2000; nel 2004 è stato pubblicato il sequel, Les Rivières pourpres II: Les Anges de l’apocalypse (Crimson Rivers II: Angels of the Apocalypse – I fiumi di porpora 2 – Gli angeli dell’Apocalisse) del regista Olivier Dahan). – Ci piace pensare alle qualità di un detective come molto simili a quelle di chi vuole intraprendere un percorso di auto-conoscenza (gnōthi seautón) e di CURA DI SE (epimèleia heautoù). Occorrono, in entrambe le circostanze, metodo preciso, perseveranza infallibile, analisi spietata, mente aperta, lucida attenzione, sensibilità acuta e diverse altre virtù.
INDAGINI
Detto ciò, l’indagine su un crimine non è identica all’indagine sulla propria anima e sulla propria biografia. Il tipo di coinvolgimento è generalmente diverso: in un caso si indaga su qualcosa di esterno a sé stessi; nell’altro caso si indaga su qualcosa di interno.
PADRONI E SCHIAVI
“Noi siamo i padroni. Gli schiavi siamo. Ci troviamo ovunque. Eppure in nessun luogo. Siamo quelli che stabiliscono le cose. I dominatori dei fiumi di porpora“ (slogan promozionale del film “I fiumi di porpora”, 2000).
Jean Reno interpreta Pierre Niemans.
Il film è basato sul romanzo del 1998 Les rivières pourpres (Blood Red Rivers – I fiumi di porpora) di Jean-Christophe Grangé.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Starless” – King Crimson (1974) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
LIFE OF PI (Vita di Pi)

diretto da Ang Lee (2012) – Il tema del mondo animale è molto caro alla nostra filosofia. Guardiamo agli esseri viventi “non umani” come a creature dotate di una perfezione del gesto e di una integrazione con la realtà assolutamente invidiabili. Gli animali hanno tutte le qualità e virtù da noi irrimediabilmente perdute quando abbiamo perseguito il primato dell’intelletto.
IL BATTITO ANIMALE
“Gli animali hanno un’anima. L’ho visto nei loro occhi” (Pi nel film “Vita di Pi”, 2012).
Le innumerevoli qualità degli animali sono non solo sufficienti a sopravvivere, bensì atte a garantire una adesione totale alle regole del cosmo. Questo film è anche una buona occasione per menzionare il testo L’Animal Que Donc Je Suis (L’Animale che Dunque Sono, Jaca Book, 2006) del filosofo francese Jacques Derrida.
Suraj Sharma interpreta Piscine Molitor “Pi” Patel (all’età di 16 / 17 anni).
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 2001 di Yann Martel.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Animal” – Aurora (2019) – > ASCOLTA SU YOUTUBE
LO IMPOSIBLE (THE IMPOSSIBLE)

diretto da Juan Antonio Bayona (2012) – Si può discettare molto già sul titolo di questo film. La nozione di “impossibile” è, infatti, molto intuitiva, ma ben difficile da analizzare in profondità. Per definizione, l’impossibile si sottrae alla nostra esperienza (una cosa impossibile non ha mai luogo e, quindi, non è sperimentabile).
Per esempio, se diciamo “è impossibile trovare un essere umano con mille teste” diciamo una cosa vera e di cui conosciamo la non possibilità fattuale. Tuttavia, l’impossibile è tale solo fino a quando non ha luogo. Siccome tutto può aver luogo (in teoria), allora tutto è possibile e non esiste l’impossibile (in senso assoluto).
PAURA
“Mamma, sono stato sempre coraggioso, ma ora ho paura…“ (Lucas Bennett interpretato da Tom Holland in “The impossible”, 2012).
Tornando al nostro esempio, il giorno in cui nascesse un essere umano dotato di mille teste, quanto precedentemente ritenuto impossibile – fino a un secondo prima – diventerebbe, improvvisamente, non solo possibile, ma “effettivamente accaduto”. In altre parole, l’impossibile non può essere mai assoluto, bensì relativo. A pensarci bene, il ragionamento tiene aperte prospettive incredibili e rende la vita qualcosa da cui possiamo attenderci veramente tutto.
TSUNAMI
Il film racconta l’ordalia di una famiglia in vacanza in Thailandia nel dicembre 2004 quando il paese asiatico viene colpito dallo spaventoso tsunami (230.000 morti) provocato da uno dei più potenti terremoti degli ultimi decenni.
Naomi Watts interpreta Maria Bennett.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Don’t give up” – Alice Cooper -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Film lettera M

MARYLAND (DISORDER) (Disorder – La guardia del corpo)
diretto da Alice Winocour (2015) – La figura della guardia del corpo si presta a molte considerazioni di carattere filosofico. Normalmente, infatti, si pensa a un ruolo ‘tecnico’, basato su protocolli e addestramenti di tipo militare. Invece, a noi, fa venire in mente un personaggio decisamente “a tutto tondo”, con virtù maggiori e più profonde. Insomma, immaginiamo una guardia del corpo capace di “guardare” non solo il corpo ma anche l’anima della persona della quale deve prendersi “cura”.
VIGILARE E INSEGNARE
E’ solo una idea filosofica da affiancare a quella del maestro-filosofo. In quest’ultimo caso, si tratta di un mentore in grado di far progredire gli allievi anche da un punto di vista caratteriale e comportamentale, quindi non solo sul piano delle conoscenze. Naturalmente, in una dimensione più religiosa e metafisica, esiste la figura dell’angelo custode, nella quale si assommano alcune delle attribuzioni appena accennate.
LA MANO INVISIBILE
“Credo siamo liberi, entro certi limiti, eppure sono convinto dell’esistenza d’una mano invisibile, un angelo-guida, il quale, in qualche modo, come un’elica sommersa, ci spinge avanti“ (Rabindranath Tagore).
Matthias Schoenaerts interpreta Vincent.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Disorder” – Joy Division (1979) -> ASCOLTA SU YOUTUBE

MARLEY & ME (Io & Marley)
diretto da David Frankel (2008; nel 2011 è stato pubblicato il direct-to-video prequel, Marley & Me: The Puppy Years) – Un labrador terribilmente indisciplinato e guastafeste si chiama Marley, in omaggio a Bob Marley. Lo scalmanato quadrupede costituisce il “test” della coppia formata da John (interpretato da Owen Wilson) e Jenny prima, nelle loro intenzioni, di affrontare – eventualmente – gli impegni genitoriali, dando vita a un figlio.
TEST
Questo test se lo assegnano loro stessi di comune accordo ed è molto faticoso, quasi punitivo, perché Marley è un ciclone vivente. Tuttavia, la sconvolgente esperienza con il cane indiavolato fornisce materiale narrativo eccellente per una rubrica giornalistica di immediato successo fra i lettori. Diciamo, dunque, “non tutti i mali vengono per nuocere”. E diciamo pure questo: nessun animale è un giocattolo, un soprammobile e tanto meno un “test”.
CANE
“Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente, a un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido, se gli dai il tuo cuore lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire straordinario?” (John Grogan interpretato da Owen Wilson in “Io & Marley”, 2008).
Jennifer Aniston interpreta Jennifer Grogan.
Il film è basato sull’omonimo libro autobiografico del 2005 di John Grogan.
Brano suggerito: “One love/People get ready” – Bob Marley & the Wailers (1977) ASCOLTA SU YOUTUBE
MCFARLAND, USA

diretto da Niki Caro (2015) – Un allenatore di football americano cresce nel suo ruolo tecnico-sportivo grazie a circostanze e obbiettivi funzionali a imporgli tale crescita. La sua evoluzione personale determina, poi, per logica conseguenza, la crescita dei ragazzi a lui affidati e della squadra da loro stessi costituita.
“Non importa cosa penso io, ok? Io non posso farlo per voi. E non servo io a dirvi come le probabilità siano tutte contro di voi. Ma se… se credete in voi stessi e se trovate un modo per credere gli uni negli altri, nei vostri compagni di squadra, non importerà cosa pensano tutti gli altri. È la bellezza dello sport“ (Jim White interpretato da Kevin Costner in “McFarland, Usa”, 2015).
TUTTI PER UNO
Da una parte, Jim diviene per la sua squadra molto più di un coach (diviene un “maestro di vita“), mentre, dall’altra parte, un gruppo alquanto scalcinato e improvvisato (la squadra sportiva) si trasforma in un team agguerrito e vincente. I nostri temi filosofici della CURA DI SE e del ruolo del maestro / formatore sono messi in scena, in questa pellicola cinematografica, con grande efficacia.
Kevin Costner interpreta Jim White.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Flash light” – Parliament (1978) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
MEMOIRS OF A GEISHA (Memorie di una geisha)

diretto da Rob Marshall (2005) – “Una storia come la mia non andrebbe mai raccontata, perché il mio mondo è tanto proibito quanto fragile, senza i suoi misteri non può sopravvivere. Di certo non ero nata per una vita da geisha, come molte cose nella mia strana vita, ci fui trasportata dalla corrente. La prima volta in cui seppi di mia madre ammalata, fu quando mio padre ributtò in mare i pesci; quella sera soffrimmo la fame, “per capire il vuoto”, lui disse. Mia madre diceva sempre come mia sorella Satsu fosse uguale al legno, radicata al terreno al pari d’un albero sakura. Ma a me diceva quanto fossi come l’acqua, l’acqua si scava la strada attraverso la pietra, e quando è intrappolata, l’acqua si crea un nuovo varco“ (Sayuri Nitta interpretata da Ziyi Zhang in “Memorie di una geisha”, 2005).
CAMBIAMENTI
Questa sola efficace citazione dal personaggio principale del film è sufficiente a rammentarci quanto dobbiamo essere mentalmente disposti ad accettare repentini cambiamenti. Come l’acqua capace di trovare sempre un varco per procedere. Certo, è un istinto naturale quello di preferire le situazioni abitudinarie (l’albero con le sue radici), poiché esse garantiscono alcune “sicurezze”, ma la vita umana non può ridursi a una ripetizione costante di luoghi e situazioni.
Ziyi Zhang interpreta Chiyo Sakamoto / Sayuri Nitta nell’età adulta.
Il film è un adattamento dell’omonimo romanzo del 1997 di Arthur Golden.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Quiet life” – Japan (1979) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
MILLION DOLLAR BABY

diretto e interpretato (nel ruolo di Frankie Dunn) da Clint Eastwood (2004) il quale è autore anche della colonna sonora – L’elemento narrativamente più forte del film è la pugilatrice professionista, una figura non molto frequentata in letteratura e cinematografia. Proprio questa figura ci interessa, filosoficamente, perché rompe convenzioni, schemi e preconcetti (“il gentil sesso”).
La vita ognuno deve inventarsela e perseguirla secondo le proprie aspirazioni, sempre ricordando la forza del destino con cui fare i conti, ma evitando di farsi risucchiare da pregiudizi e gabbie mentali. Tra l’altro, è sempre utile rammentare quanto spesso le “gabbie mentali” siano create da noi stessi e non solo imposte da inveterate prassi sociali.
PENSIERI
“Quando è entrata da quella porta aveva solo coraggio e nessuna possibilità di diventare chi voleva. Un anno e mezzo dopo, lei ha combattuto per il titolo mondiale, il merito è tuo. Le persone muoiono ogni giorno, Frankie, mentre lucidano il pavimento o lavano i piatti… e sai qual è il loro ultimo pensiero? ‘Non ho mai avuto una occasione’. Invece, grazie a te, Maggie l’ha avuta. E, se morisse oggi, sai quale sarebbe il suo ultimo pensiero? ‘Ho avuto l’occasione a cui aspiravo’. Morirei in pace se fossi in lei“ (Eddie “Scrap-Iron” Dupris interpretato da Morgan Freeman in “Million dollar baby”, 2004).
Hilary Swank interpreta Mary Margaret “Maggie” Fitzgerald.
Il soggetto del film è tratto da un racconto contenuto nella raccolta Rope Burns di F.X. Toole.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Blue diner” – Clint Eastwood (2004) ASCOLTA SU YOUTUBE
MÖBIUS

diretto da Eric Rochant (2013) – Nonostante sia un addestrato agente dei servizi segreti russi, il protagonista del film scivola sulla più classica delle bucce di banana abbandonandosi a un coinvolgimento personale, molto intimo (tale da renderlo vulnerabile).
Tra l’altro, il coinvolgimento riguarda una donna con la quale deve condurre una delicata missione, per cui sarebbero ancor più richiesti distacco, lucida attenzione e rigore. Insomma, il nostro agente incappa in una situazione assolutamente deprecabile dal punto di vista professionale. L’imperativo (anche filosofico) dell’autodisciplina è, in certi casi, una delle sfide più importanti e “dolorose” da affrontare.
EVITARE PASSI FALSI
“Gli scacchi sono una versione in miniatura della vita. Per avere successo, devi essere disciplinato, valutare le risorse, prendere in considerazione scelte responsabili e adattarti quando le circostanze cambiano” (Zsuzsa Polgár).
Jean Dujardin interpreta Moïse / Gregory Lyubov.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Private life” – Jonathan Morali (2013) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
MULHOLLAND DRIVE (MULHOLLAND DR.)

diretto da David Lynch (2001) – Il tema filosofico incardinato nella intricata, ma avvincente trama di questo film surrealista è quello degli inganni provocati dalle apparenze. Detto in altro modo, bisogna sempre guardarsi dalle sembianze perché esse hanno la subdola capacità di mostrarsi così credibili e verosimili da farsi scambiare per realtà indiscutibili. Ecco perché occorre restare vigili e circospetti, sempre, curando meticolosamente di non concedersi una sola distrazione.
Lo stato di allerta (tema filosofico stoico) deve permanere anche se si tratta solo di assistere a un film seducente e profondo, come questo. A meno di non essere profondamente (e beatamente) addormentati.
SOPPRIMERE L’EGO
“Per essere davvero liberi e felici occorre uccidere l’ego: secondo la mia visione è questo il significato del cadavere nel finale. E sicuramente mette anche in discussione la nostra comprensione della realtà; se i sogni facciano parte di una realtà propria in un certo senso. Ma, come ho detto, è un viaggio e lo spettatore stesso deve compierlo nella propria mente – non verrà servito su un vassoio d’argento – per questo penso [a Mulholland Drive, ndr] come a un’opera d’arte senza tempo“ (David Lynch).
Naomi Watts interpreta Betty Elms / Diane Selwyn.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “The beast” – Milt Buckner -> ASCOLTA SU YOUTUBE
MYSTIC RIVER

diretto da Clint Eastwood (2003) – Storia di violenza, abusi, vendette e risentimenti. Storia, dunque, cruda e urticante con cui precipitiamo nei bassifondi delle emozioni più volgari e primitive (tribali). Siamo negli scantinati dell’anima, dove la filosofia fatica molto a entrare e dove si giocano sfide impossibili in termini di CURA DI SE, autocontrollo e atarassia.
“Sono stufo di aspettarmi un senso delle cose. Stufo di prendermela per una ragazza uccisa sapendo quanto presto ce ne sarà un’altra. Mandare in galera gli assassini è solo mandarli nel luogo verso cui hanno indirizzato la loro stupida vita… i morti restano morti“ (Sean Devine interpretato da Kevin Bacon in “Mystic river”, 2003).
SPORCARSI LE MANI
Chi non pratichi testardamente la fuga dalla realtà, deve essere capace di conoscere (ed eventualmente affrontare) certe spiacevoli situazioni. Sporcarsi le mani, almeno ogni tanto, serve a non perdere l’allenamento alle cose peggiori dell’esistenza umana.
“Perché a volte, l’uomo non era per niente uomo. Ma era un bambino. Bambino sfuggito ai lupi. Animale notturno, invisibile, silenzioso, in un mondo inaccessibile agli altri. Un mondo di lucciole rivelato solo da un chiarore appena percepito… già svanito al momento in cui ti concentri per guardarlo“ (Dave Boyle interpretato da Tim Robbins in “Mystic river”, 2003).
Sean Penn interpreta James “Jimmy” Markum in età adulta.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 2001 di Dennis Lehane.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Cosmo” – Kyle Eastwood Quartet (2003) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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N

NO COUNTRY FOR OLD MEN (Non è un paese per vecchi)
diretto da Joel ed Ethan Coen (2007) – Il film offre una moltitudine di intrecci, coincidenze e rivolgimenti, esemplificando al massimo livello l’imprevedibilità delle vicende umane.
“C’è un ragazzo, l’ho mandato sulla sedia elettrica qui a Huntsville, un po’ di tempo fa, su mio arresto e mia testimonianza. Aveva ammazzato una ragazzina di quattordici anni. Il giornale scrisse di un crimine passionale, ma lui mi disse come la passione non c’entrasse niente: da quando si ricordava, aveva sempre avuto in mente di ammazzare qualcuno, e se fosse uscito di galera lo avrebbe rifatto. Sapeva sarebbe andato all’inferno. Da lì a un quarto d’ora ci sarebbe andato“ (Sceriffo Ed Tom Bell interpretato da Tommy Lee Jones in “Non è un paese per vecchi”, 2007).
IL DISTACCO
Per noi studiosi di filosofia questa pellicola cinematografica è l’occasione per rimarcare il valore del distacco richiesto nella quotidiana gestione del caos esistenziale. Ma, oltre al distacco, è necessaria una oliata prontezza di riflessi e una addestrata capacità di adattamento.
“Tutto il tempo impiegato a cercare di riprenderti quanto ti hanno portato via è tempo sprecato, devi solo fare in modo di fermare il sanguinamento della ferita” (Ellis interpretato da Barry Corbin in “Non è un paese per vecchi”, 2007).
Tommy Lee Jones interpreta Ed Tom Bell.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 2005 di Cormac McCarthy.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Take me home, country roads” – John Denver (1971) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
NOCTURNAL ANIMALS (Animali notturni)

diretto da Tom Ford (2016) – La vicenda principale del film riguarda una brutale, scellerata, gratuita violenza. Il male, improvvisamente, si abbatte su un uomo al quale tre nullità sfaccendate e malvagie rubano la famiglia (violentando e uccidendo la moglie e la figlia).
Si scopre, però (seguendo lo sviluppo della trama), la natura solo immaginaria di questa orribile storia: è soltanto la trama di un libro inviato alla proprietaria di una galleria d’arte (interpretata da Amy Adams) dal suo ex marito. La scabrosa opera letteraria è a lei dedicata (proprio dall’ex consorte) già a partire dal titolo, ispirato al soprannome usato da lui con lei.
MASCHERE
“La nostra ‘faccia pubblica’ è un’armatura, l’impalcatura con cui sta in piedi il personaggio, un collegamento fra la dimensione interiore a quella esteriore. Maschera la profonda disconnessione tra il proprio stato d’animo e il modo in cui ci si presenta al mondo” (Tom Ford).
Un tema filosofico presente nel film è senz’altro quello dell’autocontrollo, molto caro allo Stoicismo, anche se, prevedibilmente, l’autocontrollo lo perde non solo il protagonista (animato da comprensibile desiderio di vendetta), ma anche il detective incaricato del caso. Quest’ultimo, non ha nulla da perdere perché gravemente malato e così contravviene a ogni legge, schifato da come troppo spesso i peggiori delinquenti riescano a farla franca grazie ad astrusi cavilli legali.
TEMI
Altri temi, intrecciati con la questione dell’autocontrollo, sono il senso di colpa, la necessità di trasformarsi, il coraggio, la drammaticità esistenziale, il caso.
Jake Gyllenhaal interpreta Edward Sheffield.
Il film è basato sul romanzo del 1993 Tony and Susan di Austin Wright.
Un cenno di merito va alla colonna sonora di Abel Korzeniowski – ASCOLTA SU YOUTUBE
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Film lettera O

ONCE UPON A TIME IN AMERICA (C’era una volta in America)
diretto da Sergio Leone (1984) – Le gang offrono alcuni spunti di notevole interesse per chi si occupi di concetti antropologici e filosofici. Infatti, pur avendo, nella maggior parte dei casi, obbiettivi spregevoli e smaccatamente criminali, queste bande, variamente organizzate, presentano interessanti caratteristiche da studiare.
Fra gli elementi da valutare, ci sono affiatamento, supporto reciproco, amicizia e lealtà incondizionata. A rendere difficile il compito di fronteggiare le gang ci sono proprio uno spirito unitario (di matrice tribale) – difficile da infrangere – e una comunanza fraterna, non di rado superiore a quella di una autentica famiglia di sangue.
RUBARE LA VITA
“Ho rubato la tua vita e l’ho vissuta al tuo posto. Ti ho preso tutto. Ho preso i tuoi soldi, la tua donna, ti ho lasciato solo trentacinque anni di rimorso per la mia morte. Rimorso sprecato. Cosa aspetti a sparare?“ (Maximilian “Max” Bercovicz interpretato da James Woods in “C’era una volta in America”, 1984).
Robert De Niro interpreta David “Noodles” Aaronson).
Il film è basato sul romanzo del 1952 The Hoods (Mano Armata) di Harry Grey.
La musica di Ennio Morricone ha vinto come Miglior Colonna Sonora BAFTA 1985 -> ASCOLTA SU YOUTUBE

ONE FLEW OVER THE CUCKOO’S NEST (Qualcuno volò sul nido del cuculo)
diretto da Milos Forman (1975) – Il tema della “normalità” ha una enorme valenza filosofica. Cosa vuol dire essere o non essere normali? Chi decide chi è da considerare pazzo (o instabile o malato mentale o deviato)? Quali sono i criteri e i confini adottati per delimitare questi ambiti (normalità e follia)? Come cambiano (e perché) le risposte sociali verso i comportamenti fuori norma (dai manicomi alle pratiche di cosiddetta normalizzazione)?
Alcuni di questi temi riecheggiano in modo spettacolare e penetrante in questo classico del cinema mondiale. Si veda anche Storia della follia nell’età classica, primo libro e tesi di dottorato di Michel Foucault.
ALTERAZIONI
“Quando l’ho visto l’ultima volta era ubriaco fradicio, gli occhi bruciati dall’alcool. Quando portava la bottiglia alla bocca, non era lui a berla: era la bottiglia a bere il suo cervello“ (Grande Capo Bromden interpretato da Will Sampson in “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, 1975).
Jack Nicholson interpreta Randle Patrick “R.P.” McMurphy).
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1962 di Ken Kesey.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Last Dance” – Jack Nitzsche (1975) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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