
Film P-S
Benvenuti nella sezione Film P-S di sokratiko.it. Guardare il mondo attraverso la lente della ‘settima arte’ significa scoprirlo pieno di angolazioni bizzarre e stimolanti. C’è qualcosa di magnetico nell’idea di attraversare le giornate con l’attitudine di un attore protagonista: un approccio che spoglia la vita di troppa rigidità e la trasforma in un’avventura fluida, dove l’inaspettato è sempre dietro l’angolo. Qui sotto trovate una selezione alfabetica di opere (corredate da nostre pillole critiche) capaci di lasciare un segno indelebile nell’anima dello spettatore. Sono storie che lasciano il segno per l’interezza del loro racconto o, in certi casi, per la forza d’urto di una sola inquadratura o di un singolo aforisma.
“Houston, abbiamo un problema” (Jim Lovell, interpretato da Tom Hanks in Apollo 13, 1995).
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P Q R S
P

PHENOMENON
diretto da Jon Turteltaub (1996) – Secondo molti autorevoli esponenti della comunità scientifica, gli umani usano solo una modesta parte delle loro facoltà cerebrali. Noi appassionati di filosofia non siamo neurologi, ma intimamente avvertiamo – come tutti – alcuni strani momenti di pienezza mentale. Si tratta di fasi, solitamente brevi, durante cui beneficiamo di una insolita combinazione di lucidità, memoria, prontezza e attenzione.
Da quei rari momenti di potenza superiore deduciamo la capacità teorica di poter sempre essere a un livello mentale altrettanto efficace. Il sogno dei super-poteri potrebbe essere molto più vicino alla realtà di quanto pensiamo, magari solo conoscendo meglio noi stessi.
“Tutte le cose sono in cammino verso una meta. Tutte“ (George Malley interpretato da John Travolta in “Phenomenon”, 1996, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
La nostra filosofia non insegue poteri mentali speciali, ma certamente è consapevole di quanti risultati possa garantire una costante e sana disciplina di vita fatta di vigilanza e introspezione.
Kyra Sedgwick interpreta Lace Pennamin.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “I have the touch” – Peter Gabriel (remix del 1996) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
PHONE BOOTH (In linea con l’assassino)

diretto da Joel Schumacher (2002) – La nostra filosofia depreca la menzogna più di quanto essa sia normalmente disapprovata nella quotidiana pratica sociale. Per noi, mentire (soprattutto se lo si fa sistematicamente e con intenzione) determina effetti “strutturali” sul sé del bugiardo: una sorta di alterazione profonda del suo essere (una alterazione antropologica).
Detto ciò, il trattamento a cui viene sottoposto il fedifrago protagonista di questo film costituisce una punizione forse un po’ eccessiva e paragonabile solo a quella mostrata nel film Knock Knock.
“Non è buffo? Senti squillare un telefono, non sai chi è, ma non puoi lasciarlo squillare senza rispondere“ (il killer interpretato da Kiefer Sutherland in “In linea con l’assassino”, 2002, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Colin Farrell interpreta Stuart “Stu” Shepard.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Phone booth” – Robert Cray (1983) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
PINK FLOYD – THE WALL

diretto da Alan Parker (1982) – I temi principali del film (e del doppio album del 1979 The Wall, della band britannica Pink Floyd, su cui la pellicola è interamente basata) sono l’alienazione, la tensione esercitata sulle menti umane dai sistemi sociali, i meccanismi viziati del successo e dello stardom, la profonda solitudine esistenziale degli individui più sensibili. Non mancano, inoltre, ampi riferimenti alla follia della guerra e dei regimi dittatoriali (vedi alcuni apparati simbolici riecheggianti quelli nazisti).
Il protagonista è Pink, un musicista di successo (interpretato, in due delle fasi rappresentate nel film, da David Bingham – bambino – e da Kevin McKeon – adolescente). La figura di Pink si ispira largamente ai due fondatori dei Pink Floyd, Roger Waters e Syd Barrett, entrambi spiccatamente ribelli, controcorrente e anticonvenzionali. Infatti, Pink è un caso di straniamento, frustrazione, depressione.
Questi argomenti sono importanti per la nostra filosofia del “conoscersi” e della CURA DI SE. L’alienazione produce sofferenza e può essere mitigata (se non annullata) da un tenace lavoro su di sé, fatto di consapevolezza, umiltà, accettazione e introspezione.
Nell’intero film (inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it), Pink pronuncia una sola battuta non tratta da un testo dei Pink Floyd. Si tratta delle parole: “Take that, fuckers!” (traducibile in “prendete questa, coglioni!”).
Bob Geldof interpreta Pink in età adulta.
Il film si avvale delle animazioni di Gerald Scarfe.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Comfortably numb” – Pink Floyd (presente nella sezione Rock di questo sito) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
PLAY IT AGAIN, SAM (Provaci ancora, Sam)

diretto da Herbert Ross (1972) – Citiamo questo film perché – come spesso accade nelle sceneggiature di Woody Allen – i colpi di scena, le strane coincidenze e gli intrecci sorprendenti, offrono un quadro straordinariamente efficace dei casi della vita. Da una prospettiva filosofica (la nostra), bisogna costituirsi una solida preparazione per affrontare il caos del mondo evitando di smarrirsi e sentirsi sopraffatti.
“Sono un ipercritico. È una specie di malattia. Io ho la tendenza a respingere prima di essere respinto. In questo modo, risparmio un sacco di tempo e di soldi“ (Sam Felix – in lingua originale Allan Felix – interpretato da Woody Allen in “Provaci ancora, Sam”, 1972, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Il film è basato sull’omonima opera teatrale del 1969 di Woody Allen (il quale ha scritto la sceneggiatura di questa pellicola, preferendo, però, non dirigerla) e contiene numerosi riferimenti al film del 1942 Casablanca di Michael Curtiz in cui recitano Humphrey Bogart (Rick Blaine) e Ingrid Bergman (Ilsa Lund).
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Play it again, Sam! You don’t have any feathers” – Manchester Orchestra (2005) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
POINT BREAK (Punto di rottura)

diretto da Kathryn Bigelow (1991) – Il film mette in scena una estrema filosofia di vita “controcorrente”. Una scelta criminale, adottata da una banda di rapinatori di banche dei quali Point Break narra le movimentate gesta (“movimentate” è un eufemismo).
Finché non c’è spargimento di sangue si può persino simpatizzare (dopotutto è solo un film) con questi scapestrati furbacchioni e soprattutto con il loro prestante leader. Ma poi, come è inevitabile, arriva il momento in cui l’ordine delle cose chiede il pagamento (senza sconti) del prezzo d’una eccessiva spregiudicatezza e d’una disinvolta rottura delle regole. Ed è un prezzo molto alto.
“Se vuoi il massimo, devi essere pronto a pagare il massimo. Deve essere bello morire facendo quello che ami…“ (Bodhi interpretato da Patrick Swayze in “Point break – Punto di rottura”, 1991, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Keanu Reeves interpreta l’agente speciale dell’FBI John ‘Johnny’ Utah.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “I will not fall” – Wire Train (1991) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
PRIMAL FEAR (Schegge di paura)

diretto da Gregory Hoblit (1996) – Affrontiamo questo film come se non ci fosse (ma nella pellicola, ovviamente, c’è) il colpo di scena finale, accentuato dalla indimenticabile interpretazione di Edward Norton. Quindi, concentriamoci su ciò a cui lo spettatore ordinario crede per gran parte del film: un ragazzo è talmente disturbato da presentare una clamorosa dissociazione di personalità fra un suo “io” timido e un suo (ma, allo stesso tempo, “non suo”) alter ego aggressivo, sfrontato, violento.
In effetti, casi del genere accadono nella realtà (anche se piuttosto raramente) e ci suggeriscono due temi di notevole interesse filosofico: la nostra fragilità come esseri umani e la complessa natura della coscienza. Entrambi sono temi fondamentali per chi voglia condurre una vita filosofica.
“Nessuno può, per un lungo periodo di tempo, avere una faccia per se stesso e un’altra per le moltitudini, senza alla fine confondersi su quale possa essere la verità“ (Bud Yancy interpretato da Terry O’Quinn in “Schegge di paura”, 1996, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Richard Gere interpreta Martin Vail.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1993 di William Diehl.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Canção do Mar” – Dulce Pontes (1993) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
PSYCHO (Psyco)

diretto da Alfred Hitchcock (1960) – Nel documentario del 2006 The Pervert’s Guide to Cinema, il filosofo Slavoj Žižek fa notare un particolare: la casa di Norman Bates (lo psicotico protagonista di Psycho interpretato magistralmente da Anthony Perkins) si sviluppa su tre piani.
“Le emicranie sono come i buoni propositi, ci se ne dimentica appena il male è passato“ (Marion Crane interpretata da Janet Leigh in “Psycho”, 1960, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it)
A proposito della casa a tre piani, l’accademico sloveno Žižek suggerisce un parallelo con i tre livelli della coscienza umana postulati dalla psicoanalisi freudiana.
Così, il piano superiore corrisponderebbe al SUPEREGO ed è quello dove vive la madre di Bates (o comunque dove Bates la mette in scena vestendosi in modo da assomigliarle). Il pian terreno corrisponderebbe all’EGO ed è quello dove Bates si comporta in modo “normale”. Infine, lo scantinato corrisponderebbe all’ID, cioè, più o meno, all’inconscio.
Zizek ha una teoria anche sugli spostamenti del corpo della madre da Bates effettuati fra i vari piani della casa: essi simbolizzano il profondo rapporto teorizzato dalla psicoanalisi proprio tra il superego e l’id. Per la nostra filosofia della CURA DI SÉ c’è materiale a bizzeffe su cui riflettere e su cui lavorare.
“Sapete cosa penso? Che ognuno di noi… è… stretto nella propria trappola. Avvinghiato. E nessuno riesce mai a liberarsene . E… mordiamo, e… e graffiamo ma… solo l’aria, solo il nostro vicino… e con tutti i nostri sforzi non ci spostiamo di un millimetro“ (Norman Bates interpretato da Anthony Perkins in “Psycho”, 1960).
John Gavin interpreta Sam Loomis.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1959 di Robert Bloch.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “The first floor” – Bernard Herrmann (1960) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Film lettera Q

QUADROPHENIA
diretto da Franc Roddam (1979) – I giovani hanno sempre una certa disposizione ad associarsi dando vita a movimenti e bande fortemente identificate nella loro estetica, nei loro atteggiamenti, nei loro valori e punti di riferimento. Non occorre essere psicologi per comprendere questo impulso come una delle prime forme identitarie, quando la personalità dei ragazzi non ha ancora attraversato un processo di formazione. Il film fotografa molto bene i Mods e la loro contrapposizione ai Rockers.
Per noi studiosi della filosofia della CURA DI SE è una bella occasione per analizzare meccanismi apparentemente di ribellione e anticonformismo. Diciamo <apparentemente> perché, essi, molto spesso, esprimono solo un altro tipo di conformismo (ribaltato) persino più stringente e totalizzante del conformismo a cui vorrebbero opporsi.
“Rappresentavano la classe lavoratrice adolescente della città. Avevano le tasche piene di spiccioli dell’opulenza postbellica ed erano smaniosi di trovare il modo di spenderli. Erano dei narcisisti puristi, rozzamente dedicati alla nozione di stile, in fatto di abbigliamento e di musica. I loro predecessori, i Teddy Boys – un culto dei 50’s (ostentavano giacche da dandy, basette e pugni di ferro) – furono il primo gruppo ad opporsi all’innato conservatorismo dell’uomo inglese e a rendere accettabile l’idea di vestirsi per esibizionismo. I Mods trasformarono questo culto in una religione“ (Mick Brown, da un suo articolo del 1980 sulla rivista Rolling Stone).
Sting interpreta Ace.
Il film (inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it) è liberamente ispirato all’omonima opera rock del 1973 della band britannica The Who.
Brano suggerito: “The rock” – The Who (1973) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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R

RABBIT HOLE
diretto da John Cameron Mitchell (2010) – Nell’affrontare un grave danno, come la perdita di un figlio piccolo, la coscienza umana deve prendersi CURA DI SE, accudirsi, volersi bene. Tecnicamente, la coscienza – il soggetto pensante – deve diventare oggetto del proprio pensiero, restando, al tempo stesso – ovviamente – anche il soggetto pensante.
La dinamica appena descritta (molto sommariamente) è al cuore stesso del “problema umano”: la necessità, quando ci si occupa di sé stessi, di essere, al contempo, colui (o colei) in grado di occuparsi di qualcosa, e il ‘qualcosa’ di cui il colui (o colei) si occupa. Questo è un tema cardinale per la nostra filosofia.
“A un cuore in pezzi nessuno s’avvicini senza l’alto privilegio di avere sofferto altrettanto” (Emily Dickinson).
Nicole Kidman interpreta Rebecca “Becca” Corbett.
Il film (inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it) è un adattamento di David Lindsay-Abaire da una sua omonima opera teatrale del 2006.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Rabbit hole” – The Temper Trap (2012) -> ASCOLTA SU YOUTUBE

RAIN MAN (L’uomo della pioggia)
diretto da Barry Levinson (1988) – E’ molto importante sottrarsi al dualismo “normale” / “anormale”, soprattutto quando si parla di stati mentali. Troppe volte, il termine “anormale” assume non il solo senso di una differenza dalla “norma”, ma un significato diminutivo se non proprio spregiativo. Nei casi di “anormalità” si tratta spesso di una diversità costituita da molti pregi, molte virtù e molte capacità (meno comuni) anche di tipo mentale.
Al di là di questo, se pure si trattasse di una minore potenza di pensiero, essa non dovrebbe comportare una generale qualificazione “negativa” del soggetto. Infatti, una persona non dovrebbe mai essere riducibile al suo solo pensiero raziocinante avendo anche emozioni, affinità, sentimenti, intuizioni, sensibilità.
“Al diavolo! Al diavolo! Sto diventando pazzo. Sto diventando pazzo! Ma quale differenza fa?! Quale differenza fa dove vai a comprare le tue benedette mutande?!? Si può sapere quale differenza fa?! Le mutande sono sempre mutande! Sono mutande in qualunque posto le compri! A Cincinnati o chissà dove!“ (Charlie Babbitt interpretato da Tom Cruise in “Rain man – L’uomo della pioggia”, 1988, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Dustin Hoffman interpreta Raymond “Ray” Babbitt.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Las Vegas” – Hans Zimmer (1988) -> ASCOLTA SU YOUTUBE

REAR WINDOW (La finestra sul cortile)
diretto da Alfred Hitchcock (1954) – Molte persone hanno caratteristiche particolarmente adatte (disposizione) a compiti di investigazione, di analisi e di deduzione. Tendenzialmente, queste persone, usano le loro virtù per comprendere il mondo circostante, tuttavia omettendo di applicare le stesse doti nei confronti di sé stesse. Invece, il lavoro filosofico su di sé richiede proprio alcune “capacità investigative”, soprattutto oggettività e adesione ai fatti.
Comunque, al di là delle eventuali propensioni di alcuni individui verso l’ analisi, è sempre possibile, per tutti gli altri, addestrarsi (askesis) ad acquisire le stesse capacità. Ci vuole tempo, dedizione e pazienza, ma tutti possiamo gradualmente diventare investigatori, sia nei confronti dei misteri della quotidianità – una strana scena a cui assistiamo dalla finestra di casa, per esempio (vedi Heroes e Mad World) – sia verso gli enigmi della nostra anima.
LA GEMMA GRACE KELLY
A proposito di “cura”, in questa strepitosa opera cinematografica c’è un’elegante Lisa Carol Freemont – riportata anche come Fremont – (interpretata da Grace Kelly), la quale si prende amorevolmente cura di un fotoreporter – James Stewart – costretto, da quasi due mesi, sulla sedia a rotelle a causa di una frattura alla gamba sinistra riportata in un incidente di lavoro.
“Ai miei tempi ci si incontrava, ci si piaceva, ci si sposava. Ora a forza di leggere libri, scervellarsi con parole difficili e psicanalizzarsi a vicenda non si capisce più la differenza tra una pomiciata e un esame universitario!“ (l’infermiera Stella interpretata da Thelma Ritter in “La finestra sul cortile”, 1954, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
James Stewart interpreta L. B. “Jeff” Jefferies.
Il film è basato sul racconto del 1942 It Had to Be Murder (La Finestra sul Cortile) di Cornell Woolrich.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Window in the skies” – U2 (2007) -> ASCOLTA SU YOUTUBE

REGARDING HENRY
diretto da Mike Nichols (1991) – Lo spregiudicato avvocato Henry Turner (interpretato da Harrison Ford) viene colpito da un proiettile d’arma da fuoco. Il colpo gli causa una grave amnesia. E’ costretto, quindi, a ricominciare da capo con la sua vita, il suo lavoro, il suo ambiente, sua moglie e anche con sé stesso.
In questo caso, il male non viene solo per nuocere perché Henry – proprio a causa dell’amnesia – ha una importante occasione per fare i conti con la sua vera natura. In effetti, scopre quanto la sua vera natura sia piuttosto divergente dai comportamenti e dalle abitudini a cui la vita “precedente” lo aveva indotto e abituato. Insomma, Henry si riappropria della migliore versione di sé stesso (da troppo tempo bistrattata), guadagnandone in centratura esistenziale e in contentezza.
“Ho imparato come tutti quanti vogliano vivere sulla cima della montagna, senza sapere quanto la vera felicità stia nel modo in cui questa montagna viene scalata“ (Gabriel García Márquez).
Annette Bening interpreta Sarah Turner.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Amnesia” – Miracle of Sound (2014) -> ASCOLTA SU YOUTUBE

ROAD TO PERDITION (Era mio padre)
diretto da Sam Mendes (2002) – Un ragazzino viene costretto, da una serie di circostanze, ad affrontare terribili esperienze. Ci si aspetterebbe la sua trasformazione in un cinico bastardo, come inevitabile reazione istintiva al danno patito. Invece, il ragazzo progredisce mantenendo una postura fatta di temperanza e una capacità di scelta decisamente refrattaria alla violenza.
Infatti, a riprova del suo ethos non bellicoso, egli non riesce a sparare il colpo con cui potrebbe salvare la vita del padre (il quale non è, comunque, uno stinco di santo). La storia sembra contraddire le tesi di quanti ritengono le esperienze di vita determinanti al novanta per cento nella formazione del carattere delle persone. Insomma, ci sarebbero nature profonde sulle quali la realtà esterna arriva a produrre scarse conseguenze.
“Ci sono solo assassini in questa stanza, Michael! Apri gli occhi! Questa vita ci siamo scelti e c’è solo una garanzia, nessuno di noi vedrà il paradiso“ (John Rooney interpretato da Paul Newman – rivolto a Michael “Mike” Sullivan interpretato da Tom Hanks – in “Era mio padre”, 2002, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Jude Law interpreta Harlen Maguire.
Il film si basa su un omonimo fumetto di Max Allan Collins illustrato da Richard Piers Rayner.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Main theme” – Thomas Newman -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Film lettera S

SCHINDLER’S LIST (La lista di Schindler)
diretto da Steven Spielberg (1994) – Nel mezzo dell’olocausto, fra le famigerate follie e le indicibili violenze causate dal più incredibile “blackout mentale” dell’umanità, spiccano – in tutta la loro solidità – la saggezza, la lucida attenzione e la coraggiosa determinazione di un uomo fermamente risoluto a salvare quante più vite sia possibile, a ogni costo. Tutto ciò è profondamente filosofico (siamo, ovviamente, nel campo della filosofia morale), nel migliore e nel più autentico senso del termine <filosofia>.
“Mio padre indulgeva a ricordare le tre cose della vita di cui si ha bisogno: un buon dottore, un prete indulgente e un bravo contabile“ (Oskar Schindler interpretato da Liam Neeson in “La lista di Schindler”, 1994, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Insomma, in questo film c’è autentica filosofia (di vita) senza astrusi orpelli teorici, senza paroloni difficili, senza chiamare in causa i massimi sistemi. Filosofia come lavoro del pensiero (senza sconti) e come assunzione di responsabilità di fronte al collasso collettivo delle coscienze.
Liam Neeson interpreta Oskar Schindler.
Il film si basa sul romanzo storico del 1982 Schindler’s Ark (La Lista di Schindler) di Thomas Keneally.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Holocaust” – Big Star (1978) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
SECOND BEST (Un padre in prestito)

diretto da Chris Menges (1994) – Senza arrivare fino al punto di scomodare Sigmund Freud, possiamo convenire su quanto le relazioni genitori-figli siano un campo di battaglia psicologica. Sul piano filosofico, poi, queste controverse (e problematiche) relazioni sono pure gigantesche occasioni per compiere un serio lavoro su sé stessi, sulle proprie frustrazioni, abitudini, paure, desideri, angosce. Con sfumature diverse, anche le adozioni rappresentano intensi momenti di confronto, con sé stessi, le proprie fobie, le proprie debolezze, i propri preconcetti e le proprie reticenze.
“Figlio è un essere prestatoci da Dio per fare un corso intensivo su come amare qualcuno più di noi stessi, su come cambiare i nostri peggiori difetti per dargli il migliore esempio, per apprendere ad avere coraggio“ (José Saramago).
William Hurt interpreta Graham Holt.
Il film (inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it) è basato sull’omonimo romanzo del 1991 di David Cook, il quale ha scritto la sceneggiatura.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Father and son” – Cat Stevens (1970) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
SECRET WINDOW

diretto da David Koepp (2004) – E’ uno di quei film in cui realtà, fantasia, immaginazione, sogno e illusione si fondono insieme, con il risultato di mettere in evidenza i labili confini di quanto riteniamo vero, reale, tangibile rispetto a dimensioni completamente immateriali.
Dobbiamo ricordarci di questa opacità del nostro mondo di tutti i giorni, soprattutto quando abbiamo tendenze “letteraliste” (quando prendiamo tutto per indiscutibilmente vero, alla lettera) e quando attribuiamo alla cosiddetta “realtà” un significato assoluto e quasi obbligatorio. Le cose sono assai più sfumate, fatte di toni tendenti al grigio, e non di una netta separazione fra “bianco” (bene) e “nero” (male).
“Quello non era così matto, quello era un lettore infatuato, incapace di distinguere la realtà dalle stronzate da te scritte per campare. Senza offesa“ (Ken Karsch interpretato da Charles S. Dutton in “Secret window”, 2004, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Johnny Depp interpreta Morton “Mort” Rainey.
Da segnalare pure la presenza nel cast di John Turturro (nel ruolo di John Shooter).
Il film è basato sul racconto del 1990 Secret Window, Secret Garden (Finestra Segreta, Giardino Segreto) uno dei quattro racconti componenti la raccolta Four Past Midnight (Quattro dopo Mezzanotte) di Stephen King.
Brano suggerito: “Secret window” – Dusty Wright (2011) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
SEVEN YEARS IN TIBET (Sette anni in Tibet)

diretto da Jean-Jacques Annaud (1997) – Le imprese in alta montagna (e in tutte le altre situazioni di sfida umana alle difficoltà poste dalla natura) sono di altissimo valore formativo. Sia in senso filosofico (“askesis“) sia in senso assoluto. Un lungo e faticoso percorso fra picchi e valli rappresenta e costituisce il percorso conoscitivo dentro le altezze e le bassezze di noi stessi. Ma anche attraverso lo spirito (picchi) e l’anima (valli). Le scoperte e le conquiste fatte lungo il cammino sono poi destinate a restare preziose per la propria esistenza anche nella quotidianità più banale e ordinaria.
“Se un problema si può risolvere, non serve a nulla preoccuparsene. Se non può essere risolto non ti porterà a nulla. Perciò smettila di preoccuparti” (Tenzin Gyatso interpretato da Jamyang Jamtsho Wangchuk in “Sette anni in Tibet”, 1997, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Brad Pitt interpreta Heinrich Harrer.
Il film è basato sulle omonime memorie del 1952 dell’ufficiale austriaco delle SS Heinrich Harrer.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Seven years in Tibet” – David Bowie (1997) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
SHUTTER ISLAND

diretto da Martin Scorsese (2010) – “Vivere come un mostro oppure morire da bravuomo?”. Si tratta di un bivio di fronte a cui ci si trova raramente. Tuttavia, anche se non succedesse mai di dover effettuare una scelta tanto drammatica, occorre tenerla presente con attenzione se si desidera affrontare la vita in modo filosofico. Infatti, la scelta fra sopravvivere a una situazione complicata trasformandosi in persone tremende oppure morire salvando la propria integrità morale è una classica questione filosofica, un dilemma esistenziale di vasta portata.
La filosofia adora questo genere di interrogazioni e di paradossi, perché sono praticamente insolubili e costringono a spaccarsi la testa su argomenti forse di scarso rilievo pratico, ma molto adatti ad addestrare il pensiero (e il giudizio).
“Lo sapeva? La parola trauma viene dal greco, vuol dire ferita. E qual è la parola tedesca per sogno? Traum, ein traum. Le ferite possono creare mostri, e lei, lei ha tante ferite, agente. E non è d’accordo? Quando uno vede un mostro… lo deve fermare?“ (il dottor Jeremiah Naehring interpretato da Max von Sydow in “Shutter island”, 2010).
Leonardo DiCaprio interpreta Edward “Teddy” Daniels.
Il film (inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it) è basato sull’omonimo romanzo del 2003 di Dennis Lehane.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “On the nature of daylight” – Max Richter (2010) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
SICARIO

diretto da Denis Villeneuve (2015; nel 2018 è stato pubblicato il sequel SICARIO: DAY OF THE SOLDADO (SOLDADO), diretto da Stefano Sollima) – Un film molto brutale, crudo, persino spietato. Ci impone di ricordare l’esistenza dei veri criminali, quelli disposti a tutto, quelli privi di freni morali. In effetti, questa assolutezza della loro indole criminale senza riserve è la loro vera forza.
Filosoficamente parlando, possiamo dedurre l’ampiezza delle nostre possibilità (in generale, non in campo delinquenziale) se e quando il nostro volere è egualmente incondizionato, assoluto, cioè quando anche noi siamo disposti a tutto nel perseguimento di un obbiettivo.
“Ogni giorno, lungo quel confine, la gente viene uccisa con la sua benedizione. Trovarlo sarebbe come scoprire un vaccino“ (Alejandro interpretato da Benicio del Toro in “Sicario”, 2015, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Emily Blunt interpreta Kate Macer.
Brano suggerito: “Narcos” – 2pac ft. Eminem -> ASCOLTA SU YOUTUBE
SLIDING DOORS

diretto da Peter Howitt (1998) – La trama di una intera vita può dipendere da una porta chiusa o aperta davanti a noi – arrivarci un istante prima (ancora aperta) oppure un istante dopo (ormai chiusa) – mentre stiamo pensando ad altro, senza minimamente immaginare le conseguenze collaterali, sulla nostra esistenza, di quella porta.
Non è solo una metafora riguardante le possibilità e il loro continuo altalenarsi (porta aperta / porta chiusa): le cose stanno effettivamente in questo modo. Ma la rilevanza della porta improvvisamente chiusa (o aperta) davanti al nostro naso ci appare interamente nel suo significato destinale solo di rado. In realtà, la nostra vita è scandita dall’apertura e chiusura di una sequenza infinita di porte, tutti i giorni, a tutte le ore. Rendersene conto è un grande esercizio filosofico.
“Helen, ascolta: a volte si viene catapultati nella vita di un altro quando quello va tirato su di morale, rassicurato, e si scopre, chissà perché, di avere questo compito. Non sappiamo la ragione, ma il tuo caso è compito mio. Voglio essere sincero: ti trovo moderatamente attraente e questo rende la cosa più facile da parte mia“ (James Hammerton interpretato da John Hannah in “Sliding doors”, 1998)
Gwyneth Paltrow interpreta Helen Quilley.
Il film (inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it) prende spunto da un’idea del regista polacco Krzysztof Kieślowski, il quale aveva trattato il tema del fato nel suo film del 1981 Blind Chance (Destino Cieco).
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Use the force” – Jamiroquai (1998) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
SOLACE (Premonitions)

diretto da Afonso Poyart (2015) – Questo film presenta un bel dilemma filosofico. E’ giusto, accettabile, comprensibile uccidere esseri umani per risparmiare loro terribili sofferenze? Deve prevalere la compassione, la solidarietà, un senso di fratellanza, oppure il divieto di esercitare arbitrariamente il potere di vita e morte su altri individui?
C’è anche in ballo il tema (simile ma non uguale) dell’eutanasia e del diritto rivendicato o negato a decidere la propria morte quando le condizioni di vita diventino insostenibili e senza speranze. Tuttavia, il tema principale è proprio quello di chi si arroghi il diritto di intervenire fatalmente nelle vite altrui, con scelta consapevole, sostenendo di essere mosso solo da sentimenti autenticamente compassionevoli.
“Non passione ci vuole, ma compassione, capacità cioè di estrarre dall’altro la radice prima del suo dolore e di farla propria senza esitazione” (Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
Anthony Hopkins interpreta John Clancy.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Premonitions” – Vaults (2016) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
STAY (Nel labirinto della mente)

diretto da Marc Forster (2005) – Ennesima occasione cinematografica per diffidare delle apparenze e per ricordare la sconcertante fungibilità – fra loro – di realtà e fantasia. Queste due dimensioni (ma sono davvero due, distinte e separate?) non solo possono sovrapporsi e integrarsi in modo inestricabile, ma possono proprio invertirsi.
La realtà può essere fantasia e la fantasia può essere realtà. Uno dei compiti della vita filosofica è quello di accettare i limiti dei sensi e delle menti, da una parte vigilando sempre con attenzione su tutto e, dall’altra, accettando, comunque, il fatto di dovere (tutti noi) necessariamente vivere in un gigantesco inganno universale (La vita è sogno).
“Sai, il giorno in cui l’ho fatto, mi sono portata due lamette nella vasca da bagno. Lo sai perché? Perché quando si perde sangue si diventa deboli, e non volevo lasciare il lavoro a metà perché mi era caduta la lametta. Riesci ad immaginarlo? Riesci ad immaginare di odiare la vita a tal punto da volere avere una lametta di riserva?“ (Lila Culpepper interpretata da Naomi Watts in “Stay – Nel labirinto della mente”, 2005, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Ewan McGregor interpreta Sam Foster.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Stay” – Jackson Browne (1960) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
STONEHEARST ASYLUM (noto anche con il titolo ELIZA GRAVES)

diretto da Brad Anderson (2014) – La psichiatria, occupandosi di menti da essa ritenute “instabili” e il cui funzionamento viene definito “anomalo”, pone seri interrogativi di tipo filosofico. Oltre alla annosa questione su cosa (eventualmente) sia la norma e sui criteri da adottare per stabilirla (quali e quanti scostamenti dalla norma sanciscono la anormalità?), c’è il problema di chi e come possa intervenire sui corpi (detenzione o costrizione) e sulle menti (trattamenti psicologici o farmacologici) dei cosiddetti ‘pazzi’.
Sarebbe assurdo addentrarsi, in questa sede, nei meandri argomentativi di questa problematica, ma è utile, comunque, una vigile attenzione per tener presente il quadro complessivo e le domande appena accennate.
“L’infelicità può anche chiarire le proprie convinzioni. All’orfanotrofio ho capito quale sarebbe stata la mia professione: lavorare con gli sventurati, i reietti e gli infelici. Per dare a queste povere anime un briciolo di gentilezza, di speranza e di tenerezza in un mondo in cui non ce n’è” (Edward Newgate interpretato da Jim Sturgess in “Stonehearst Asylum”, 2014).
Kate Beckinsale interpreta Eliza Graves.
Il film (inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it) è liberamente ispirato al racconto del 1845 The System of Doctor Tarr and Professor Fether (Il Sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma) di Edgar Allan Poe.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Some people are crazy” – John Martyn (1980) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
SUITE FRANCAISE (Suite francese)

diretto da Saul Dibb (2014) – L’amore si sottrae (come accade, più in generale, con tutti i sentimenti) alle generalizzazioni e alle categorie imposte dai dogmi più diffusi e, quindi, più superficiali. Nella fallace e volubile dimensione umana l’amore è sorprendente, imprevedibile, irriducibile a schemi precostituiti. Infatti, l’amore non è solo gioia, esuberanza, pienezza e afflato. Esso è pure sofferenza, incomprensione e tormento. E, a volte, è tutte queste cose insieme, contemporaneamente.
Ciò dipende principalmente dagli esseri umani, i quali possono accettare la natura “rivoluzionaria” di questo ineffabile sentimento (lasciandosi trascinare dal suo impeto) oppure opporvisi, frenandolo, mitigandolo o snaturandolo.
“Mio padre diceva sempre: ‘per vedere di cosa sono fatte le persone, comincia una guerra’.” (Madeleine Labarie interpretata da Ruth Wilson in “Suite francese”, 2014, inserito nella sezione Film P-S di sokratiko.it).
Michelle Williams interpreta Lucile Angellier.
Il film è basato sulla seconda parte dell’omonimo romanzo – pubblicato nel 2004 – di Irène Némirovsky.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “I’m free” – Rael Jones (2015) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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