
Film T-Z
Le immagini in movimento hanno il potere di scuotere nel profondo la nostra percezione, svelando risvolti imprevedibili della realtà. È affascinante immaginare di muoversi nello spazio quotidiano indossando i panni di un personaggio di fantasia: una simile prospettiva ci spinge a relativizzare gli eventi della vita, accogliendoli come capitoli di un copione fluido e costantemente aperto a deviazioni inattese. Il catalogo che segue, ordinato alfabeticamente e accompagnato da brevi glosse, propone una serie di titoli capaci di deviare il percorso interiore di chi guarda. Un impatto che talvolta scaturisce da una complessa architettura narrativa, altre volte dalla folgorazione estetica di un singolo fotogramma o dalla verità racchiusa in una battuta.
“La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita.” (Forrest Gump, interpretato da Tom Hanks in Forrest Gump, 1994).
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T U V W Z TITOLI CON NUMERI
T
TARDE PARA LA IRA (THE FURY OF A PATIENT MAN) (La vendetta di un uomo tranquillo)

diretto da Raúl Arévalo (2016) – Si dice “la vendetta è un piatto da servire freddo”. In questo caso, il piatto è ben oltre il freddo. Infatti, il piatto della vendetta di José è (visto il tempo trascorso fra causa scatenante ed effetto vendicativo) a dir poco ghiacciato. Non a caso il titolo del film fa riferimento a “un uomo paziente”.
Questo uomo accetta, con serafica temperanza, una forzata attesa di anni, riuscendo, nel frattempo, a vestire i panni di una persona solitaria, tranquilla e riservata. Tale atteggiamento conferma uno dei tratti più importanti della nostra filosofia della CURA DI SE, cioè la capacità assoluta di autocontrollo e la piena gestione delle proprie emozioni.
“La cosa più profonda nell’uomo è il desiderio di vendetta. Nessuno «digerisce» un insulto o un’umiliazione, per quanto insignificante. La vendetta è il dato basilare dell’universo morale“ (Emil Cioran).
Antonio de la Torre Martin interpreta José.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “The fury of a patient man” – Orange Goblin (2024) -> ASCOLTA SU YOUTUBE

TAXI DRIVER
diretto da Martin Scorsese (1976) – Lo sceneggiatore Paul Schrader ha dichiarato di aver preso spunto, per i principali temi di questo film, dall’esistenzialismo europeo, in particolare dalle opere letterarie francesi La Nausée (in italiano La Nausea) di Jean-Paul Sartre e L’Étranger (in italiano Lo Straniero) di Albert Camus.
Ulteriore fonte di idee è stata la vicenda di Arthur Bremer, il quale tentò nel 1972 di assassinare il candidato democratico alle Presidenziali statunitensi George Wallace. Siamo, dunque, in una dimensione di alienazione, tipica del mondo occidentale, con le sue nevrosi, paranoie e devianze. Una dimensione in cui sono annidate sfide davvero complicate per chi voglia condurre una vita filosofica.
“Walt Whitman, nostro grande poeta, ha parlato per tutti noi quando ha detto: «Io sono quell’uomo, io ho sofferto, io c’ero». E oggi io dico a voi, “noi siamo il popolo, abbiamo sofferto, noi c’eravamo”. Noi, il popolo, abbiamo sofferto nel Vietnam. Noi, il popolo, abbiamo sofferto e soffriamo ancora per la disoccupazione, l’inflazione, la criminalità e la corruzione“ (il senatore Charles Palantine interpretato da Leonard Harris in “Taxi driver”, 1976).
Robert De Niro interpreta Travis Bickle.
Martin Scorsese, regista del film, interpreta anche il ruolo di un passeggero.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Late for the sky” – Jackson Browne (1974) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
TEXAS KILLING FIELDS (Le paludi della morte)

diretto da Ami Canaan Mann (2011) – Le paludi e gli acquitrini in cui è ambientata questa sordida e inquietante vicenda rappresentano facilmente il pantano psichico in cui affogano le menti disturbate dei serial killer. Investigare su questi raccapriccianti personaggi richiede il pesante sacrificio di immergersi nel putridume e nel sangue, cercando possibilmente di restare “puliti” e di non farsi contaminare.
Tutto ciò assomiglia molto al compito quotidiano di chi intenda condurre un’esistenza filosofica, cioè effettuando sempre scelte consapevoli, senza arrendersi ai conformismi, in un mondo fondamentalmente marcio e squallido.
“Puoi sempre vivere felice, poiché sta in te procedere lungo la retta via e agire in conformità. Due facoltà sono comuni all’anima di Dio, dell’uomo e di ogni altro essere fornito di ragione: non farsi mettere il bastone fra le ruote da nessuno e riporre il proprio bene nella volontà di agire secondo giustizia, limitando a questo il proprio desiderio“ (Marco Aurelio).
Sam Worthington interpreta Mike Souder.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Look on down from the bridge” – Mazzy Star (1996) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE BEST OFFER (DECEPTION, nel Regno Unito) (La migliore offerta, in Italia)

diretto da Giuseppe Tornatore (2013) – In questo film, il prestigioso banditore d’aste Virgil Oldman dice: “c’è sempre qualcosa di autentico in ogni contraffazione”. Il riferimento è agli oggetti d’arte (dipinti, statue, ecc.) di cui si occupa nella propria attività professionale. Ma noi, amanti della filosofia della CURA DI SE, qui cogliamo al volo l’occasione per trasporre la verità del signor Oldman (cognome assai appropriato per chi si occupa in prevalenza di cose antiche) sul piano umano: “c’è sempre qualcosa di autentico in ogni essere umano” (anche nel peggiore impostore e bugiardo).
“Gli ingranaggi sono come le persone: se stanno molto tempo insieme, finiscono per assumere forme reciproche!“ (Robert interpretato da Jim Sturgess in “La migliore offerta”, 2013).
Geoffrey Rush interpreta Virgil Oldman.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “You get what you give” – New Radicals (1998) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE BIG LEBOWSKI (Il grande Lebowski)

diretto da Joel e Ethan Coen (1998) – Secondo quanto sostenuto da uno dei due fratelli registi (Joel) l’intento originario di questa opera cinematografica era di dar vita a una storia sul modello dei racconti dello scrittore americano Raymond Chandler. Il riferimento è allo sviluppo “chandleriano” di una trama piuttosto complicata, ma fondamentalmente poco importante, utile soprattutto come pretesto per tratteggiare il carattere dei personaggi.
A ben pensarci, questa descrizione si applica perfettamente alla vita in generale. Infatti, l’esistenza è complessa, spesso indecifrabile (trama), ma a contare davvero siamo noi con i nostri caratteri e le nostre personalità.
“Con questo abbiamo concluso, è praticamente tutto. Le cose sembrano essersi messe bene per Drugo e Walter. È stata una bella storia, pulita, non vi sembra? Mi ha fatto proprio ridere. Almeno in certi punti. Peccato Donny se ne sia andato, ma d’altra parte c’è un piccolo Lebowski in arrivo. Credo sia questo il modo in cui la dannata commedia umana procede e si perpetua: di generazione in generazione la carovana diretta a Ovest attraverso il deserto, nel tempo, fino a… Ma guarda un po’: ho ricominciato a vaneggiare. Be’, spero vi siate divertiti e spero ci vedremo ancora lungo il cammino“ (lo Straniero interpretato da Sam Elliott in “Il grande Lebowski”, 1998).
Jeff Bridges interpreta Jeffrey “The Dude / Drugo” Lebowski.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Lookin’ out my back door” – Creedence Clearwater Revival (1970) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE BLUES BROTHERS (I fratelli Blues)

diretto da John Landis (1980; nel 1998 è stato pubblicato il sequel BLUES BROTHERS 2000 (Blues Brothers – Il mito continua) diretto ancora da John Landis, con Dan Aykroyd e John Goodman) – Anche due musicisti pazzoidi e malandrini possono essere protagonisti di una sorta di “redenzione filosofico-esistenzial-teologica” e imbarcarsi in una leggendaria “missione per conto di Dio“, cioè in uno strampalato tour musicale il cui obbiettivo è raccogliere fondi per l’orfanatrofio in cui sono cresciuti (e su cui incombe un debito consistente).
IN MISSIONE PER CONTO DI DIO
Non contano le bugie, le piccole truffe e i surreali raggiri a cui i due bricconi ricorrono, poiché si tratta di agire per una “causa superiore”. Inoltre, i due (e i loro altrettanto improbabili sodali) sono musicalmente eccellenti e innegabilmente simpatici, quindi “perdonati” già in partenza. Filosofi a modo loro, ossia in maniera totalmente non intellettualistica e non teorizzante. Insomma, quella dei due birbanti è una filosofia quotidiana, alla portata di tutti gli uomini di buona volontà, ai quali ultimi si raccomanda qualche sfracello in meno lungo il percorso della vita.
IL SERMONE DEL REVERENDO CLEOPHUS JAMES
“Al mio risveglio stamattina, ho udito uno strano rumore. Sapete cos’era? Lo scampanellio di migliaia di anime perdute. E sto parlando delle anime di donne e di uomini dipartiti da questa vita. Sono anime perdute e tormentate. Vagano invisibili sulla terra, cercando la luce divina e ormai non la troveranno, perché ormai è troppo tardi, troppo tardi, sì! Troppo tardi per vedere di nuovo la luce da loro non seguita a suo tempo! Fratelli, io vi dico, non vi perdete quando arriva la vostra ora, perché il giorno del Signore arriva come un ladro nella notte. Eeeeee… Amen!“ (il reverendo Cleophus James interpretato da James Brown in “The Blues Brothers – I fratelli Blues”, 1980).
John Belushi interpreta “Joliet” Jake Blues.
Dan Aykroyd interpreta Elwood Blues.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Minnie the moocher” – Cab Calloway (1931) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE BRAVE ONE (Il buio nell’anima)

diretto da Neil Jordan (2007) – Il titolo in inglese è connotato positivamente (La Coraggiosa) mentre il titolo in italiano ha connotazioni decisamente più cupe e negative (Il buio nell’anima). Vista la vicenda – una conduttrice radiofonica si trasforma in giustiziera dopo aver subito una malvagia aggressione in cui viene ucciso il suo partner – il titolo italiano appare comunque appropriato.
Trasformarsi in killer significa ottenere vendetta (se tutto procede secondo i piani), ma, in ultima analisi, significa dare ragione agli aggressori, piegandosi alla loro violenta logica (diventando come loro o persino peggio di loro). E’ un discorso difficile, perché predicare il distacco a chi ha subito il male estremo è una faccenda oltremodo complicata. Tuttavia, una vita filosofica (ogni vita filosofica) non è mai comoda né facile.
“Quando ami una cosa, quando ne perdi una piccola parte perdi un pezzo di te stesso” (Erica Bain interpretata da Jodie Foster in “Il buio nell’anima”, 2007).
Terrence Howard interpreta il detective Sean Mercer.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Brave” – Sara Bareilles (2013) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE BURNING PLAIN (Il confine della solitudine)

diretto da Guillermo Arriaga (2008) – Le azioni umane sono soggette a mille possibilità di fallimento. Sono anche soggette ad andare molto al di là dei loro obbiettivi, cioè a trascendere in modi inimmaginabili, finendo con lo scatenare reazioni a catena e conseguenze collaterali il cui approdo finale è totalmente non nella nostra disponibilità e fuori dalla portata di qualsiasi previsione.
Questa legge della realtà (la legge dell’inatteso, del sorprendente, del caso) deve essere tenuta in gran conto da tutti, in particolare da chi si prefigge una condotta di vita filosofica (cioè il più possibile vigile, attenta e consapevole).
“La vita è una serie di cambiamenti spontanei e naturali. Non opporre loro resistenza: questo crea solo dispiacere. Lascia la realtà essere realtà. Lascia scorrere le cose naturalmente in avanti in qualsiasi modo loro piaccia” (Lao Tze).
Charlize Theron interpreta Sylvia / Mariana.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “The burning plain score” – Hans Zimmer & Omar Rodriguez-Lopez (2008) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE CAPTIVE (noto anche come QUEEN OF THE NIGHT oppure CAPTIVES) (Scomparsa)

diretto da Atom Egoyan (2014) – E’ la storia di un padre colpevolizzato (da sé stesso e dalla moglie) per aver subito il rapimento della figlia di nove anni. In effetti, lui ha qualche responsabilità poiché lascia la bimba, in auto, da sola, mentre effettua un veloce acquisto in un negozio lungo la strada verso casa. Trascorrono anni di tormento e di ossessione (soprattutto per lo sventurato genitore) prima del lieto fine dopo una spasmodica ricerca della ragazzina, nel frattempo cresciuta.
Per noi è ammirevole la sopportazione “stoica” mostrata dall’uomo, unita alla sua determinazione caratteriale e alla sua dedizione alla missione paterna. Molti paesaggi nevosi del Canada esaltano visivamente il ‘candore’ del padre.
“A volte l’unico modo per trovare l’ago nel pagliaio è togliere una pagliuzza alla volta“ (l’agente Nicole Dunlop interpretata da Rosario Dawson in “The captive – Scomparsa”, 2014).
Ryan Reynolds interpreta Matthew Lane.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Captive” – Sarah McLachlan -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE COMMUTER (L’uomo sul treno)

diretto da Jaume Collet-Serra (2018) – Il protagonista del film accetta – su un treno di pendolari – una sfida molto simile a uno scherzo. Lo fa un po’ per curiosità un po’ perché ha perso il lavoro e, quindi, si trova in uno stato mentale piuttosto “particolare”.
Quello di accettare sfide insolite e con conseguenze collaterali imprevedibili è un tema ampiamente incluso nella nostra filosofia: la vita dovrebbe essere fatta anche di confronti con sé stessi e con imprese impegnative (soprattutto se assolutamente inattese). Nel cinema e nella letteratura ci sono innumerevoli esempi di situazioni estreme nelle quali i protagonisti precipitano senza alcun preavviso. E’ un tema frequentatissimo poiché insidia le precarie certezze delle nostre abitudini quotidiane, spesso rivelando la nostra più autentica natura.
“La sfida non attende. La vita non guarda indietro. Una settimana è un periodo sufficiente per decidere se vogliamo accettare il nostro destino“ (Paulo Coelho).
Liam Neeson interpreta Michael MacCauley.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Yours truly, the commuter” – Jason Lytle (2009) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE CROW (Il corvo)

diretto da Alex Proyas (1994) – C’è uno stupefacente contrasto fra il carattere fumettistico – surreale, immaginifico, trasognato – della romantica vicenda narrata nel film (basata, infatti, su un fumetto) e la cruda realtà di quanto accaduto all’attore protagonista durante le riprese finali della pellicola. Come è noto, Brandon Lee viene ucciso sul set a causa di un errore nell’utilizzo della pistola di scena.
Tra l’altro, la trama è imperniata sulla metafisica forza dell’amore. Una forza grazie a cui il protagonista resuscita per fare giustizia del proprio assassinio e di quello della sua partner. Come sappiamo, l’attore principale non è risorto (nel mondo reale), ma ora ha una ‘nuova vita’ come mito immortale associato a questo film. Qualcosa del genere era già accaduto al padre Bruce Lee, anch’egli morto giovane, all’età di 32 anni, e diventato a sua volta mito del cinema e delle arti marziali.
“A un uomo viene un’idea. L’idea conquista altri, altri come lui. L’idea si diffonde, l’idea si trasforma in istituzione. Ma quale è l’idea?!? Questa domanda mi ha tormentato! Posso solo dirvi: ‘quando ho capito, un sorriso mi si è stampato sul volto’. Vedete, signori: l’avidità è una cosa da dilettanti; il disordine, il caos, l’anarchia, là è la vera grandezza“ (Top Dollar interpretato da Michael Wincott in “Il corvo – The crow”, 1994).
Brandon Lee interpreta Eric Draven / The Crow.
Il film è basato sull’omonimo fumetto di James O’Barr.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Big empty” – Stone Temple Pilots (1994) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE CURIOUS CASE OF BENJAMIN BUTTON (Il curioso caso di Benjamin Button)

diretto da David Fincher (2008) – Il tempo – il concetto di tempo – è al centro di questa vicenda sul cui sfondo c’è uno strano orologio in cui il tempo, appunto, scorre al contrario. L’orologio è stato così concepito da un orologiaio cieco il quale intendeva commemorare le vittime della Prima Guerra mondiale (fra loro: il figlio dell’orologiaio). Il tempo scorre al contrario anche per Benjamin Button, nato “bambino anziano” il giorno 11 novembre 1918. Dal nostro punto di vista – filosofico – il film è un ottimo spunto proprio per meditare sul tempo, sulle apparenze del tempo e sulla caducità delle cose.
“Per quanto vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere chi vuoi essere. Non c’è limite di tempo, comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, spero tu viva tutto al meglio, possa vedere cose sorprendenti, possa avere emozioni sempre nuove, possa incontrare gente con punti di vista diversi, possa essere orgogliosa della tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero tu trovi la forza di ricominciare da zero“ (Benjamin Button interpretato da Brad Pitt in “Il curioso caso di Benjamin Button”, 2008).
Cate Blanchett interpreta Daisy Fuller.
Il film è liberamente basato sull’omonimo racconto del 1922 di F. Scott Fitzgerald.
Sul tema del tempo si veda anche In Time.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Curious” – Franz Ferdinand (2022) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE DEER HUNTER (Il cacciatore)

diretto da Michael Cimino (1978) – Un assoluto classico del cinema, dedicato alle brutture di una guerra (quella del Vietnam) poi denunciata nella sua follia in decine di altre successive pellicole (si veda, per esempio, Apocalypse Now).
Sarebbe bello prendere a pretesto le orribili pressioni a cui sono sottoposti i combattenti per rivendicare il valore di una profonda formazione filosofica come difesa personale per limitare le conseguenze collaterali delle torture psicologiche (vedi la famosissima sequenza della roulette russa). Ma, a esser sinceri, bisognerebbe essere supereroi o santi per sopportare certe cose. In ogni caso, una seria e profonda preparazione filosofica dovrebbe sempre porsi obbiettivi molto ambiziosi (come quello di far sopportare qualsiasi cosa) e noi ne dovremmo essere consapevoli.
“Uccidere o morire in montagna o nel Vietnam è esattamente la stessa cosa, ma deve succedere lealmente“ (Michael “Mike” Vronsky interpretato da Robert De Niro in “Il cacciatore”, 1978).
Christopher Walken interpreta Nikanor “Nick” Chevatorevich.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Cavatina” – John Williams -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE EMPEROR’S CLUB (Il club degli imperatori)

diretto da Michael Hoffman (2001) – Sono molteplici i temi d’interesse filosofico offerti da questa ottima pellicola cinematografica. Citandone alcuni: il valore della formazione negli anni della crescita (quindi l’importanza di un maestro dotato di preparazione culturale, ma anche di spessore umano), il destino e l’implacabile trascorrere del tempo (con le loro trame costantemente imprevedibili), il valore di una vita nella sua intera durata (valore non determinabile da un singolo fallimento né da un solitario successo).
“Come il saggio Aristofane scrisse una volta, tradotto grossolanamente: <la gioventù invecchia, l’immaturità si perde via via, l’ignoranza può diventare istruzione e l’ubriachezza sobrietà, ma la stupidità… dura per sempre>“ (William Hundert interpretato da Kevin Cline in “Il club degli imperatori”, 2001).
Emile Hirsch interpreta Sedgewick Bell.
Il film è basato sul racconto breve “The Palace Thief” di Ethan Canin.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “The emperor’s new clothes” – Elton John (2001) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE EQUALIZER (Il vendicatore)

diretto da Antoine Fuqua (2014; nel 2018 è stato pubblicato il sequel THE EQUALIZER II ancora diretto da Fuqua) – “Se invochi la pioggia, sai di dover mettere in conto anche il fango”. L’aforisma (pronunciato dal protagonista) dice molto del film e della vita.
Robert McCall (interpretato da Denzel Washington) compie la totalizzante e radicale scelta di metter da parte la propria vita, relativamente tranquilla e ordinaria, allo scopo di difendere una ragazza avviata forzosamente alla prostituzione dalla mafia russa. Una volta in ballo, Robert McCall (ex marine ed ex agente dell’intelligence) deve ballare anche le danze meno piacevoli e, soprattutto, non scelte da lui.
Chloë Grace Moretz interpreta Teri.
Il film è liberamente basato sulla omonima serie tv degli Anni ’80.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Jump into the fire” – Harry Nilsson (1971) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE EXORCIST (L’esorcista)

diretto da William Friedkin (1973; nel 1977 è stato pubblicato il sequel EXORCIST II: THE HERETIC (L’Esorcista II – L’Eretico) diretto da John Boorman; nel 1990 è stato pubblicato THE EXORCIST III (L’Esorcista III) diretto da William Peter Blatty) – Possiamo considerare la lotta contro il Male posta in essere da un esorcista come un’efficace rappresentazione della quotidiana lotta (faticosa e coinvolgente) a cui sono chiamati quanti scelgono di condurre una vita filosofica.
Occorrono una determinazione inflessibile, una forza di volontà granitica, una notevole dose di coraggio, un bagaglio di principi netti, chiari e inequivocabili (ethos). Poi ci sono anche svariati protocolli da rispettare, alcune liturgie da seguire e diverse procedure da condurre, perché la vita filosofica è fatta pure di momenti e pratiche simboliche.
“Non esistono gli esperti. Probabilmente lei si intende di possessione come qualsiasi prete. Senta, sua figlia non dice di essere un demone, ma dice di essere il Diavolo in persona. Se lei avesse visto tanti psicopatici come me, saprebbe come ciò equivalga a dire di essere Napoleone Bonaparte. Lei vuol sapere cosa penso sia meglio fare per sua figlia: sei mesi, in osservazione, nel miglior ospedale“ (padre Damien Karras interpretato da Jason Miller in “L’esorcista”, 1973).
Linda Blair interpreta Regan MacNeil.
La sceneggiatura del film è stata scritta da William Peter Blatty ed è basata sul suo omonimo romanzo del 1971.
Brano suggerito (in parte nella colonna sonora): “Tubular bells” – Mike Oldfield (1973) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE FAMILY MAN

diretto da Brett Ratner (2000) – Non saranno mai abbastanza i film capaci di mettere in scena con sublime efficacia le infinite possibilità dell’esistenza umana. Perché solo i film (grazie alla condensazione dei tempi permessa dalla finzione) riescono a rappresentare con la massima proficuità i milioni di bivi di fronte a cui ci troviamo a tutte le ore di tutti i nostri giorni.
La cosa su cui dovremmo riflettere filosoficamente è piuttosto semplice: uno solo di quegli incroci è sufficiente a fare la differenza (a determinare il corso della vita), figuriamoci la somma di tutti.
“Vuoi fare qualcosa di grandioso Jack? Al diavolo il progetto. Cominciamo la nostra vita IN QUESTO MOMENTO, oggi. Insomma, non ho idea di come sarà questa vita ma noi due ne faremo parte. E io scelgo NOI. Il progetto non ci rende grandiosi, Jack. Quanto abbiano insieme ci fa essere grandiosi“ (Kate Reynolds interpretata da Téa Leoni in “The family man”, 2000).
Nicolas Cage interpreta Jack Campbell.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “One” – U2 (1992) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE GENERAL’S DAUGHTER (La figlia del generale)

diretto da Simon West (1999) – La vita militare è un contesto di altissimo rilievo per chi voglia mettere alla prova le proprie capacità (abilità tecniche, competenze organizzative, solidità di carattere, ecc.).
Per quanto riguarda il nostro specifico campo di interesse (lo stile di vita filosofico), l’ambito militaresco rappresenta una situazione particolarmente efficace in cui testare la propria filosofia di vita: capacità di sopportazione, tenuta psicologica e caratteriale, accentuata adattabilità e resilienza.
“Lo spirito militare si compone di tre semplici elementi: ubbidienza, lavoro e coraggio” (Mario Vargas Llosa).
John Travolta interpreta Paul Brenner.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1992 di Nelson DeMille.
Brano suggerito (non nella colonna sonorta): “The general” – Guns N’ Roses (2023) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE GIRL ON THE TRAIN (La ragazza del treno)

diretto da Tate Taylor (2016) – La tagline del film recita: “Di chi puoi avere fiducia quando non hai fiducia in te stesso?”. Questo interrogativo è cruciale per la nostra filosofia socratica della CURA DI SE: l’autentica percezione di sé è un caposaldo del carattere ed è essenziale per difendere la propria natura dalle influenze del mondo e degli altri umani.
Naturalmente, l’autostima non ha niente da spartire con derive narcisistiche, egolatria e alti concetti di sé. Anzi, nell’autostima devono essere contenute umiltà, apertura, curiosità e sobrietà. Ciò detto, il film tratta anche gli stati di alterazione (in questo caso da abuso di sostanze alcoliche): condizioni da cui rifuggire perché gravemente in contraddizione con uno stile di vita filosofico basato sulla vigilanza costante e sulla lucidità di pensiero.
“Guardavo spesso quella coppia perfetta. Erano l’incarnazione del vero amore” (Rachel Watson interpretata da Emily Blunt in “La ragazza del treno”, 2016).
Justin Theroux interpreta Tom Watson.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 2015 di Paula Hawkins.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Girl on a train” – Skizzy Mars (2016) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE GRADUATE (Il laureato)

diretto da Mike Nichols (1967) – La giovane età è un periodo piuttosto ambiguo per la nostra filosofia della CURA DI SE. Da una parte, il buon senso suggerirebbe una certa indulgenza (in quella fase della formazione personale) e l’accettazione di qualche comportamento esuberante, persino inavveduto e irrazionale. D’altra parte, non solo c’è il rischio di azioni con conseguenze collaterali irreversibili da parte di giovani particolarmente scapestrati (azioni il cui prezzo sarebbe da loro pagato per il resto della vita, ossia quando non sono più giovani), ma anche l’instaurarsi di abitudini pessime e difficili, poi, da scardinare.
Ecco perché i giovani dovrebbero essere sempre accompagnati nel percorso di formazione da maestri o saggi, capaci di individuare un punto di equilibrio fra le due istanze. I genitori non sono in grado di effettuare questo complesso lavoro di tutoraggio: quasi sempre cadono in uno dei due eccessi combinando diversi danni.
“Vedi, è come se partecipassi a un gioco con delle regole per me senza senso… perché le hanno fatte persone sbagliate. No anzi… non le fa nessuno, sembra quasi si facciano da loro stesse“ (Benjamin “Ben” Braddock interpretato da Dustin Hoffman in “Il laureato”, 1967).
Anne Bancroft interpreta la signora Robinson.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1963 di Charles Webb.
Brano suggerito (nella colonna sonora del film): Mrs. Robinson scritto da Paul Simon ed eseguito dal duo Simon & Garfunkel (1968) – ASCOLTA SU YOUTUBE.
THE GREAT GATSBY (Il grande Gatsby)

diretto da Baz Lurhmann (2013) – “Tutte le cose preziose e brillanti sfumano via tanto presto. E non tornano più”. Di fronte alle provvisorietà e precarietà della vita, incontriamo quasi sempre due atteggiamenti opposti (ed entrambi esagerati). Da una parte, una condotta sfrontata, rischiosamente avventurosa, cioè una sorta di sfacciata sfida alla morte. Dall’altra, una timidezza, una ritrosia e una paura di tutte le cose e di tutte le faccende del mondo, ossia una vera e propria rinuncia alla vita.
Ovviamente, la soluzione ideale sarebbe costituita dall’individuazione di un punto d’equilibrio fra i due eccessi (operazione difficile e scomoda). Noi, comunque, preferiamo una certa tendenza al rischio e alla sfida. Lo facciamo riconoscendo e accettando la nostra natura mortale. Insomma, è sempre meglio morire da vivi, piuttosto di arrivare all’ultimo giorno già “morti” (nell’anima) da un bel pezzo.
“Il suo sorriso era uno di quei rari sorrisi in cui capita di imbattersi quattro o cinque volte nella vita. Pareva comprenderti e credere in te tanto quanto tu vorresti essere compreso e ispirare fiducia“ (Nick Carraway interpretato da Tobey Maguire in “Il grande Gatsby”, 2013).
Leonardo DiCaprio interpreta James Gatz / Jay Gatsby.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1925 di F. Scott Fitzgerald.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Young and beautiful” – Lana Del Rey (2013) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE GREEN MILE (Il miglio verde)

diretto da Frank Darabont (1999) – Sappiamo davvero poco, pochissimo, delle magnifiche potenzialità della nostra mente. Tra l’altro, questa nostra mente è stata deviata, già da millenni, quindi portata assai lontano dal suo naturale sviluppo. La deviazione ha avuto luogo con la nascita del linguaggio, con la separazione delle cose fra loro e da noi, con la nascita della cosiddetta coscienza individuale.
Ogni tanto, però, anche le nostre menti abusate, deturpate e mortificate, hanno sprazzi di reale potenza e di reale connessione con l’immensa profondità del reale (vedi il personaggio John Coffey interpretato da Michael Clarke Duncan).
“Se un uomo si pente veramente degli errori commessi può ottenere di tornare al tempo più felice per lui e viverci per sempre? Può essere così il paradiso?“ (Arlen Bitterbuck interpretato da Graham Greene in “Il miglio verde”, 1999).
Tom Hanks interpreta Paul Edgecomb in età adulta.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1996 di Stephen King.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Country mile” – U2 (2024) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE GREY

diretto da Joe Carnahan (2012) – Vediamo decine (anzi, centinaia) di film appartenenti al genere “survival” (sopravvivenza), tuttavia situazioni veramente estreme si verificano piuttosto raramente nelle nostre reali esistenze (in prevalenza ordinarie). E’ così: siamo decisamente attratti e affascinati da circostanze in cui si evocano scenari primitivi, ancestrali, quando eravamo come gli altri animali e dovevamo conquistarci la sopravvivenza giorno per giorno.
“Mi lascio vivere come immagino facciano i dannati, come un’anima in pena, e mi sembra sia solo una questione di tempo, non so perché scrivo, non so a cosa possa servire, so solo di non poter riaverti, perché è successo proprio a noi?“ (John Ottway interpretato da Liam Neeson in “The grey”, 2012).
Questi film servono a ricordarci la natura più feroce della vita, suggerendoci di accettare qualche rischio in più nella nostra avventura terrena. Magari non un rischio di carattere fisico, ma almeno un rischio di tipo esistenziale (insomma: mettersi in gioco).
Liam Neeson interpreta John Ottway.
Il film è basato sul racconto breve “Ghost Walker” di Ian MacKenzie Jeffers, il quale è anche co-sceneggiatore del film.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Touch of grey” – Greateful Dead (1987) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE HUNT FOR RED OCTOBER (Caccia a ottobre rosso)

diretto da John McTiernan (1990) – Le responsabilità e gli impegni di un comandante di sottomarino sono già – in condizioni normali – di altissimo livello. Se, poi, questo comandante decide di rispondere a una invocazione della propria coscienza e di compiere una scelta politica, militare e, quindi, di vita, allora siamo di fronte a una situazione in cui la tensione psicologica (ed esistenziale) potrebbe risultare insostenibile alla gran parte degli esseri umani.
Ecco, quindi, entrare in gioco fattori formativi e di addestramento senza cui sarebbe impossibile imbarcarsi in una avventura tanto coinvolgente e totalizzante.
“Io sono un uomo politico; questo vuol dire bugiardo e truffatore. Quando mi chino a baciare i bambini rubo loro le caramelle. Ma mi lascio pure tutte le porte aperte” (Jeffrey Pelt interpretato da Richard Jordan in “Caccia a ottobre rosso”, 1990.
Sean Connery interpreta Marko Ramius.
Il film è un adattamento dall’omonimo romanzo del 1984 di Tom Clancy.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “October song” – Amy Winehouse (2003) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE INTERNSHIP (Gli stagisti)

diretto da Shawn Levy (2013) – Il film torna sul ricorrente motivo della ‘risolutezza di carattere’ capace di piegare ogni pronostico negativo. La testa dura, la tenacia, la fierezza e la capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo, possono ribaltare ogni normale previsione.
Questo è un bellissimo tema della nostra filosofia di vita: la prescrizione assoluta a “credere sempre in quanto si fa”, fino in fondo. I fatti dimostrano, più volte di quanto pensiamo, come l’entusiasmo, la forza di volontà e la passione possano superare “competitors” dotati anche di maggiori abilità tecniche e di più conoscenze. In questo caso specifico, anche l’esperienza dei due protagonisti ha la meglio sulla inesperienza dei più giovani competitors.
“Non ti arrendere mai. Di solito la porta si apre con l’ultima chiave del mazzo” (Paulo Coelho).
Owen Wilson interpreta Nicholas “Nick” Campbell.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Don’t give up” – Peter Gabriel ft. Kate Bush (1986) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE LAST TEMPTATION OF CHRIST (L’ultima tentazione di Cristo)

diretto da Martin Scorsese (1988) – Per noi umili mortali può risultare piuttosto consolante la rappresentazione di Gesù mondanamente preda di tentazioni, dubbi, angosce, paure, ritrosie. Il senso potrebbe riguardare l’assoluta necessità, per chiunque (anche per il figlio di Dio), di fronteggiare le tentazioni della condizione terrena, legata inesorabilmente alle esigenze del corpo e alla fallacia della mente.
La vita spirituale e la vita filosofica (due forme di esistenza molto simili, se non uguali) sono tali proprio perché adottano un certo tipo di atteggiamento dinanzi alle tentazioni della carne e della mente. Non si tratta di eliminare (è impossibile) il subdolo attacco perpetrato dalle tentazioni, ma di rispondere a esso in una precisa maniera, ossia in modo distaccato, misurato, consapevole, attento e persino ironico.
“Vedi, una cosa è voler cambiare il modo di vivere della gente, ma tu vuoi cambiare il loro modo di pensare e di sentire“ (Ponzio Pilato interpretato da David Bowie in “L’ultima tentazione di Cristo”, 1988).
Willem Dafoe interpreta Gesù.
Il film è un adattamento dell’omonimo romanzo del 1955 di Nikos Kazantzakis.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Passion” – Peter Gabriel (1989) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE LAKE HOUSE (La casa sul lago del tempo)

diretto da Alejandro Agresti (2006; nel 2000 era stato pubblicato un film sudcoreano intitolato SI-WOR-AE – Il Mare, in cui la casa dove è ambientata la trama è vicina al mare e non su un lago – diretto da Hyun-seung Lee, di cui questo The Lake House è un remake) – L’unico punto di contatto fra un uomo e una donna – protagonisti di questo film – è il fatto di aver abitato nella stessa casa sul lago, ma in due momenti diversi nel tempo.
Una fessura spazio-temporale (tema caro alla letteratura di fantascienza, ma anche alla metafisica) mette in corrispondenza epistolare i due soggetti. A noi resta il compito di interrogarci sull’apparenza di queste due dimensioni (appunto, spazio e tempo) e su quanto potrebbe essere facile romperne gli schemi e i conseguenti limiti (senza essere maghi).
“L’unico uomo con il quale tempo fa stavo mi voleva sposare; l’ho respinto, in sostanza sono fuggita. Allo stesso tempo, l’unico uomo con il quale non potrò mai incontrarmi, lui è quello al quale vorrei dare il mio cuore“ (la dottoressa Kate Forster interpretata da Sandra Bullock in “La casa sul lago del tempo”, 2006).
Keanu Reeves interpreta Alex Wyler.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “This never happened before” – Paul McCartney (2005) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THELMA & LOUISE

diretto da Ridley Scott (1991) – Il film affronta il tema della libertà intesa sia in modo assoluto sia relativamente ai costumi, alle convenzioni sociali e alle abitudini. Le due protagoniste inseguono questo sogno di libertà (è sempre solo un sogno perché è impossibile essere davvero liberi rispetto all’ambiente in cui si vive). Quando poi rischiano di perdere ogni libertà a causa dell’incombente condanna alla prigione, preferiscono gettarsi con l’auto da un dirupo e farla finita.
E’ anche questa una scelta filosofica (molto seria, ovviamente). Ma noi preferiamo una più pratica saggezza con cui affrontare anche il carcere (e restare vivi). Una saggezza filosofica, soprattutto, capace di non far precipitare la vita fino alla imminente prospettiva di finire dietro le sbarre come conseguenza di azioni eccessivamente avventate.
“Agente, lei non sa quanto mi dispiace. Lasci stare quel microfono. Senta, le chiedo veramente scusa, ma le spiace mettere le mani sul volante? Vede, se parla con il comando lo scoprirebbe: siamo ricercate in due Stati, e, inoltre, siamo anche armate e pericolose, be’, perlomeno io, e i nostri piani andrebbero a farsi fottere. Louise, prendigli la pistola. Prendigli la pistola! È proprio lì“ (Thelma Yvonne Dickinson [puntando la pistola all’agente] interpretata da Geena Davis in “Thelma & Louise”, 1991).
Susan Sarandon interpreta Louise Sawyer.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Part of me, part of you” – Glenn Frey (1991) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE MAN IN THE IRON MASK (La maschera di ferro)

diretto da Randal Wallace (1998) – In questa pellicola cinematografica Leonardo Di Caprio riesce a interpretare, con la stessa credibilità, il ruolo di un re e quello di un delinquente. Magari, qualcuno di noi – non in un film ma nella vita reale – potrebbe riuscire a sdoppiarsi in due figure sociali molto diverse, persino totalmente divergenti.
Filosoficamente parlando, siamo al cospetto dell’intricata questione dell’identità: chi siamo davvero, chi vorremmo essere e chi gli altri credono noi siamo?
“Ho peccato contro l’amore e contro Dio e brucerò all’inferno… e anche voi“ (Christine Bellefort interpretata da Judith Godrèche in “La maschera di ferro”, 1998).
Leonardo DiCaprio interpreta Philippe Bourbon / Re Luigi XIV.
Il film presenta i personaggi creati da Alexandre Dumas (padre) nei suoi tre romanzi dedicati al moschettiere d’Artagnan ed è liberamente ispirato al terzo di questi: Le Vicomte de Bragelonne, ou Dix ans plus tard (Il visconte di Bragelonne); gli altri due sono Les Trois Mousquetaires (I tre moschettieri) e Vingt ans après (Vent’anni dopo).
Non si può non citare il cast davvero ‘stellare’ in cui ci sono, oltre a Leonardo Di Caprio: Jeremy Irons nel ruolo di Aramis; John Malkovich nei panni di Athos; Gérard Depardieu come Porthos e Gabriel Byrne interprete di D’Artagnan.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Wasted years” – Iron Maiden (1986) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE MAN WITHOUT A FACE (L’uomo senza volto)

diretto da Mel Gibson (1993) – Il tema centrale di questo film è lo stesso di quello sviluppato, un anno prima (1992) in Scent of a Woman – Profumo di Donna, diretto da Martin Brest, e, qualche anno dopo (2000), in Finding Forrester (Scoprendo Forrester) diretto da Gus Van Sant. Si tratta del fecondo rapporto di sincera e profonda amicizia fra un adulto (nel ruolo di mentore, maestro, consigliere) e un ragazzo chiamato ad affrontare la prima importante prova per il suo ingresso nella vita adulta (in questo caso il test d’ingresso all’accademia militare).
Questo importante argomento rimanda al testo filosofico Alcibiade di Platone, ripreso magistralmente da Michel Foucault nel suo L’ermeneutica del soggetto.
“Nel mio sogno c’era sempre un volto (ma non riuscivo a vederlo) del quale sentivo la mancanza, laggiù oltre quel muro di folla … Ma adesso davanti a me vedo sempre un volto, laggiù oltre il muro di fondo“ (Charles “Chuck” E. Norstadt interpretato da Nick Stahl in “L’uomo senza volto”, 1993).
Mel Gibson interpreta Justin McLeod.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1972 di Isabelle Holland.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Eyes without a face” – Billy Idol (1984) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE MATRIX

diretto da Lana e Lilly Wachowski (1999; nel 2003 sono stati pubblicati i sequels THE MATRIX RELOADED (Matrix Reloaded) e THE MATRIX REVOLUTIONS (Matrix Revolutions) firmati ancora dal duo Wachowski; alla fine del 2021 è stato pubblicato THE MATRIX RESURRECTIONS (Matrix Resurrections) firmato solo da Lana Wachowski) –
Noi chiamiamo “realtà” (implicando in questo termine una certa oggettività) l’accettazione interiore, continua e ininterrotta, di percezioni provenienti dai nostri sensi (quindi una cosa eminentemente soggettiva). Se ciò, più nel dettaglio, significhi una interazione fra i nostri sensi e qualcosa di esistente indipendentemente dai nostri sensi (fuori dalla nostra coscienza) è tutto da vedere.
In questo caso, sarebbe interessante capire se e come conoscere la realtà a noi esterna in modo non dipendente dai nostri sensi.
Una volta svelata per come è oggettivamente, la realtà potrebbe apparirci molto diversa (ma pure identica) rispetto a quella fino ad allora offertaci dai nostri sensi. Insomma, lo hanno detto in molti: la vita è sogno, illusione, apparenza, matrix.
“Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?“ (Morpheus interpretato da Laurence Fishburne in “The Matrix”, 1999).
Keanu Reeves interpreta Thomas Anderson/Neo.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Bad blood” – Ministry (1999) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE MILLION DOLLAR HOTEL

diretto da Wim Wenders (2000) – “Wow, dopo essermi lanciato, ho realizzato come la vita sia perfetta, la cosa migliore. E’ piena di magia, bellezza, opportunità, e poi di televisione, e di sorprese, tante sorprese, sì. E poi c’è questo: tutti la desiderano, ma tutti la sentono davvero solo dopo la fine. Tutto ciò mi ha proprio colpito. Sì, insomma, quanto sto affermando non si vede chiaramente quando sei… bè quando sei vivo”.
Il suicidio è un tema certamente delicato e controverso. Per alcune forme di filosofia, come lo stoicismo storico, si trattava di un gesto – in diverse circostanze – persino nobile e dovuto. Una dimostrazione di fierezza. E anche un modo di scegliere in prima persona luogo, data e modalità della propria dipartita.
“Sapete, tutto sta nel credere. E se noi crediamo fermamente in una cosa, allora quella cosa è vera. E se tanti altri credono nella stessa cosa, allora quella, è la realtà!“ (Dixie interpretato da Peter Stormare in “The million dollar hotel”, 2000).
Jeremy Davies interpreta Tom Tom.
Il film è basato su un soggetto di Bono e Nicholas Klein.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “The ground beneath her feet” – U2 (2000) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE NAME OF THE ROSE (Il nome della rosa)

diretto da Jean-Jacques Annaud (1986) – La figura del personaggio principale di questo film, Guglielmo di Baskerville (non realmente esistito), porta molte ispirazioni a chi voglia condurre una vita filosofica e cerchi altri punti di riferimento oltre i maggiori pensatori della Grecia antica e della Roma imperiale.
Questo ben tratteggiato personaggio fa dell’introspezione, della temperanza, dell’attenzione e della calma i suoi punti di forza, in un contesto complicato, intricato, cupamente misterioso.
“Lo ripeto ancora oggi a me stesso: la mia scelta fu buona e feci bene a seguire il mio maestro. Quando infine ci separammo, egli mi fece dono delle sue lenti, poi mi abbracciò con la tenerezza di un padre e mi disse: <Tu hai vissuto in questi giorni, mio povero ragazzo, una serie di avvenimenti in cui ogni retta regola sembrava essersi sciolta, ma l’Anticristo può nascere persino dalla pietà, dall’eccessivo amor di Dio o della Verità, come l’eretico nasce dal santo e l’indemoniato dal veggente. La verità si manifesta a tratti anche negli errori del mondo, così dobbiamo decifrarne i segni anche là dove ci appaiono oscuri e intessuti di una volontà del tutto intesa al male>“ (Adso da Melk interpretato da Christian Slater in “Il nome della rosa”, 1986).
Sean Connery interpreta Guglielmo da Baskerville.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1980 di Umberto Eco.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Veni sancte spiritus” – James Horner (1986) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE OTHERS

diretto da Alejandro Amenabar (2001) – In questo film Mrs. Mills (interpretata da Fionnula Flanagan), a un certo punto dice: “talvolta il mondo dei vivi si mescola con quello dei morti”. Senza trascendere in discorsi troppo in bilico fra magia e misticismo, è sufficiente qui ricordare la nostra visione della realtà come unità onnicomprensiva e come compenetrazione ininterrotta fra tutte le cose nonché fra dimensioni usualmente considerate separate e non comunicanti.
La mente umana, a causa del linguaggio (con la sua necessità di separare concettualmente ogni cosa da tutto il resto) ha operato una “singolarizzazione” e parcellizzazione laddove, invece, c’è un continuum.
“Lo dice anche nostra madre: tutte le storie sui fantasmi sono sciocchezze. Poi però vuole farci credere quanto è scritto nella Bibbia“ (Anne Stewart interpretata da Alakina Mann in “The Others”, 2001).
Nicole Kidman interpreta Grace Stewart.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “The others” – Rendez-Vous (2014) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE PARTY (Hollywood Party)

diretto da Blake Edwards (1968) – Un candore all’ennesima potenza è espresso in tutta la sua simpatia dal goffo, maldestro eppure irresistibile protagonista indiano di questo film. Tutto termina con la “allegra” devastazione di una faraonica villa hollywoodiana. La distruzione della magione assume anche l’aspetto di un rito di espiazione. La villa, infatti, simboleggia la magnificenza capitalistica del più volgare e cinico show business americano.
Dal nostro punto di vista (filosofico), risaltano, in particolare, la forza dell’onestà morale, della buona fede e del disincanto (da parte del protagonista). Si tratta di doni. Rari come piccoli diamanti. Tuttavia, restando nell’ambito della nostra filosofia, queste doti andrebbero meglio preservate, tramite un percorso di consapevolezza e di CURA DI SE. E’ vero: Bakshi, invitato per sbaglio a una festa di ipocriti viziati, se la cava fortunosamente. Ma resta un fatto: la vita richiederebbe un po’ più di attenzione e presenza a sé stessi.
“Saggezza è compagna di vecchiaia, ma il cuore di un fanciullo è puro” (Hrundi V. Bakshi interpretato da Peter Sellers in “Hollywood Party”, 1968).
Claudine Longet interpreta Michèle Monet.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Nothing to lose” – Claudine Longet (1968) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE PASSION OF THE CHRIST (La passione di Cristo)

diretto da Mel Gibson (2006) – Ci si può limitare a considerare Gesù solo come figura storica (un essere umano realmente esistito circa duemila anni orsono), lasciando in sospeso le attribuzioni divine in cui credono i cristiani. Così facendo, cioè osservando la faccenda da un punto di vista filosoficamente laico, il Nazareno risalta comunque quale figura di riferimento con cui fare i conti, per le sue indubbie capacità di predicazione, di diffusione d’una precisa visione della realtà, ma soprattutto per l’esempio concreto di una vita umile, mite, pacifica e tuttavia incredibilmente rivoluzionaria.
Lo scandalo di Cristo è proprio la novità radicale di una coerenza etica portata alle estreme conseguenze (la morte in croce).
“Credi davvero possibile per un uomo sostenere da solo tutto il peso del peccato?“ (Satana interpretato da Rosalinda Celentano in “La passione di Cristo”, 2006).
Jim Caviezel interpreta Gesù.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Passion” – Rod Stewart (1980) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE PIANO (Lezioni di piano)

diretto da Jane Campion (1993) – Le vie della comunicazione umana sono infinite. Qui vediamo una donna alla quale manca la voce, la parola (forse per aver assistito a un evento traumatico). Questa donna esprime sé stessa con il linguaggio dei segni (con la figlia) e con l’universale linguaggio della musica, al pianoforte (con il pubblico).
Il linguaggio artistico, tra l’altro, la rende affascinante nei confronti di chi diventerà il suo amante (in un primo tempo) e il suo compagno di vita (successivamente, quando un uomo crudele le amputa un dito per impedirle di suonare). La filosofia dell’amore è ben presente nel finale, quando ella interrompe, all’ultimo istante, un proprio tentativo di suicidio e quando l’uomo il cui amore lei ha deciso di ricambiare le realizza una protesi per consentirle di riprendere a suonare l’amato pianoforte.
“Lei è una strana creatura e la sua musica è strana: cambia a seconda dell’umore” (zia Morag interpretata da Kerry Walker in “Lezioni di piano”, 1993).
Holly Hunter interpreta Ada McGrath.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Piano man” – Billy Joel (1973) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE PLACE BEYOND THE PINES (Come un tuono)

diretto da Derek Cianfrance (2012) – Il primo personaggio del film è un abile pilota di moto: lavora come stuntman in uno spettacolo ambulante; poi diventa un rapinatore di banca e viene ucciso da un poliziotto. In poche parole, costui fa il peggior uso possibile delle proprie abilità.
Il secondo personaggio è proprio il poliziotto: più avanti diventa Attorney General di New York utilizzando al meglio le possibilità offertegli dalla vita per soddisfare il proprio ego eccedente e le proprie smisurate ambizioni.
Il terzo personaggio è il problematico figlio del primo (lo stuntman): sembra destinato a deragliare, più o meno come il padre, ma salva sé stesso non abbandonandosi a turpi desideri di vendetta (come, per esempio, uccidere l’ex poliziotto responsabile della morte del padre tanti anni prima).
Sono tre storie in cui si dimostrano “cruciali” le decisioni personali di ciascuno, pur all’interno di forze del destino capaci di sovrintendere alle esistenze degli esseri umani. Forse il destino è il grande fiume in cui noi galleggiamo con le nostre vite, quasi impossibilitati a prendere altre direzioni rispetto alla corrente principale. Ma è proprio il “quasi” a essere fondamentale. Nel “quasi” c’è tutta la nostra libertà di scelta (la quale diventa enorme quando si tratta delle nostre personali e intime reazioni agli eventi portati dal “fiume”).
“Se corri come un fulmine, ti schianti come un tuono!“ (Robin Van Der Zee interpretato da Ben Mendelsohn in “Come un tuono”, 2012).
Bradley Cooper interpreta Avery.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Please stay” – The Cryin’ Shames (1966) – ASCOLTA SU YOUTUBE
THE RAINMAKER (L’uomo della pioggia)

diretto da Francis Ford Coppola (1997) – Ci sono mille battaglie etiche da combattere per chi voglia intraprendere un’autentica vita filosofica. Sistemi sociali basati sulla corruzione e su osceni vantaggi a favore dei poteri forti ce ne sono a bizzeffe. E si possono combattere da innumerevoli posizioni: come giornalisti, come uomini di legge, come privati cittadini.
In fin dei conti, il punto di partenza non conta davvero tanto, purché si sappia di dover andare fino in fondo e di dover correre sempre rischi enormi. Gli spregiudicati e cinici individui alla guida di questi meccanismi di privilegio e sopraffazione sono disposti a tutto per continuare a galleggiare nell’oro a scapito dei poveretti.
“Ogni avvocato, almeno una volta, in ogni causa, sente di superare una linea e lui non intende veramente superarla. Capita. Se lo fai parecchie volte, la linea sparisce per sempre, poi sei solo un’altra barzelletta sugli avvocati, un altro pescecane nell’acqua sporca“ (Rudy Baylor interpretato da Matt Damon in “L’uomo della pioggia – The rainmaker”, 1997).
Danny DeVito interpreta Deck Shifflet.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1995 di John Grisham.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Sharks” – Elmer Bernstein (1997) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE READER (A voce alta)

diretto da Stephen Daldry (2008) – E’ un imperativo filosofico quello di evitare di cadere in descrizioni manichee della realtà. Molto difficilmente il male è sempre e solo male (e viceversa: il bene assoluto difficilmente risiede in questo mondo). Quasi sempre prevalgono i toni del grigio (fra il bianco e il nero) e le commistioni.
Tenere la mente aperta a una comprensione più articolata e profonda della realtà non è assolutamente revisionistico (accusa mossa agli autori di questo film da qualche esagerato critico cinematografico), ma è un fondamentale esercizio di libertà di pensiero. Aderire a schematismi preordinati è molto comodo (e scarica la coscienza da qualsiasi responsabilità), ma sacrifica il valore dell’intelletto puro.
“Io sarò l’unico angelo di cui avrai bisogno; e quando lascerai questa vita sarai ancora più bella di quando ne sei entrata. Il cielo ti ricondurrà a sé e guardandoti dirà: c’è solo una cosa capace di far di noi esseri completi e quella cosa è l’AMORE!“ (Michael Berg interpretato – da giovane – da David Kross in “The reader – A voce alta”, 2008).
Kate Winslet interpreta Hanna Schmitz (per questa interpretazione Winslet ha vinto il Premio Oscar per la miglior attrice nel 2009).
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1995 di Bernhard Schlink.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “If you could read my mind” – Gordon Lightfoot (1970) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE ROAD

diretto da John Hillcoat (2009) – Lo scenario è apocalittico, deprimente, angosciante, insopportabile. C’è stata una catastrofe, ma non sappiamo quale. Gli esseri umani sono quasi scomparsi. I pochi rimasti sopravvivono fra stenti, vagabondaggi, atti di cannibalismo e malattie terribili. Un uomo e il figlio piccolo camminano per settimane verso la costa (non si sa dove), affrontando mille insidie fra cui gli attacchi di altri morti di fame.
Uno fra i tanti importanti messaggi filosofici contenuti in questa intensa pellicola cinematografica è il richiamo a essere consapevoli delle grandi comodità disponibili attualmente in molte parti del mondo e l’avvertimento a non darle mai troppo per scontate.
“Chiunque abbia creato l’umanità, non troverà alcuna umanità qui“ (Il vecchio interpretato da Robert Duvall in “The road”, 2009).
Viggo Mortensen interpreta il protagonista (adulto senza nome).
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 2006 di Cormac McCarthy.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “The road” – Nick Cave & Warren Ellis (2009) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE SHINING (Shining)

diretto da Stanley Kubrick (1980) – L’equilibrio mentale del protagonista è messo a dura prova dal prolungato isolamento in un grande hotel di montagna, chiuso per l’inverno e affidato alla sua custodia (con sua moglie e il figlio piccolo). Il punto di rottura è causato in Jack dalla frustrazione di non riuscire a scrivere il romanzo con cui, nella sua fantasia, vorrebbe dare una svolta a quell’umile vita da custode.
Tuttavia, l’uomo non ha compiuto un lavoro su di sé. E questa mancanza di impostazione filosofica della sua vita gli causa molte incapacità, anche come romanziere. Soprattutto, ha una evidente difficoltà ad accettare il mancato soddisfacimento delle sue aspirazioni. Poi, nel film, ci sono suggestioni misteriose e inquietanti, con cui la vicenda diventa ancor più opaca e sinistra allorché esse si legano alle capacità telepatiche del bambino e del capocuoco dell’albergo (uno degli ultimi a lasciare l’Overlook Hotel prima della lunga chiusura invernale).
“Sai, mi viene in mente quando ero ancora bambino. Mia nonna e io riuscivamo a fare delle lunghe conversazioni senza mai aver bisogno di aprire la bocca. Diceva fosse lo “shining”, la “luccicanza”. E per molto tempo io credetti fossimo solo noi due ad averla, la luccicanza. Proprio come tu credi di averla tu e basta. Ma ce l’hanno anche tanti altri, invece. Forse non lo sanno oppure non ci credono. Da quanto tempo hai capito di averla? Avanti, perché non ne vuoi parlare?“ (il capocuoco dell’Overlook Hotel, Dick Halloran, interpretato da Scatman Crothers in “Shining”, 1980).
Jack Nicholson interpreta Jack Torrance.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1977 di Stephen King.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Midnight, the stars and you” – Ray Noble and his Orchestra con la voce di Al Bowlly (1934) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE SIXTH SENSE (Il sesto senso)

diretto da M. Night Shyamalan (1999) – Il sesto senso è probabilmente una capacità di connessione profonda con la realtà celata sotto le superficiali impressioni dei cinque sensi ordinari. È una capacità di comunicazione con le cose e con gli altri esseri, forse anche con una intera dimensione “altra”. E’ una facoltà di integrazione olistica di cui gli esseri umani hanno perso l’uso dopo l’insorgenza della parola (diventata la loro forma di comunicazione dominante).
Il sesto senso si ripresenta sporadicamente in alcuni soggetti e, forse, può essere “filosoficamente” coltivato con un lungo lavoro su di sé fatto di meditazione, pulizia mentale, attenzione e atteggiamenti di apertura, disponibilità, “ascolto”.
“Dovevamo fare un disegno su quanto volevamo. Ho disegnato un uomo ferito al collo da un altro uomo con un cacciavite. Tutti si sono sconvolti. Hanno fatto una riunione. Mamma si è messa a piangere. Non disegno più così. Disegno gente sorridente, cani in corsa… arcobaleni… Non fanno le riunioni per gli arcobaleni!“ (Cole Sear interpretato da Haley Joel Osment in “The sixth sense – Il sesto senso”, 1999).
Bruce Willis interpreta Malcolm Crowe.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Sixth sense” – Imelda May (2017) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE TALENTED MR. RIPLEY (Il talento di Mr. Ripley)

diretto da Anthony Minghella (1999) – Una vita di menzogne, raggiri, personificazioni fraudolente e truffe. Una vita così scapestrata da esigere, prima o poi, un cospicuo prezzo di compensazione. Magari il soggetto privo di scrupoli, nel suo giocare costantemente con carte contraffatte, potrebbe pure farla franca per molti anni (e pure godersi la vita), ma poi dovrà fronteggiare la catastrofe, quando tutti i nodi verranno al pettine.
Ovviamente, ciò non vuol dire vivere rettamente solo perché incombe quel prezzo da pagare. Una vita filosofica è scelta perché retta, a prescindere dalla minaccia di prezzi finali.
“Tom è un mistero. Tom non è una nullità. Tom ha dei segreti e non vuole dirmeli, ma vorrei me li dicesse. Tom ha degli incubi. Questa non è una cosa bella… Tom è amato da qualcuno. Questa sì, è una cosa bella! Mh… Tom mi stringe, mi soffoca… Tom, così mi soffochi! Tom!!” [poi i due non sono più inquadrati, ma si intuisce l’esito: Tom Ripley, piangendo, strangola Peter] (Peter Smith-Kingsley interpretato da Jack Davenport in “Il talento di Mr. Ripley”, 1999).
Matt Damon interpreta Tom Ripley.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1995 di Patricia Highsmith.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Lullaby for Cain” – Sinead O’Connor (1999) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE TRUMAN SHOW

diretto da Peter Weir (1998) – E’ capitato a molti di noi di avere la sensazione di far parte di un film, di una messinscena, di una grande e onnicomprensiva rappresentazione teatrale. E’ una sensazione ricorrente soprattutto quando nella vita “reale” accadono episodi strani, anomali, surreali, “da fiction”. In questa pellicola, il protagonista è veramente – a sua insaputa – in uno show televisivo, sin dalla nascita.
Quindi la situazione incredibile di cui fa parte è assoluta, totalizzante. Detto ciò, ritrovarsi o meno in un programma televisivo perennemente in onda, in tutte le 24 ore della giornata, potrebbe non fare alcuna differenza. In onda o non in onda, la vita è comunque una monumentale illusione.
“Siamo veramente stanchi di vedere attori capaci solo di darci false emozioni, esauriti da spettacoli pirotecnici o effetti speciali. Anche se il mondo in cui si muove è per certi versi falso, simulato, non troverete nulla di non veritiero in Truman. Non c’è copione, non esistono gobbi. Non sarà sempre Shakespeare, ma è autentico. È la sua vita“ (Christof interpretato da Ed Harris in “The Truman Show”, 1998).
Jim Carrey interpreta Truman Burbank.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Dreaming of Fiji” – Philip Glass (2009) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE WALK

diretto da Robert Zemeckis (2015) – E’ la storia (vera) del funambolo Philippe Petit, il quale all’età di 24 anni, il 7 agosto 1974, percorre una fune sospesa nel vuoto fra le Twin Towers (le torri gemelle del World Trade Center di New York abbattute, poi, dagli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001).
“La gente mi chiede: <Perché rischi la morte?>… Per me questa è la vita!“ (Philippe Petit interpretato da Joseph Gordon-Levitt in “The walk”, 2015).
E’ la storia di una passione divorante: quella per una ‘tecnica’ rischiosa e difficile come il camminare su funi sospese, nel vuoto, senza alcuna protezione. Ed è anche il caparbio perseguimento di un sogno: quello di compiere un’impresa unica al mondo.
Non è difficile leggere il gesto straordinario di Petit come una perfetta metafora su come si può intendere la vita: una camminata in bilico su un cavo d’acciaio, dove ogni piccolo scostamento, mancanza d’attenzione o perdita di equilibrio può condurre alla catastrofe. E’ una visione filosofica molto particolare… e impegnativa.
Joseph Gordon-Levitt interpreta Philippe Petit.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “The walk” – Sawyer Brown (1981) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
THE WATCH

diretto da Jim Donovan (2008) – Uno dei motivi portanti di questo film riguarda la tensione insopportabile causata dalle situazioni di isolamento umano (un tema efficacemente affrontato in The Shining). Il punto focale, in questo film televisivo (una ragazza svolge il compito di guardaparco per potersi dedicare, nelle lunghe pause dal lavoro, a una tesi universitaria da terminare in un mese), è la riemersione incontrollata di un passato non risolto.
Un passato rivissuto come eruzione psichica proprio in una innaturale situazione di stress, isolamento e pressione psicologica. Dal nostro punto di osservazione filosofica, invece, i periodi di solitudine sono da considerare – in prevalenza – proficui momenti di raccoglimento, revisione, persino di purificazione.
“Siamo sempre tragicamente soli, come spuma delle onde illusa di essere sposa del mare e invece ne è solo concubina” (Charles Pierre Baudelaire).
Clea DuVall interpreta Cassie.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Lonely in the woods” – Mouche Amadi (2020) -> ASCOLTA SU YOUTUBE

THE WHOLE TRUTH (Una doppia verità)
diretto da Courtney Hunt (2016) – La parola verità (truth) è nel titolo del film. Una parola a cui si accompagnano tantissimi concetti di grande problematicità. Cosa è la verità? Esiste la verità? O esistono solo nostre oscillanti interpretazioni di una idea troppo alta, inafferrabile? Il film non arriva a occuparsi di questa insolubile questione filosofica, ma comunque suggerisce (come tanti altri film) una serie di interrogativi correlati a questa tematica sempre intrisa di grande fascino e suggestione.
“Una bugia fa in tempo a compiere mezzo giro del mondo prima di quando la verità riesca solo a mettersi i pantaloni” (Sir Winston Churchill).
Renée Zellweger interpreta Loretta Lassiter.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Can you lose by following God” – Whole Truth (1974) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
TO KILL A MOCKINGBIRD (Il buio oltre la siepe)

diretto da Robert Mulligan (1962) – Nessuna filosofia può accettare il giudizio (il pregiudizio) da parte di chicchessia sul colore della pelle o sul credo religioso di altri individui. Le persone (tutte) vanno giudicate unicamente per le loro azioni. Poi, quale tipo di giudizio si applichi alle azioni (e con quali criteri) è un altro discorso, estremamente articolato e complesso.
La semplice nozione del non giudizio basato su pelle e credo (sono solo esempi di una casistica più ampia), non riesce ad affermarsi universalmente, rivelando i profondi guasti delle menti umane e dei consessi sociali dove imperano approssimazione, malafede, superficialità e gravi disonestà intellettuali.
“I grandi spiriti hanno sempre trovato la violenta avversione dei mediocri, i quali non sanno capire l’uomo incapace di accettare pregiudizi ereditati, l’uomo il quale, con onestà e coraggio, usa la propria intelligenza” (Albert Einstein).
Gregory Peck interpreta Atticus Finch.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1960 (vincitore del Pulitzer Prize) di Harper Lee.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Mockingbird” – Eminem (2004) -> ASCOLTA SU YOUTUBE

TRASH
diretto da Stephen Daldry (2014) – Il riscatto di un ragazzo (e di due suoi amici) la cui situazione alla nascita è segnata da immensa miseria, in uno dei posti più poveri del mondo (le favelas di Rio de Janeiro) è al centro di questo originale film. La trama punta sul concetto di reversibilità del destino.
Ovviamente, andare contro un percorso gravemente segnato da condizioni di partenza così vincolanti e opprimenti richiede un bagaglio di valori fortissimi e un’altrettanto incrollabile determinazione. Un bell’insegnamento filosofico su come tutto (o quasi) sia sempre possibile.
“Dove ci sono corruzione e ingiustizia ci sono anche i soldi!” (padre Juilliard interpretato da Martin Sheen in “Trash”, 2014).
Rooney Mara interpreta Olivia.
Il film è basato su un omonimo romanzo del 2010 di Andy Mulligan.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Trash” – Suede (1996) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Film lettera U

ULTIMO TANGO A PARIGI (LAST TANGO IN PARIS)
diretto da Bernardo Bertolucci (1972) – Il sesso è una pratica a forte rischio di alienazione ed è facile reciderla nettamente dalla sfera di relazione profonda, di scambio, di condivisione affettiva. Per esempio, la pornografia, a differenza dell’erotismo, è proprio una delle espressioni di estraniazione del sesso, insieme, ovviamente, alla prostituzione (con altri fini, ovviamente).
Queste forme di alterazione della sessualità raccontano molto del mondo da noi creato e di come le nostre menti siano capaci di partorire ossessioni, compulsioni e paranoie. Il film bordeggia fra intenso erotismo e forme alienate di sessualità, in una dimensione dove incombe il rischio di precipitare in sfoghi incattiviti e sterilmente fini a sé stessi.
“Il tema della pubblicità è la giovane coppia: la coppia prima del matrimonio senza figli, poi la stessa coppia dopo il matrimonio coi bambini. Il matrimonio, insomma: il matrimonio perfetto, ideale, riuscito. Cosa trovavi fra le mura buie delle chiese? Un marito distrutto dalle responsabilità e una moglie musona. Invece, adesso, il matrimonio della pubblicità è un matrimonio sorridente“ (Jeanne interpretata da Maria Schneider in “Ultimo tango a Parigi”, 1972).
Marlon Brando interpreta Paul.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Last tango in Paris” – Gato Barbieri (1972) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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V

VERTIGO (La donna che visse due volte)
diretto da sir Alfred Hitchcock (1958) – In questa pellicola cinematografica Kim Novak recita la parte di Madeleine Elster e quella di Judy Barton. Sono due parti, ma la donna dei due differenti ruoli è la stessa, anche all’interno della trama del film. Questo espediente suggerisce molti temi filosofici legati alla doppiezza, una condizione concessa solo agli esseri umani, non agli altri animali.
In realtà, il mondo è fatto in modo da consentire agli esseri umani di interpretare ben più di due personaggi, perché abbigliamento, atteggiamento, modo di parlare, movenze caratterizzanti e molti altri elementi sono tutti “artificiali” (o comunque possono essere posticci). Si tratta di un nucleo di tematiche filosofiche intorno alla questione identitaria, cioè intorno al “quid” con cui una persona si definisce rispetto a tutte le altre persone.
“Da soli si può andare in giro. In due si va sempre da qualche parte“ (Madeleine Elster / Judy Barton interpretata da Kim Novak in “La donna che visse due volte”, 1958).
James Stewart interpreta John “Scottie” Ferguson.
Il film è basato sul romanzo del 1954 D’entre les morts (La Donna che Visse Due Volte) di Boileau-Narcejac.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Vertigo” – Alice Merton (2021) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Film lettera W

WHAT MAISIE KNEW (Quel che sapeva Maisie)
diretto da Scott McGehee (2012) – Il film presenta intrecci sorprendenti e sovrapposizioni di ritorno da cui emerge la non linearità degli eventi umani, in particolar modo quando si tratta di sentimenti e di relazioni. Il groviglio crea molto turbamento in una incolpevole bambina, la quale si trova sottoposta alla non poco comune sfida di dover crescere prima del tempo, per riuscire a salvaguardare sé stessa e il proprio equilibrio. Le relazioni non sono un gioco. I figli non sono un gioco.
“Noi non abbiamo ereditato il mondo dai nostri padri, ma lo abbiamo avuto in prestito dai nostri figli e a loro dobbiamo restituirlo migliore di come lo abbiamo trovato” (Barone Robert Baden-Powell citando un antico detto Masai).
Julianne Moore interpreta Susanna.
Il film è un adattamento moderno dall’omonimo romanzo del 1897 di Henry James.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “If she knew what she wants” – The Bangles (1986) -> ASCOLTA SU YOUTUBE

WHATEVER WORKS (Basta che funzioni)
diretto da Woody Allen (2009) – Come con gran parte dei film del regista, sceneggiatore e commediografo newyorkese, siamo davanti a una acuta rappresentazione delle nevrosi, delle paranoie, delle solitudini e delle follie tipiche della vita nelle grandi metropoli. Il compito di chiunque voglia condurre una vita filosofica è di mantenere – il più possibile – almeno un certo equilibrio, una sana ironia e una lucida attenzione, perché i grandi agglomerati sociali sembrano fatti apposta per determinare stati di follia e di profonda alienazione.
“La gente rende la vita peggiore di quanto dovrebbe essere e credetemi è già un incubo senza bisogno del suo aiuto, ma in definitiva, mi dispiace dirlo, la nostra è una specie fallita“ (Boris Yellnikoff interpretato da Larry David in “Basta che funzioni”, 2009).
Evan Rachel Wood interpreta Melodie St. Ann Celestine.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Meninha flor” – Charlie Byrd (1999) -> ASCOLTA SU YOUTUBE

WHIPLASH
diretto da Damien Chazelle (2014) – Il tema (straripante) del film è la disciplina (e l’autodisciplina). Un giovane e ambizioso studente di batteria (uno strumento musicale fra i più impegnativi) viene sottoposto a esercitazioni assolutamente disumane per durata, impegno e assurda ricerca della perfezione. La nostra filosofia predica la meticolosità, la dedizione e anche il raffinamento accuratissimo dei gesti artistici, ma nel caso rappresentato in questo film, si precipita in qualcosa di non più filosofico bensì marcatamente patologico.
Il confine fra le due dimensioni (perfezionismo e ossessione) è piuttosto sottile e, quindi ogni addestramento richiede vigilanza (e auto-vigilanza) proprio per evitare di scadere nella mania disfunzionale. Il ruolo del giusto mentore diviene cruciale, perché se egli (qui interpretato da J. K. Simmons in una performance da premio Oscar come attore non protagonista) è il primo a non mostrare equilibrio e saggezza, allora l’allievo ha poche speranze di salvarsi.
“Io ero lì per spingere le persone oltre le loro aspettative, era quella la mia assoluta necessità. Altrimenti avremmo privato il mondo del futuro Luis Armstrong o del futuro Charlie Parker” (Terence Fletcher interpretato da J. K. Simmons in “Whiplash”, 2014).
Miles Teller interpreta Andrew Neiman.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Intoit” – Stan Getz -> ASCOLTA SU YOUTUBE
WONDER WHEEL (La ruota delle meraviglie)

diretto da Woody Allen (2017) – La vita è un carosello, una ruota delle meraviglie. Non basta avere le carte giuste: la cosa più importante è saper giocarle mentre la ruota gira e gira e gira (mentre la vita va avanti da sola e le situazioni si rincorrono). Anzi, non solo saper giocare le carte è più importante rispetto ad averle giuste ma, a volte, è sufficiente saper giocare senza nemmeno avere le carte.
Ancora una volta, Woody Allen organizza una macchina cinematografica perfetta per render chiara la grottesca e beffarda natura dell’esistenza umana. Le situazioni fanno capriole su loro stesse e i personaggi controllano poco le loro vite, fatte, tra l’altro, di innumerevoli difetti e imperfezioni.
“Io non faccio la cameriera, io interpreto una cameriera“ (Ginny Rannell interpretata da Kate Winslet in “La ruota delle meraviglie – Wonder Wheel”, 2017).
Jim Belushi interpreta Humpty Rannell.
Brfano suggerito (non nella colonna sonora): “Wonder wheel” – Josh Joplin (2002) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Z

ZODIAC
diretto da David Fincher (2007) – Il film riprende la storia vera di un serial killer (mai scoperto) noto come Zodiac Killer le cui delittuose gesta hanno avuto luogo nell’area di San Francisco a cavallo fra gli anni ’60 e ’70. Questa sordida vicenda è l’occasione per riflettere su cosa possa accadere alla mente umana quando le capacità logiche risultano completamente sganciate da etica e sentimenti.
Persone anche dotate di brillante raziocinio possono arrivare a impegnarsi in imprese efferate e sciaguratamente gratuite. Uccidere diventa un gioco persino raffinato con cui sfidare il consesso civile e le forze dell’ordine.
“Uccidere è una pulsione irrefrenabile: per quanto lui cerchi d’ignorarla non può resisterle; ce l’ha nel sangue“ (Melvin Belli interpretato da Brian Cox in “Zodiac”, 2007).
Il film è basato sui libri Zodiac (1986) e “Zodiac Unmasked” (2002) di Robert Graysmith.
Robert Downey Jr. interpreta Paul Avery.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Soul sacrifice” – Santana (1969) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Titoli con Numeri

21 GRAMS (21 grammi)
diretto da Alejandro González Iñárritu (2003) – La vita e la morte. Le imprevedibili e impercettibili differenze in grado di causare l’una (la vita) o l’altra (la morte). Il battito del cuore. Lo spostamento del cuore da un corpo a un altro. Il peso dell’anima (21 grammi secondo uno studio realizzato dal dottor Duncan MacDougall).
“Così, è questa la sala d’attesa della morte. Questi assurdi tubi. Gli aghi sulle braccia. Cosa ci faccio in questo club di quasi cadaveri? Cosa c’entro io con loro? Non so più dire quando tutto è iniziato, né quando finirà. Chi sarà il primo a dire addio alla vita? Quello lì in coma? O io?“ (Paul Rivers interpretato da Sean Penn in “21 grammi”, 2003).
Naomi Watts interpreta Cristina Peck.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “21 grams” – Thundamentals (2017) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
1408

diretto da Mikael Håfström (2007) – La morale del film è senza dubbio “non giocare col fuoco“. Il protagonista – pur scrivendo libri su luoghi stregati – è uno scettico e non crede affatto alle presenze demoniache o agli spiriti infestanti di cui narra nei suoi scritti. Perciò, si reca, a cuor leggero, al fine di includerla in un suo nuovo libro, in una famigerata stanza d’albergo sulla cui porta campeggia il numero del titolo del film.
Ovviamente, il malcapitato diviene protagonista di una serie spaventosa di eventi sempre più estremi e quella stanza si trasforma in una maledetta trappola.
“Le camere d’albergo sono inquietanti per definizione. Ma ti pare? Quante persone hanno dormito in quel letto prima di te? Quante di loro erano malate? Quante di loro sono impazzite? Quante di loro sono morte?“ (Michael “Mike” Enslin interpretato da John Cusack in 1408).
Samuel L. Jackson interpreta Gerald Olin.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1999 di Stephen King.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Hotel room service” – Pitbull (2009) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
2001: A SPACE ODYSSEY (2001: Odissea nello spazio)

diretto da Stanley Kubrick (1968) – E’ nella natura umana lo slancio insaziabile a superare i propri limiti e a effettuare sempre nuove scoperte. Fa altresì parte della natura umana l’ipotesi di non esser soli nell’universo, accompagnata – l’ipotesi – persino dal sospetto di una vera e propria nostra discendenza da creature viventi (magari tuttora viventi su altri lontani pianeti).
La proiezione verso lo spazio infinito è affascinante in tutte le sue declinazioni e la fantascienza è essa stessa una espressione filosofica ricca di spunti interminabili.
“Ho preso delle decisioni molto discutibili ultimamente… ma posso assicurartelo: il mio lavoro tornerà a essere normale. Ho ancora il massimo entusiasmo e la massima fiducia in questa missione, e voglio aiutarti. [David inizia a disconnettere HAL] David… Fermati… ti prego… Fermati, David. Vuoi fermarti, David? Ho paura… Ho paura, David… David… La mia mente se ne va… Lo sento… Lo sento… La mia mente svanisce. Non c’è alcun dubbio… Lo sento. Lo sento. Ho paura… Buongiorno, signori. Io sono un elaboratore HAL 9000. Entrai in funzione alle Officine H.A.L. di Verbana, nell’Illinois, il 12 gennaio 1992. Il mio istruttore mi insegnò anche a cantare una vecchia filastrocca. Se volete sentirla, posso cantarvela“ (il supercomputer di bordo della nave spaziale Discovery HAL 9000 interpretato dalla voce di Douglas Rain – originale in inglese – e Gianfranco Bellini – doppiaggio in italiano – in “2001: Odissea nello spazio”, 1968).
Keir Dullea interpreta David Bowman.
Il film è ispirato al racconto breve del 1951 The Sentinel di Arthur C. Clarke.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Space oddity” – David Bowie (1969) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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