
Film A-F
Il cinema suggerisce una gran quantità di modi originali e sorprendenti di vedere le cose e la vita. Inoltre, suggerisce l’idea (non poco allettante) di poter stare in questo mondo come recitando in un film. Ciò non solo nel senso di prendere l’esistenza – tutta – come una faccenda assai relativa, ma anche di vederla come sempre aperta a mille possibilità e situazioni inattese. Qui di seguito, in ordine alfabetico, alcuni film (con nostre brevi annotazioni) capaci di cambiare la vita allo spettatore in virtù d’una trama straordinaria o anche – talvolta – d’una sola scena o persino d’una sola battuta. “Dopotutto, domani è un altro giorno“ (Rossella O’Hara interpretata da Vivien Leigh in “Via col vento”, 1939).
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A
A BEAUTIFUL MIND

diretto da Ron Howard (2001) – Questa nostra rassegna cinematografica parte in media res. Ecco, infatti, un film in cui la “mente” (notevole tema filosofico) è assoluta protagonista. Si tratta della mente di un illustre matematico, vissuto realmente (1928 – 2015). La mente è pure nel titolo dell’opera (“mind“). Quindi è utile un clic sulla parola greca <hēgemonikón>, per affacciarsi sulla sezione PAROLE G-O di questo sito.
LA MENTE
Non importa quanto una mente sia brillante, acuta, rigorosa. Pure una mente così – come tutte – non può essere lasciata a se stessa e deve essere accudita. La mente umana, infatti, è una macchina delicata. Lo è come risultato di millenni in cui è stata ipertrofizzata e sovraccaricata. Lo dimostrano gli innumerevoli casi di suo malfunzionamento e devianza (quante persone fuori di testa!). Più il ‘marchingegno’ collocato nella scatola cranica è sofisticato e sovradimensionato più esso richiede cure e attenzioni. Una persona mentalmente semplice e un bambino hanno bisogno di cure minori rispetto a un geniaccio esuberante. Ma noi umani facciamo il contrario, trattando i bambini (e i semplici) come deficienti da sorvegliare, mentre riteniamo gli “intellettualmente superdotati” ben capaci di badare perfettamente a loro stessi.
LA CURA
Così come un motore potente e sofisticato è capace di performance sbalorditive, ma deve essere sottoposto a continue manutenzioni, allo stesso modo una mente eccelsa ha bisogno di costante monitoraggio. Lo stesso cervello capace di elaborare ragionamenti notevoli può presentare, su altri fronti (per esempio, le relazioni con gli altri o con le faccende domestiche), aspetti altamente problematici. Perciò, nessun uomo può essere ridotto alla quantità di materia grigia e alla sua potenza di “calcolo logico”.
Un caso positivo (cioè quello di una mente a tutto tondo, non solo superspecializzata in un unico settore), sta nella grandezza di Albert Einstein, ben oltre la sua già notevole ‘statura’ come fisico. Basta leggere le sue riflessioni al riguardo dell’umanità per annoverarlo fra i grandi, in assoluto, non solo fra i grandi della scienza.
“Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi“ (Albert Einstein).
Ne sappiamo meno, essendo trascorsi circa 25 secoli, ma Socrate * (al quale è intitolato questo sito) probabilmente è stato un altro geniaccio capace di non perdere la bussola, nemmeno davanti alla condanna a morte inflittagli da un manipolo di invidiosi.
PROBLEMI DELLA RAGIONE
Il senso di realtà, la capacità di adattamento e il saper stare al mondo non dipendono quasi per nulla dall’intelligenza pura (quella misurata come QI). Anzi, le strette facoltà mentali possono perfino costituire un ostacolo al senso di realtà. Più il pensiero razionale <diánoia> è sviluppato più le altre facoltà della persona (empatia, affettività, sensibilità) rischiano di diminuire. Proprio per questo, menti ‘superiori’ necessitano di superiori attenzioni. Si tratta di cervelli spinti verso i loro limiti, stressati, sottoposti a una tensione <tónos> altissima. Einstein, proprio con la sua apertura verso altri orizzonti di pensiero (al di là della scienza) si è preso CURA DI SÉ e della sua portentosa intelligenza.
RAGIONE E SENTIMENTO
“Forse è bello avere una grande intelligenza, ma il dono più importante è scoprire un grande cuore“ (John Forbes Nash interpretato da Russell Crowe in “A beautiful mind”, 2001).
Il film racconta la storia vera di un grande matematico, il quale avrebbe dovuto prendersi CURA DI SÉ e dei suoi “disturbi” prima di arrivare a soffrirne in modo straziante e invalidante. Invece, Nash (di lui narra la pellicola) ascolta persino voci imprecisate (sono solo nella sua testa), e non si tratta di manifestazioni del <daimōn> socratico. Forse non sarebbe stato un grande matematico se non avesse dedicato tutto sé stesso agli studi, trascurando la propria salute mentale e immolando il proprio cervello alla causa scientifica. Ma sarebbe stato comunque un grande uomo. Quasi certamente più felice.
Jennifer Connelly interpreta Alicia Larde Nash.
Il film è ispirato all’omonimo libro del 1998 di Sylvia Nasar.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Where is my mind” – Pixies (1988) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
ABOUT SCHMIDT (A proposito di Schmidt)

diretto da Alexander Payne (2002) – Una buona vecchiaia è un obbiettivo <télos> della vita filosofica. In questo senso, gli anni precedenti l’invecchiamento devono essere una preparazione, un addestramento <áskēsis>. Sono, cioè, il tempo utile ad affinare il modo di pensare, di agire e soprattutto di “reagire” agli eventi (esterni, ma anche “interni”, come lo sono, per esempio, gli stati d’animo, i sentimenti, gli affetti).
Il lavoro filosofico da compiere durante la “vita giovane” è propedeutico alla CURA DI SE.
Per anni impiegato in una compagnia assicurativa, Warren Schmidt, va in pensione e resta vedovo dopo 42 anni di matrimonio. Non ha mai compiuto su di sé un’opera di “tirocinio” e di apprestamento alla senilità. Così deve fare i conti con un passato insoddisfacente e deve affrontare un futuro non promettente. Cerca di rimediare, ma non è facile.
“Ma io quando mai ho fatto la differenza? C’è una cosa al mondo migliorata grazie a me?“ (Warren Schmidt interpretato da Jack Nicholson in “A proposito di Schmidt”, 2002).
LA VECCHIAIA
Sull’argomento della vecchiaia, si legga Cato Maior de senectute, opera scritta da Marco Tullio Cicerone * nel 44 a.C., ovvero poco prima della morte di Cicerone stesso, e dedicata all’amico Attico. Raccomandabile, inoltre, “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde da cui è stato tratto – fra gli altri – un film del 1945 diretto da Albert Lewin.
Kathy Bates interpreta Roberta Hertzel.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Old man” – Neil Young (1972) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
ABSOLUTE POWER (Potere assoluto)

diretto da Clint Eastwood (1997) – Ci può essere qualcosa di ‘filosofico’ nella vita di un ladro? Lasciando per un attimo da parte il disvalore in sé del furto e ignorando anche le sue motivazioni (per esempio, uno stato di assoluta necessità oppure una scelta “politica” come quella di <sottrarre ai ricchi per dare ai poveri>), un malvivente può, comunque, essere “elegante”, capace di non commettere violenze nonché particolarmente dedito a coltivare virtù (“aretè“) quali scrupolosità, esattezza, perfezione del gesto.
TROPPO POTERE
Comunque, questo film si occupa dell’arroganza del potere. E della corruzione morale del potere. Infatti, oltre al sobrio e perspicace ladro (testimone involontario della brutale uccisione d’una donna), al centro della vicenda c’è addirittura il presidente degli Stati Uniti (interpretato da Gene Hackman). Questi vuole sedurre la moglie d’un amico, ma la serata finisce, soprattutto per la donna, nel peggiore dei modi, complice qualche bicchiere alcolico di troppo.
La faccenda si ingarbuglia rapidamente, così devono intervenire i servizi segreti per “coprire” il delitto, ignari di agire sotto gli occhi del ladro di preziosi (nascosto dietro una parete). Insomma, il ladro di alto profilo è quasi un gentiluomo se paragonato al torbido e depravato presidente.
Per molti filosofi della Grecia antica e della Roma imperiale, il comportamento di condottieri e governanti è un tema a dir poco cruciale. Tutta la cultura della CURA DI SÈ nasce proprio come formazione etica dei giovani destinati al potere.
“Siamo troppo vecchi per raccontarci puttanate“ (Luther Whitney interpretato da Clint Eastwood in “Potere assoluto”, 1997).
Di capitale importanza (sul tema della formazione) il testo “Alcibiade” di Platone, riguardante, appunto, l’acerbo e inesperto Alcibiade destinato a diventare un leader della Grecia antica e, perciò, da formare e far crescere anche eticamente.
Laura Linney interpreta Kate Whitney (figlia di Luther).
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1996 di David Baldacci.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “The power” – Snap! (1990) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
A CLOCKWORK ORANGE (Arancia meccanica)

diretto da Stanley Kubrick (1971) – E’ facile cadere in interpretazioni filosofiche – erroneamente di stampo ‘nietzschiano’ – della scellerata vicenda criminale e psicopatologica del protagonista del film. In realtà, il disgraziato Alex vive esattamente al contrario di quanto farebbe un “nostro” filosofo. Infatti, si scatena in orrende e gratuite violenze al solo scopo di procurarsi emozioni forti, di breve durata. Tuttavia, c’è molto di filosofico, invece, nel prezzo a lui richiesto (dalla vita) quando, poi, deve subire le comprensibili “retribuzioni” da parte di tutte le sue vittime.
Non si tratta di una vera e propria forma di giustizia (“dikayosine“), ma si afferma comunque una legge universale: tutte le scelte, prima o poi, hanno conseguenze.
“Stai attento. Stai bene attento, oh Dim, se della vita la continuazione a cuor ti sta“ (Alexander DeLarge interpretato da Malcom McDowell in “Arancia meccanica”, 1971).
Da molti decenni si è affermato, per indicare questa legge generale del destino, il termine “karma“, anche se esso non sarebbe il più calzante. Comunque, lo indichiamo qui perché, per gli stoici dell’antichità, il concetto di fato è di grande importanza. Vedere anche “heimarmene” nella nostra sezione PAROLE G-O.
Inoltre, è buona l’occasione per accennare a una certa vicinanza di alcuni temi del pensiero religioso/filosofico indiano alla speculazione greco-antica a cui in questo sito si fa ampio riferimento.
Patrick Magee interpreta Frank Alexander.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1962 di Anthony Burgess.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Secondo movimento” dalla Sinfonia 9 in re minore op. 125 – Ludwig van Beethoven (1824) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
A FISH CALLED WANDA (Un pesce di nome Wanda)

diretto da Charles Chrichton (1988) – Questo divertentissimo “classico” cinematografico è un ottimo pretesto per dire una cosa magari urticante: gangster e impostori possono avere un lato filosofico, se dotati di sveltezza, humor, leggerezza, sagacia, intelligenza o altre singole “virtù“. Pensiamo alla iconica figura del “ladro gentiluomo” (vedi anche il film “Potere assoluto”, qui sopra), nei confronti del quale si trascura il reato per apprezzare lo sfoggio di buoni propositi e buone maniere.
Nel film di Crichton non si tratta di gentiluomini, ma di gaglioffi dotati, però, di consistente arguzia e pure di una certa simpatia. Certamente, la presenza di apprezzabili virtù nei malavitosi si verifica di rado. Molto di rado. Ma tanto basta a demolire il preconcetto secondo cui chi delinque è sempre e invariabilmente distante da qualsiasi filosofia di vita. Di pari passo, cade anche il pregiudizio secondo cui nelle fila dei filosofi si annoverano sempre e solo persone “seriose”.
“Sappilo: Aristotele non era belga; e l’essenza del messaggio del Buddhismo non è ‘ogni uomo pensi a sé stesso’; e la London Underground non è un movimento rivoluzionario! Questi sono tutti errori, mi sono informata!“ (Wanda Gershwitz interpretata da Jamie Lee Curtis in “Un pesce di nome Wanda”, 1988).
In chiave scherzosa e umoristica, alcuni passaggi del film possono far venire in mente pure alcune forme della cosiddetta “pazzia divina”. Il riferimento è a quanto espresso dalla parola greca “mania” cioè a uno stato di esaltazione euforica e creativa, a volte pericoloso, ma anche benefico.
John Cleese interpreta Archie Leach.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Main titles” – John Du Prez (1988) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
AFTER HOURS (Fuori orario)

diretto da Martin Scorsese (1985) – Il caos della vita, l’imprevedibilità incombente su ogni situazione, nonché la natura fragile e caduca dei rapporti umani sono rappresentati in maniera strepitosa in quasi cento minuti di colpi di scena, fraintendimenti, coincidenze stupefacenti e ordinarie bassezze metropolitane.
E’ una descrizione impietosa, eppure necessariamente divertente (umorismo nero), dello scenario in cui scivola, al calar delle tenebre, la vita d’una grande metropoli. Le regole diurne (già continuamente minacciate) a notte fonda si rivelano ancor più fragili e vengono ignorate (persino invertite) a vantaggio di rapporti molto più primitivi e tribali.
“Questo non è un libro. È un prolungato insulto. È uno scaracchio in faccia all’arte, un calcio in culo a divinità, bellezza e verità“ (Marcy Franklin interpretata da Rosanna Arquette in “Fuori orario”, 1985).
Il film fotografa senza sconti il radicale cambio di “ethos” fra la dimensione convenzionale del giorno e quella dominata dall’oscurità notturna. Così, non c’è bisogno, per mettere alla prova la propria tenuta caratteriale, di andare nella giungla. La giungla è molto più vicina, a portata di mano: basta attendere il calar del sole. E, quando la vita scivola in uno stato di guerra (perché bisogna guardarsi da tutto e da tutti), si è in grado di misurare il proprio grado di saggezza (“phronesis“).
Si può essere saggi in virtù di una naturale disposizione, magari posseduta da sempre (dalla nascita), o anche grazie a una repentina svolta, giunta senza aver effettuato particolari percorsi per ottenerla. L’altra strada, l’addestramento (“askesis“), è più definita ed è una scelta consapevole.
Griffin Dunne interpreta Paul Hackett.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “After hours” – The Velvet Underground (1969) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
ALIEN

diretto da Ridley Scott (1979) – E’ un sano esercizio filosofico quello di ricordare, ogni tanto, la possibilità di essere, noi, non ‘soli’ nell’universo. Ancor più “filosofico” è tener sempre presente l’inconsistenza del tanto sbandierato primato umano (asseritamente positivo) sulle altre creature.
Ebbene, questo inesistente primato non regge già qui sulla Terra – dove caso mai noi umani primeggiamo in malvagità e turpitudine – ma ancor meno potrebbe reggere al confronto di creature extraterrestri più efficaci nel campo della lotta quotidiana per la sopravvivenza (come mostrato in questo film) oppure più intelligenti (come mostrato in altre pellicole).
La nostre sconfinate autostima (“oiesis“) e arroganza hanno bisogno di ridimensionamenti, con salutari bagni d’umiltà. L’alieno, il diverso, lo sconosciuto, possono improvvisamente evidenziare le nostre enormi limitatezze.
“Ammiro la sua purezza: un superstite non offuscato da coscienza, rimorsi o illusioni di moralità“ (Ash interpretato da Ian Holm in “Alien”, 1979). Un forte riferimento ai limiti imposti dalla coscienza (quando, invece, occorrerebbe determinazione implacabile se si è in lotta per la sopravvivenza) è pure presente in alcuni passaggi enunciati dal colonnello Kurtz nel film “Apocalypse now”, qui sotto).
Questa pellicola di Scott ci porta nello spazio siderale. Così possiamo usarla anche come occasione per evocare una storica nozione dello Stoicismo, quella di “ekpyrosis“. Si tratta di un concetto utile anche su una scala assai meno universale, per esempio a livello individuale. Potremmo immaginare un processo di ciclico rinnovamento e purificazione personale: la distruzione dell’individuo vecchio e superato per far posto alla nascita dell’individuo nuovo e di maggiore valore. Chi abbia studiato qualcosa dell’alchimia e di alcune opere di Carl Gustav Jung troverà molti punti di contatto.
Sigourney Weaver interpreta Ellen Ripley.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “The alien” – Manchester Orchestra (2017) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
A LOVE SONG FOR BOBBY LONG (Una canzone per Bobby Long)

diretto da Shainee Gabel (2004) – Motivi di ispirazione filosofica ce ne sono a bizzeffe in questo film. E’ davvero una vita controcorrente, scelta per principi morali e/o politici, quella del professore di letteratura Bobby Long e del suo assistente Lawson Pines? O si tratta solo di scapestrataggine e dissolutezza?
Di certo, il film racconta una vita trascinata fra partite a scacchi, musica e citazioni poetiche, in un’abitazione quasi in malora. Nonostante ciò, non è esattamente una vita perduta. Forse è più etico l’atteggiamento della diciottenne Purslane “Pursy” Hominy Will – interpretata da Scarlett Johansson – la quale, con i suoi limiti (soprattutto dovuti alla giovane età), cerca di mettere ordine nella trascuratezza alcolica e fumosa dei due ‘adulti’.
“Ricordati una cosa, Purslane: l’erbaccia è solo erbaccia, anche se fa fiori splendidi“ (Lee interpretato da Clayne Crawford in “Una canzone per Bobby Long”, 2004).
Bobby Long è uno dei tanti professori immaginari di cui è piena la storia del cinema (qui ricordiamo George Falconer, interpretato da Colin Firth in “A single man”, e Robert Crawford, interpretato da F. Murray Abraham in “Finding Forrester”). Queste figure suggeriscono molte riflessioni anche sul concetto di istruzione, educazione, insegnamento (“paideia“).
John Travolta interpreta Bobby Long.
Il film è basato sul romanzo “Off Magazine Street” di Ronald Everett Capps.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Love song for Bobby Long” – Grayson Capps (2004) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
AMADEUS

diretto da Milos Forman (1984) – Ecco la precisa fotografia di un talento (persino un genio) afflitto da irrimediabili mancanze di filosofia pratica. Proprio come Wolfgang Amadeus Mozart, altri spiriti, maggiormente qualificati rispetto alla media umana, possono faticare a collimare con gli standard sociali dei mediocri e delle loro miserie (vedi qui sopra A Beautiful Mind). Alla fine, per non poter (o voler) accettare alcuni “intelligenti” compromessi, gli esseri dotati di menti più libere e creative finiscono con il soccombere tragicamente.
“La sua era una musica che non avevo mai udito, espressione di tali desideri, di tali irrefrenabili desideri… mi sembrava di ascoltare la voce di Dio. Ma perché, perché Dio avrebbe scelto un fanciullo osceno quale suo strumento? Era incredibile. Quel pezzo doveva essere un caso, per forza. Guai se non lo fosse stato” (Antonio Salieri interpretato da F. Murray Abraham in “Amadeus”, 1984).
Nessun vero filosofo suggerirebbe mai a Mozart di vendere la propria dignità e purezza, ma di “farsi furbo”, almeno un pochino! Arricchirsi è cosa superflua e volgare, ma non è bello morire di stenti dopo aver composto opere immortali.
In questa vicenda, affiora anche il concetto di “pazzia ispirata”, “mania” divina, poiché lo strepitoso (e precoce) musicista austriaco sembra davvero posseduto da una sublime ispirazione d’origine soprannaturale. Attenzione a non confondere questa ispirazione travolgente con il “daimon” socratico, il quale è un suggeritore interiore più simile a un folletto la cui missione è mettere in allerta – quando necessario – il proprio “ospite”.
Tom Hulce interpreta Wolfgang Amadeus Mozart.
Il film è un adattamento dall’omonima opera teatrale del 1979 di Peter Shaffer.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Requiem in Re minore K 626” – Wolfgang Amadeus Mozart -> ASCOLTA SU YOUTUBE.
A PERFECT WORLD (Un mondo perfetto)

diretto da Clint Eastwood (1993) – Il titolo di questa pellicola è sarcastico poiché tutto, in essa, è ben lontano da ogni perfezione. Sono rappresentati tanti passi falsi. E ci sono pure molti tentativi, sempre deboli e imprecisi, di redenzione. La trama evidenzia la forza prevalente degli eventi rispetto ai vani tentativi di governarli da parte degli esseri umani. Insomma, mantenere dritta la “barra etica” è impresa ardua dinanzi alla forza del destino. Ma questo è, in ultima analisi, il senso della vita filosofica: provarci sempre, con tutte le proprie forze, fallendo pure, ma a testa alta.
“In un mondo perfetto l’avremmo già preso da tanto tempo… In un mondo perfetto non sarebbe neanche successo“ (Red Garnett interpretato da Clint Eastwood in “Un mondo perfetto”, 1993).
Kevin Costner interpreta Robert ‘Butch’ Haynes.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Perfect world” – Talking Heads (1985) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
APOCALYPSE NOW

diretto da Francis Ford Coppola (1979) – È la storia di un colonnello americano di grandissimo talento, ma sopraffatto dalle pressioni di una guerra assurda (Vietnam) e dal proprio ego eccedente. Così afferma l’alto comando militare degli Stati Uniti. Perciò, arriva proprio dall’alto comando americano l’ordine di eliminare fisicamente il colonnello Kurtz, ritenuto mentalmente alla deriva, nella giungla asiatica, dove si è autonominato comandante di un manipolo di ammutinati fuori di testa.
Forse, più semplicemente, è la vicenda di un uomo non disposto a piegarsi a ipocrisie e menzogne. Perciò, quest’uomo eticamente ispirato, si ritrova su un percorso il cui approdo finale (morte per mano dei suoi stessi commilitoni) egli prevede perfettamente – e in qualche misura addirittura auspica – per porre fine alle proprie sofferenze morali. A quest’ultima ipotesi il film allude apertamente.
FILM PAZZO SU UNA GUERRA PAZZA
Il risultato è una pellicola epica, psichedelica, scombussolata come lo è ogni guerra (in particolare questa guerra rappresentata come totalmente demenziale). È una magistrale interrogazione sulla natura umana, dove tutti i protagonisti sono anche caricature di loro stessi.
“Accusare un uomo di omicidio quaggiù era come fare contravvenzioni per eccesso di velocità alla 500 Miglia di Indianapolis“ (Cap. Benjamin L. Willard interpretato da Martin Sheen in “Apocalypse now”, 1979).
Magnifica la figura del tenente colonnello William “Bill” Kilgore (Robert Duvall) interessato egualmente a fare surf e a sterminare il nemico col napalm: “Mi piace l’odore del napalm di mattina. Una volta, una collina, la bombardammo, per dodici ore, e finita l’azione andai lì sopra. Non ci trovammo più nessuno, neanche un lurido cadavere di Viet. Ma quell’odore… si sentiva quell’odore di benzina. Tutta la collina… odorava di… di vittoria“.
Questa pazza, bellissima opera cinematografica fa venire alla mente, fra l’altro, la nozione di “ekpyrosis” sia intesa come ciclica distruzione e rigenerazione universale sia intesa come processo di purificazione personale.
Marlon Brando interpreta Walter E. Kurtz.
Il film è liberamente (e molto vagamente) ispirato al romanzo del 1899 Heart of Darkness (Cuore di Tenebra) di Joseph Conrad.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “The end (Apocalypse Now version)” – The Doors (1979) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
A SINGLE MAN (Un uomo solo)

diretto da Tom Ford (2010) – Nella vita, le vere prove sono tragiche, impreviste, ingiuste. Le nostre reazioni dinanzi agli eventi estremi dicono perfettamente “chi siamo”, ma dicono anche “chi siamo diventati un attimo dopo la tragedia” (oppure un mese dopo, un anno dopo). La filosofia dovrebbe prepararci proprio a situazioni così impegnative, tanto come dovrebbe prepararci alla vecchiaia e alla morte, nostre e dei nostri cari (su questo si veda “A proposito di Schmidt” qui sopra).
“A volte cose orribili hanno la loro bellezza“ (Carlos interpretato da Jon Kortajarena in “Un uomo solo”, 2010).
Colin Firth interpreta George Falconer.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1964 di Christopher Isherwood.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Stillness of the mind” – Abel Korzeniowski (2010) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
AUGUST: OSAGE COUNTY (I segreti di Osage County)

diretto da John Wells (2013) – Il confronto con parenti e amici è non solo un campo di battaglia, ma uno dei più impegnativi terreni di applicazione delle proprie convinzioni filosofiche. Gli elementi psicologici in ballo sono talmente profondi da mettere a durissima prova anche gli spiriti più addestrati e tolleranti. Il vero filosofo è colui il quale, nello scenario familiare, riesce a essere come vuole, senza farsi travolgere da affetti e idiosincrasie.
“Grazie a Dio non prevediamo il futuro altrimenti non ci alzeremmo dal letto!” (Barbara Weston interpretata da Julia Roberts in “I segreti di Osage County”, 2013).
Meryl Streep interpreta Violet Weston.
Il film è stato scritto da Tracy Letts e basato su una sua opera teatrale omonima.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Can’t keep it inside” – Benedict Cumberbatch (2013) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
AUS DEM NICHTS (IN THE FADE) (Oltre la notte)

diretto da Fatih Akin (2017) – Come non dare ragione a una donna la quale riserva agli assassini di suo marito e del loro figlio di sei anni lo stesso trattamento “esplosivo” riservato senza pietà, tempo addietro, ai suoi due grandi affetti? Tuttavia, anche fregandosene delle leggi giuridiche – ovviamente contrarie a queste cruente vendette – la filosofia morale ordinaria le sconsiglia comunque.
Praticare rabbia, livore e risentimento significa precipitare nell’aberrazione (ottenendo, peraltro, effimere soddisfazioni e trasformando sé stessi in persone simili a quelle contro le quali si indirizza la rabbia).
“Non c’è vendetta valida quanto l’oblio, giacché esso basta a seppellire il nemico nella polvere del suo nulla“ (Baltasar Gracián).
Diane Kruger interpreta Katja Şekerc.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Here comes revenge” – Metallica -> ASCOLTA SU YOUTUBE
AUTOMATA

diretto da Gabe Ibanez (2014) – L’intera letteratura su robot, androidi e umanoidi (di varia natura) è una cartina di tornasole su noi stessi e sui nostri limiti. Perciò la fantascienza è quasi sempre una riflessione filosofica sull’essenza umana, sull’etica e su questioni moralmente dirimenti come la libertà di scelta. Insomma, una fonte inesauribile per chi non si accontenta di esistenze convenzionali e appiattite su vuote e ripetitive abitudini.
“Vede, il suo brillante cervello ha delle limitazioni: limitazioni fisiche, limitazioni biologiche, mentre questa testa di latta ha soltanto la limitazione rappresentata dal secondo protocollo“ (Susan Dupré interpretata da Melanie Griffith in “Automata”, 2014).
Antonio Banderas interpreta Jacq Vaucan.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Ohm sweet ohm” – Kraftwerk (1975) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Film lettera B

BABEL
diretto da Alejandro Gonzalez Inarritu (2006) – La vita è un intreccio complesso e davvero stupefacente di coincidenze, concatenazioni, incroci e combinazioni. Un intricato reticolo avvolge tutto insieme ed è troppo sottile e ramificato per essere a noi visibile.
Un film come questo può aiutare a intuire il groviglio situazionale in cui siamo esistenzialmente intrappolati, inducendoci a maggiore umiltà nei confronti dell’avventura terrena e convincendoci di quanta poca autentica libertà resti davvero agli esseri umani. Essa (la poca libertà) è comunque molto importante, proprio perché poca e quindi da utilizzare con saggia oculatezza. Bisogna imparare a gestire le proprie reazioni dinanzi agli eventi ineluttabili.
“L’uomo veramente libero è colui che rifiuta un invito a pranzo senza sentire il bisogno di inventare una scusa“ (Jules Renard).
Brad Pitt interpreta Richard Jones.
Brano suggerito: “Babel” – Mumford & Sons (2012) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
BEFORE I GO TO SLEEP

diretto da Rowan Joffé (2014) – Christine si sveglia, ogni mattina, senza ricordare nulla della propria vita, persino del giorno prima. In pratica, ogni giorno è tabula rasa e lei deve ricominciare da zero. La sconcertante situazione minaccia le umane certezze (già alquanto scarse) e sconvolge gli ordinari concetti di identità, di biografia, di auto-appartenenza.
Proviamo a pensare cosa sarebbe la nostra vita se, ogni mattina, ci svegliassimo senza un bagaglio di ricordi, senza un nostro curriculum vitae, senza riconoscere i volti dei nostri familiari (e senza sapere chi sono i nostri familiari).
“Cos’è un ricordo? Qualcosa in tuo possesso o qualcosa perso per sempre?“ (Isabel Allende).
Nicole Kidman interpreta Christine Lucas.
Il film è basato su un omonimo libro del 2011 di Steve J. Watson.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Before I go to sleep / End titles” – Edward Shearmur (2014) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
BEHIND ENEMY LINES (Dietro le linee nemiche)

diretto da John Moore (2001) – Il carattere, la forza d’animo e altre decisive qualità della natura umana sono messe in risalto soprattutto nelle circostanze veramente impegnative. Laddove sia questione di vita o di morte è molto difficile barare.
Se la posta in gioco è davvero importante, il carattere è necessario e non si può inventarselo al momento. Ritrovarsi all’improvviso in territori sconosciuti e ostili, sapendo di rischiare la cattura e l’uccisone, è un test, senza appello, sulla tenuta psicologica e sull’acutezza dell’ingegno.
Nel caso specifico della vicenda narrata da questa pellicola cinematografica, aiuta anche avere un ‘capo’ come l’ammiraglio Leslie McMahon Reigart (interpretato da Gene Hackman).
“Il vero coraggio credi sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede” (Harper Lee).
Owen Wilson interpreta Chris “Longhorn” Burnett.
Brano suggerito: “Enemy” – Tommee Profitt, Sam Tinnesz & Beacon Light (2019) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
BEING JOHN MALKOVICH (Essere John Malkovich)

diretto da Spike Jonze (1999) – L’incredibile esperienza di poter diventare un’altra persona per un tempo di circa 15 minuti, entrando di fatto nella sua testa (in questo caso, nella testa del famoso attore John Malkovich) innesca enormi interrogativi filosofici. Sono domande riguardanti i confini reali o immaginari fra le persone.
Dove finisce il mio IO e dove comincia quello di un’altra persona? Siamo certi di essere irrimediabilmente confinati nella nostra vita senza poter fare esperienze delle vite altrui? Magari apparteniamo tutti a un’unica coscienza universale di cui siamo soltanto articolazioni (prive di effettiva singolarità). Magari siamo tutti espressioni diverse (ma non parcellizzate) di un cosmo onnicomprensivo. Chissà!?
“Non sai quanto sei fortunata a essere una scimmia, perché la coscienza è una vera maledizione: io penso, io sento, io soffro… e tutto quanto vorrei in cambio è l’opportunità di fare il mio lavoro e loro non me lo fanno fare perché io svelo le contraddizioni“ (Craig Schwartz interpretato da John Cusack in “Essere John Malkovich”, 1999)
Cameron Diaz interpreta Lotte Schwartz.
Brano suggerito: “In my mind” – Wallners -> ASCOLTA SU YOUTUBE
BIRUMA NO TATEGOTO (THE BURMESE HARP) (L’arpa birmana)

diretto da Kon Ichikawa (1956; nel 1985 è stato pubblicato un remake diretto dallo stesso regista e con identico titolo, ma a colori e con un diverso cast) – La ricerca di sé stessi è un’operazione filosofica di primaria importanza. Ancor più impegnativo, poi, è il rivendicare, riaffermare e mantenere quel sé stessi appena individuato, accettando il prezzo da pagare. Infatti, essere sempre sé stessi comporta inevitabilmente un prezzo da pagare.
“Nessun pensiero umano può dare una risposta a un interrogativo inumano. Io potevo solo portare un poco di pietà laddove era esistita solo crudeltà“ (Mizushima interpretato da Shôji Yasui in “L’arpa birmana”, 1956).
Spesso il prezzo della scoperta di sé stessi è una rottura netta con chi si è stati; con il mondo a cui si è appartenuti; con le abitudini della propria intera esistenza. Metanoia, nel senso di <conversione radicale>, è la parola chiave di questo processo di rifondazione dell’individuo.
Il filosofo Aldo Capitini, nel suo saggio La Compresenza dei Morti e dei Viventi (1966), ha scritto: “religioso indubbiamente è nell’Arpa Birmana il contrasto tra il piacevolissimo ritorno dei reduci alle cose semplici e quotidiane della vita e la missione di chi resta, solo e piangente, a seppellire i soldati morti“.
Rentarō Mikuni interpreta il capitano Inoue.
Il film è basato su un omonimo libro per bambini di Michio Takeyama.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “The burmese harp Theme” – Akira Ifukube -> ASCOLTA SU YOUTUBE
BLACK HAWK DOWN (Black Hawk abbattuto)

diretto da Ridley Scott (2001) – Una operazione militare meticolosamente pianificata e poi affidata a personale altamente qualificato può fallire. Può andar male per un dettaglio piccolissimo, per un imprevisto di poco conto, per un incidente in sé minore rispetto al quadro complessivo. Essere pronti a gestire eventi inattesi è un grande imperativo filosofico-esistenziale. D’altro canto, la vita è fatta di contrattempi e intoppi casuali.
Probabilmente la nostra esistenza è interessante proprio per la sua imponderabilità. Solo la nostra miope arroganza può farci illudere della prevalenza – nella vita – di pianificazioni e previsioni basate su un’ordinata logica lineare.
L’elemento casuale, invece, è parte assai grande della realtà quotidiana, quindi, il buon senso deve sempre contemplare l’irruzione, in ogni situazione, di almeno un imprevisto. E deve pure contemplare la possibile mancanza di qualsiasi imprevisto (salvo considerare come “imprevedibile” anche l’assenza di ogni imprevisto).
“Sai un mio amico mi ha chiesto… quando stavamo per imbarcarci… mi ha chiesto… ‘ma perché andate a combattere una guerra altrui… cosa credete, di essere eroi?’. Non gli ho saputo rispondere al momento… ma se lo chiedesse adesso direi di no… direi non è per niente così. Nessuno chiede di diventare un eroe… Solo, le cose vanno così a volte“ (Sergente scelto Matthew Eversmann interpretato da Josh Hartnett in “Black Hawk abbattuto”, 2001).
Josh Hartnett interpreta Matt Eversmann.
Il film è basato sul saggio storico del 1999 Black Hawk Down: A Story of Modern War (Falco Nero. Una storia vera di uomini in guerra) di Mark Bowden il cui tema è la battaglia di Mogadiscio del 1993.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Ashes to ashes” – Hans Zimmer (2001) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
BLADE RUNNER

diretto da Ridley Scott (1982; nel 2017 è stato pubblicato il sequel BLADE RUNNER 2049 diretto da Denis Villeneuve) – Cosa differenzia un essere umano da un replicante, da un umanoide, da un automa? La scienza ha sempre indicato questa “differenza” soprattutto nelle emozioni e nei sentimenti. Non nei processi relativi al pensiero (ormai largamente riproducibili).
“Io penso, Sebastian, pertanto sono“ (la replicante Pris interpretata da Daryl Hannah in “Blade Runner”, 1982).
In effetti, ormai padroneggiamo i meccanismi del pensiero logico (al punto da aver concepito l’Intelligenza Artificiale), ma non sappiamo ancora bene cosa sia la sfera affettiva. Tuttora i sentimenti umani (particolarmente quelli complessi) sono difficilmente riproducibili in una macchina, sia pur altamente sofisticata.
Tuttavia, se tutti gli altri componenti di una creatura artificiale risultassero davvero identici alla natura umana, allora emozioni e sentimenti dovrebbero insorgere – come naturale conseguenza – in un robot Nexius-6, il modello di replicante al centro di questo film indimenticabile. Quindi, l’unica differenza fra gli umani e le loro riproduzioni artificiali si ridurrebbe alla genesi e ai materiali utilizzati, non sussistendo differenze sul piano dei processi interni e dei comportamenti.
“Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo“ (Roy Batty interpretato da Rutger Hauer in “Blade Runner”, 1982).
Harrison Ford interpreta Rick Deckard.
Il film è un adattamento dal racconto di fantascienza del 1968 Do Androids Dream of Electric Sheep? (Il cacciatore di androidi) di Philip K. Dick.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “One more kiss, dear” – Vangelis (scritto nel 1982 ma pubblicato solo nel 1994) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
BOHEMIAN RHAPSODY

diretto da Bryan Singer (2018) – E’ la storia del leader dei Queen, Freddie Mercury, simile a quella di tanti altri protagonisti della musica rock internazionale, in eterno bilico fra vette di eccellenza artistica, vizi smodati e puerilità inspiegabili. Vicende in sé altamente imperfette, eppure “perfette” per dimostrare l’assoluta insufficienza del talento a garantire un’esistenza felice e appagata.
“Fallirai se fingerai di essere chi non sei!” (il padre di Freddie Mercury, Bomi Bulsara, interpretato da Ace Bhatti in “Bohemian Rhapsody”, 2018).
Sono proprio gli squilibri fra grandi doti innate e incapacità personali quotidiane a causare i drammi più irrisolvibili e talvolta fatali. La risposta è sempre un percorso filosofico basato sulla “conoscenza di sé” allo scopo di migliorarsi e fortificarsi.
Rami Malek interpreta Freddie Mercury.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Bohemian rhapsody” – Queen (1975) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
BRAZIL

diretto da Terry Gilliam (1985) – Rappresentazione originale ed efficace di un mondo distopico in preda a sconcertanti derive tecnocratiche. Una dimensione sospesa fra allucinato, demenziale e grottesco, gestita da poteri cinici e semi-occulti il cui evidente scopo è tenere sotto scacco masse inebetite di impiegati del nulla e dell’assurdo.
“Eccoci qua. Il suo nuovo numero sulla porta del suo nuovo ufficio. E dietro quella porta la attendono incarichi importanti e delicati. Congratulazioni, DZ-015 e benvenuto nella nostra squadra“ (Mr. Warrenn interpretato da Ian Richardson in “Brazil”, 1985)
Seguendo il film, nasce più volte il sospetto di non essere in presenza di situazioni messe in scena al solo scopo di ottenere un improbabile scenario kafkiano. In effetti, andando poco oltre il primo impatto, si capisce di assistere a situazioni niente affatto lontane dalla comune realtà quotidiana.
Se ne deduce un problema di punto di vista: finché siamo immersi fino al collo nell’assurdità rischiamo l’assuefazione e, quindi, l’incapacità di vedere le storture e le alienazioni in cui siamo immersi. La sfida per chi voglia condurre un’esistenza filosofica, nel caotico guazzabuglio della vita contemporanea, è fatta di acuto discernimento, nervi saldi e infaticabile esame d’ogni cosa.
Jonathan Pryce interpreta Sam Lowry.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Aquarela do Brasil” – scritta da Ary Barroso, orchestrata da Michael Kamen e cantata da Geoff Muldaur e Maria Muldaur (1968) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
BRINGING OUT THE DEAD (Al di là della vita)

diretto da Martin Scorsese (1999) – Per la serie “condizioni estreme”, sottocategoria “non ci facciamo mancare niente”. La situazione qui descritta riguarda il lavoro in un servizio di ambulanze per il pronto soccorso.
“Dopo un po’ arrivai a capire il mio ruolo: non era tanto salvare vite umane quanto essere testimone, ero uno straccio per il dolore, bastava fossi presente” (il paramedico Frank Pierce interpretato da Nicolas Cage in “Al di là della vita“, 1999).
È senza dubbio una massacrante sfida capace di mettere a dura prova nervi, convinzioni morali e pure principi filosofici (di chiunque, anche di uomini d’acciaio). La domanda possibile per una riflessione filosofica è: bisogna già essere un po’ socratici e stoici, prima di avventurarsi in un lavoro del genere, oppure lo si diventa (socratici e stoici) proprio dopo aver affrontato una sfida tanto impegnativa?
Patricia Arquette interpreta Mary Burke.
Il film è basato sull’omonimo romanzo di Joe Connelly del 1998.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “I’m so bored with the U.S.A.” – The Clash (1977) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
BROKEBACK MOUNTAIN (I segreti di Brokeback Mountain)

diretto da Ang Lee (2005) – Anche il proprio orientamento sessuale dovrebbe essere inquadrato nel contesto di una vita filosofica, ossia con sobrietà, rigore e conservando costantemente il più ampio controllo di sé stessi.
“Le ragazze non si innamorano di chi le fa ridere“ (Cassie Cartwright interpretata da Linda Cardellini in “I segreti di Brokeback Mountain”, 2005).
Il problema non è la smodatezza in sé, ma l’eventuale origine degli eccessi dal fallimento dei tentativi di contenimento. Infatti, in questo caso, manca una capacità di governare sé stessi. Per la filosofia socratica e per quella stoica, non riuscire a dominarsi è deprecabile. Detto ciò, nessuno è perfetto e, quindi resta accettabile, ogni tanto, perdere il controllo, purché siano autentici i tentativi di migliorare sé stessi.
Heath Ledger interpreta Ennis Del Mar.
Il film è basato su un omonimo racconto breve del 1997 di Annie Proulx.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “It’s so easy!” – Linda Ronstadt -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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C

CARNAGE

diretto da Roman Polanski (2011) – Si può essere adulti, istruiti, civili, vivere a New York ed essere animati da buone intenzioni nel voler chiarire la ragione per cui i propri figli sono giunti ad azzuffarsi (banali motivi). Si può essere tutto questo (stiamo parlando di due normalissime coppie di genitori) eppure trascendere inesorabilmente in una sempre più accesa lite verbale fatta di incomprensioni, livori, equivoci e colpi bassi.
“Io credo nel dio del massacro. Il dio regnante incontrastato dalla notte dei tempi“ (Alan Cowen interpretato da Christoph Waltz in “Carnage“, 2011).
Purtroppo, le parole possono uscire di bocca da sole, se non si è ben addestrati all’autocontrollo e se non si è raggiunta una condizione d’imperturbabilità. Purtroppo, i pensieri possono imboccare la strada più nefasta, se non si sa restare lucidi, dignitosi, composti e costruttivi.
Insomma, la deriva comportamentale è sempre dietro l’angolo, se manca la capacità di adottare l’atteggiamento filosofico. Trascendere è sempre possibile in assenza d’una solida educazione alla filosofia socratica e stoica.
Kate Winslet interpreta Nancy Cowan.
Il film è basato sull’opera teatrale del 2006 Le Dieu du carnage (Il Dio del massacro) di Yasmina Reza.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Carnage” – Nick Cave & Warren Ellis (2021) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
CATCH ME IF YOU CAN (Prova a prendermi)

diretto da Steven Spielberg (2002) – Una vita di truffe, sotterfugi, plagi, travestimenti truffaldini e millanterie. Una vita comunque faticosa. Perché si tratta di manipolazioni spesso impegnative e di alto livello, rivelatrici d’una intelligenza pronta e d’una personalità versatile.
“Due topolini caddero in un secchio pieno di panna; il primo topolino si arrese subito e annegò, il secondo topolino non voleva mollare e si sforzò a tal punto da trasformare quella panna in burro, così riuscì a saltar fuori; signori da questo momento io sono quel secondo topolino“ (Frank Abagnale Senior interpretato da Christopher Walken in “Prova a prendermi”, 2002).
Una gran quantità di talento (e di energia) impiegata solo per raggirare e fingere, senza mai condurre a obbiettivi di piena e autentica realizzazione. E’ un clamoroso caso di spreco, un esemplare caso di sperpero delle proprie abilità e risorse. In poche parole, l’opposto di una vita filosofica.
Leonardo DiCaprio interpreta Frank Abagnale Jr.
Il film è basato sull’omonima autobiografia (forse anch’essa mendace) di Frank Abagnale.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Come fly with me” – Frank Sinatra (pubblicazione originale nel 1958) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
CITY OF ANGELS (La città degli angeli)

diretto da Brad Silberling (1998) – Per una volta, la faccenda degli umani e degli angeli si capovolge (la faccenda è quella degli umani invidiosi degli angeli). In questa pellicola delicata e visionaria, un angelo desidera diventare umano perché si innamora di una donna (in carne e ossa) interpretata da Meg Ryan.
“Seth non conosce la paura. Né il dolore. Né la fame. Sente la musica all’alba. Ma rinuncerebbe a tutto. La ama fino a questo punto“ (Nathaniel Messinger interpretato da Dennis Franz in “La città degli angeli”, 1998).
Il messaggio del film non richiede cervellotiche interpretazioni: gli angeli sono creature meravigliose, ma l’amore fisico a loro non è concesso. E l’amore terreno è davvero qualcosa d’impareggiabile.
Noi aggiungiamo questo: tendere verso la spiritualità e ambire a conseguire doti divine restano obbiettivi sublimi, ma da perseguire pur sempre restando umani. Ci viene facile asserire ciò anche perché, ovviamente, gli umani restano umani anche se in taluni rarissimi casi possono riuscire ad assomigliare molto agli angeli.
Nicolas Cage interpreta Seth.
Il film è un libero remake della pellicola del 1987 Wings of Desire (Der Himmel über Berlin – Il cielo sopra Berlino) di Wim Wenders.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “If God will send his Angels” – U2 (1997) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
CLOSE ENCOUNTERS OF THE THIRD KIND (Incontri ravvicinati del terzo tipo)

diretto da Steven Spielberg (1977) – Non smetteremo mai di alzare il naso verso il cielo immaginando e desiderando la presenza di altri esseri senzienti, simili a noi, da qualche parte nell’universo. Questo perché ci sentiamo molto soli nell’infinito. E ci sembra anche improbabile, in un cosmo praticamente illimitato, il non verificarsi, anche altrove, di condizioni favorevoli alla vita.
La vita come la intendiamo noi. Inoltre, ci deve essere un motivo se quasi sempre ci aspettiamo intelligenze superiori, dotate di gioia naturale e grandemente pacificate.
“La prova dell’esistenza di una vita intelligente da qualche parte nell’universo ci è data dal fatto di non aver mai cercato di contattarci“
(Bill Watterson).
Nel nostro intimo ambiamo a raggiungere le qualità di olimpico distacco e potenza di pensiero immaginate negli ipotetici (per ora) alieni. Eppure basterebbe diventassimo noi così saggi e pacifici, in modo da assumere il ruolo degli alieni superiori nei confronti di altre forme di vita “inferiori” residenti in chissà quale recesso intergalattico. Ma, a questo, noi, non pensiamo mai.
Richard Dreyfuss interpreta Roy Neary.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Wild signals” – John Williams -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Film lettera D

DALLAS BUYERS CLUB
diretto da Jean-Marc Vallée (2013) – E’ una vita filosofica quella di chi combatte contro preconcetti superficiali, contro sistemi sociali iniqui, contro ipocrisie erette a pseudo-valori, contro esuberanti poteri industriali e farmaceutici, contro regole imposte da politiche manipolatorie.
In poche parole, è molto filosofico opporsi alle falsità in costante dominio sulle abitudini superficiali e sul torpore distratto delle coscienze.
“Anemia, cancro, riduzione del midollo osseo, crisi epilettiche, febbre, perdita dell’udito, impotenza, neuropatia… a te sembra AIDS? No, lo trovi scritto sulla confezione dell’AZT, è la lista degli effetti collaterali“ (Ron Woodroof interpretato da Matthew McConaughey in “Dallas Buyers Club”, 2013).
Visto come va il mondo, non si può essere sempre in guerra contro tutti e tutto perché in tal caso si diventerebbe non filosofi bensì velleitari e cocciuti don chisciotte.
Jennifer Garner interpreta la dottoressa Eve Saks.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “City of angels” – Thirty Seconds To Mars (2013) ASCOLTA SU YOUTUBE
DANCES WITH WOLVES (Balla coi lupi)

diretto da Kevin Costner (1990) – L’osservazione non giudicante dei comportamenti animali (essi stessi supremamente non giudicanti) è un formidabile esercizio filosofico. Anzi, è un percorso di apprendimento della realtà e di noi stessi per come dovremmo essere, se capaci di riconnetterci all’ordine delle cose (perduto al momento dell’insorgere della parola e della nominazione degli elementi).
“Stavo pensando, di tutte le piste di questa vita la più importante è quella verso l’essere umano. Penso tu sia su questa pista e ciò è bene” (Uccello Scalciante interpretato da Graham Greene in “Balla coi lupi”, 1990).
Alcuni animali esercitano speciali fascinazioni su di noi perché più visibilmente dotati di fierezza, corrette reazioni istintive e integrazione con l’assoluto. Per esempio, il rapporto dell’uomo con il lupo, pur risultando spesso controverso, è quasi magico, sovrannaturale. E talvolta meraviglioso.
Kevin Costner interpreta John J. Dunbar.
Il film è un adattamento dell’omonimo libro del 1988 di Michael Blake.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Heart of the wolf” – Eldrvak -> ASCOLTA SU YOUTUBE
DEAD POETS SOCIETY (L’attimo fuggente)

diretto da Peter Weir (1989) – Da una prospettiva filosofica, sono da rigettare completamente le sterili istituzioni didattiche fondate su criteri impersonali, tecnici, amministrativi. La formazione degli individui è una faccenda estremamente seria. Nella vita umana, essa è la circostanza più influente e foriera di conseguenze collaterali, insieme alla famiglia d’origine: meriterebbe, perciò, ben altro impegno e attenzione.
“«O Capitano, mio Capitano!» Chi conosce questo verso? Nessuno? È una poesia di Walt Whitman; parla di Abramo Lincoln. Ecco, in questa classe potete chiamarmi professor Keating o, se siete più audaci, «O Capitano, mio Capitano». Ora dissiperò alcune voci, cosicché non inquinino i fatti. Certo, anch’io ho frequentato Welton… e sopravvivo. Comunque, a quel tempo, non ero la mente eletta oggi di fronte a voi: ero l’equivalente intellettuale di un gracile corpicino, andavo sulla spiaggia e tutti mi tiravano i libri di Byron in piena faccia“ (professor John Keating interpretato da Robin Williams in “L’attimo fuggente”, 1989).
Rimpiangiamo autentici maestri capaci di relazionarsi con gli allievi su un livello personale, profondamente rispettoso ed edificante. Vorremmo scuole di vita affidate a filosofi, magari capaci anche di molti errori, ma comunque desiderosi di mettersi davvero in gioco in un rapporto solido e leale con i soggetti da formare.
“Aspettiamo la battaglia mentre in realtà stiamo già combattendo“ (Todd Anderson interpretato da Ethan Hawke in “L’attimo fuggente“, 1989).
Robin Williams interpreta John Keating.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Let’s have a party” – Wanda Jackson (1958) – ASCOLTA SU YOUTUBE
DEJA VU (Corsa contro il tempo)

diretto da Tony Scott (2006) – La nostra esperienza del tempo (la nostra esperienza di ciò da noi chiamato “tempo”) è indubbiamente lineare. Ma un’autentica indagine filosofica ha il dovere di mettere in dubbio soprattutto le faccende più apparentemente “indiscutibili”. Come, appunto, lo scorrere regolare del tempo.
Per esempio, bisognerebbe provare a immaginare il tempo come circolare, ricorrente, ciclico. Oppure si potrebbe ipotizzare un tempo sovrapposto a se stesso (in una sorta di compresenza – da noi non percepibile – di tutti i suoi momenti). E perché non considerare persino l’ipotesi della non esistenza del tempo, il quale, in tal caso, si ridurrebbe a essere solo il nostro espediente (innato) per organizzare e gestire la realtà.
“Una bomba ha un proprio destino. Un suo fato predeterminato dal suo creatore. E chiunque tenti di alterare quel destino, verrà distrutto. Chiunque tenti di impedire il suo compimento, lo farà compiere. Questo lei non capisce: non siamo qui per coesistere, io sono qui per vincere. Quindi è meglio lei si procuri un intervento divino, le servirà” (Carroll Oerstadt interpretato da Jim Caviezel in “Corsa contro il tempo”, 2006).
Denzel Washington interpreta Douglas Carlin.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Coming back to you” – Macy Gray (2006) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
DER MEDICUS (THE PHYSICIAN) (Medicus)

diretto da Philipp Stolzl (2013) – La medicina (in senso autentico, tradizionale, olistico) è filosofia. E la filosofia (in senso autentico, tradizionale, olistico) è medicina. Cura dei corpi e cura delle anime dovrebbero sempre accompagnarsi in una integrazione armoniosa di piani complementari. Solo una scellerata e superficiale specializzazione ha separato le due componenti (o meglio: i due aspetti di una sola realtà).
La vera saggezza si fonda sulla conoscenza delle relazioni indissolubili fra salute corporale e spirituale. Chi padroneggia queste dinamiche espande le possibilità di comprensione ed entra in una dimensione dove i limiti si dissolvono per lasciar posto a trasparenze inimmaginabili.
“La pretesa odierna di voler capire tutto con l’intelletto è quanto di più spaventoso vi sia. In medicina non si può capire davvero nulla con l’intelletto. […] Tutto quanto riguarda la medicina va colto in una visione diretta con una facoltà percettiva da sviluppare precedentemente“ (Rudolf Steiner).
Tom Payne interpreta Rob Cole/Jesse Ben Benjamin.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1986 di Noah Gordon.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “The physician” – Schirin Partowi (2013) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
DOG DAY AFTERNOON (Quel pomeriggio di un giorno da cani)

diretto da Sidney Lumet (1975) – Bisogna stare attenti a non imbarcarsi in imprese (buone o cattive) troppo grandi per le proprie possibilità. Il caso e gli imprevisti sono sempre prevalenti rispetto a pianificazioni giocoforza approssimative.
Chi potrebbe davvero contemplare tutte le possibilità d’una qualsiasi circostanza? Troppe volte gli “incidenti” prevalgono anche su programmi altamente professionali e studiati in ogni dettaglio.
“Se qualcuno mi deve ammazzare, spero lo faccia perché mi odia a morte e non mi ammazzi perché è il suo mestiere“ (Sonny Wortzik interpretato da Al Pacino in “Quel pomeriggio di un giorno da cani”, 1975).
Un filosofo potrebbe pure arrivare a rapinare una banca, se le sue motivazioni fossero in qualche modo condivisibili, se le circostanze non offrissero alternative e se fosse capace di garantire una altissima probabilità di successo senza spargimento di sangue.
In tutti gli altri casi, il filosofo farebbe bene a restare a casa, magari a leggere un buon libro. Poi, se decidesse comunque di andare in banca armato, sarebbe non un filosofo, ma un banditello da strapazzo.
James Broderick interpreta l’agente federale Sheldon.
Il film è basato sull’articolo della rivista Life “The Boys in the Bank” di P. F. Kluge e Thomas Moore.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Amoreena” – Elton John (1970) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
DON JUAN DEMARCO (Don Juan De Marco – Maestro d’amore)

diretto da Jeremy Leven (1995) – Il protagonista di questo film (Don Juan) dice “ci sono solo quattro domande importanti nella vita: cosa è sacro, di cosa è fatto lo spirito, per cosa vale la pena vivere e per cosa vale la pena morire. La risposta, ad ognuna di queste domande, è la stessa: solo l’amore“.
Le quattro domande della pellicola rientrano perfettamente fra le grandi questioni della nostra filosofia. E la risposta a esse è da considerarsi corretta, soprattutto se con il termine “amore” si intende qualcosa capace di andare oltre il significato più comune e quotidiano. Insomma, pensiamo all’amore come a un principio universale la cui forza sia capace di tenere insieme i molteplici elementi del reale.
“Devo riferire con rammarico dell’ultimo paziente del quale mi sono occupato, il grande amante Don Juan DeMarco: soffriva solo di un romanticismo del tutto incurabile e, peggio ancora, fortemente contagioso“ (Dr. Jack Mickler interpretato da Marlon Brando in “Don Juan De Marco – Maestro d’amore”, 1975).
Johnny Depp interpreta John Arnold DeMarco / Don Juan.
Il personaggio principale del film è liberamente ispirato al protagonista del poema Don Juan (Don Giovanni) di George Gordon Byron.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Have you ever really loved a woman?” – Bryan Adams (1995) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
DRIVE

diretto da Nicolas Winding Refn (2011) – E’ molto filosofico eccellere in una tecnica, in una competenza, in una abilità, come, per esempio, la guida delle automobili. Non è, invece, filosofico il mettere a disposizione di efferate imprese criminali questa capacità, questa “arte”.
La perfezione del gesto (e persino la sua sublime estetica) non può essere astratta dal contesto umano e sociale in cui ha luogo. C’è di più: anche essere indifferenti rispetto al contesto, magari non sapendone giudicare la portata morale (facciamo il caso di qualcuno incapace di suddividere le azioni in “buone” o “cattive”) è filosoficamente inaccettabile, perché rivela mancanza di lucidità e di consapevolezza.
“Se hai qualche desiderio, o dei piani, o dei sogni per il futuro, sarà meglio tu li metta da parte. Dovrai passare il resto della tua vita a guardarti le spalle. Voglio essere chiaro su questo, perché devi sapere la verità“ (Bernie Rose interpretato da Albert Brooks in “Drive”, 2011).
Ryan Gosling interpreta il pilota.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 2005 di James Sallis.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Drive” – The Cars (1984) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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E

EASY RIDER (Easy Rider – Libertà e Paura)
diretto da Dennis Hopper (1969; nel 2012 è stato pubblicato il prequel EASY RIDER: THE RIDE BACK diretto da Dustin Rikert) – Andare controcorrente può essere una scelta filosofica. Ma non esiste un “controcorrente” astratto se non l’anarchia, l’improvvisazione, la rivolta sic et sempliciter. Quindi, un comportamento “controcorrente” – in senso filosofico – deve avere un contenuto di azioni, scelte, atteggiamenti aderenti a una linea intrapresa con lucidità e coscienza. Una linea improntata, appunto, a valori filosofici.
“Ah sì, è vero: la libertà è tutto, d’accordo… Ma parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire, è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato. Bada, non dire mai a nessuno ‘non sei libero’, perché quello si darà un gran da fare a uccidere, a massacrare, per dimostrarti di esser libero. Certo: ti parlano e ti riparlano di questa famosa libertà individuale; ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura“ (George Hanson interpretato da Jack Nicholson in “Easy rider”, 1969).
Peter Fonda interpreta Wyatt “Captain America”.
La colonna sonora del film include Ballad Of Easy Rider di Roger McGuinn le cui prime parole sono state scritte da Bob Dylan -> ASCOLTA SU YOUTUBE
EYES WIDE SHUT

diretto da Stanley Kubrick (1999) – La filosofia non si è occupata molto di sesso e di fantasie sessuali. Eppure, ogni filosofia autentica (cioè rivolta alla CURA DI SE) non può prescindere da una riflessione sull’atteggiamento umano in una sfera così intima e sentita.
Conoscere i propri impulsi, deviazioni, repressioni e fantasie può essere un compito filosofico da affrontare con spirito libero e, magari, anche con una certa ironia e disincanto. Chi sia sessualmente frustrato non può dirsi a buon punto nel faticoso percorso del gnōthi seautón (conosci te stesso).
“Ero a New York e ha squillato il telefono: ‘buongiorno, sono Stanley Kubrick. Ti sto mandando tre scene del mio prossimo film, si intitola Eyes Wide Shut. Spero accetterai la parte’. Clic! Due minuti dopo dal fax si materializzano 5 pagine di un dialogo bellissimo con Tom Cruise. Io, però, dovevo essere svestita. Allora chiamo l’assistente e chiedo: ‘è possibile coprirmi un po’? No? Ah, allora grazie, no’!“ (Eva Herzigová)
Tom Cruise interpreta Bill Harford.
Il film è basato sul racconto del 1926 Traumnovelle (Dream Story – Doppio sogno) di Arthur Schnitzler.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “Masked ball” – Jocelyn Pook (1999) ASCOLTA SU YOUTUBE
E.T. THE EXTRA-TERRESTRIAL (E.T. l’extra-terrestre)

diretto da Steven Spielberg (1982) – Solo un bambino può dar corpo, senza preconcetti, a un’amicizia piena, ossia priva di vincoli restrittivi ed eventuali condizionamenti. Perciò, un bambino può dare amicizia (senza riserve mentali) a una persona completamente diversa da lui stesso, a una persona di un’altra cultura, di un’altra tradizione, di un’altra religione, di un altro ethos.
Per lo stesso motivo, un bambino può essere profondamente amico (e, quindi, autenticamente rispettoso) di un animale, di un pazzo, di un extraterrestre. Il rispetto dei ragazzi verso le diversità è un grande insegnamento nei confronti di chi ha la mente infarcita di giudizi sommari, spesso biechi e banali.
Naturalmente, poi, questa popolarissima pellicola cinematografica richiama l’immarcescibile tema della nostra possibile non solitudine nell’universo. E anche questo è un argomento ricco di implicazioni filosofiche e di considerazioni relative alla natura umana.
“Spielberg voleva una cosa brutta ma innocente. Beh, per farlo brutto bastava mettere molte grinze sul volto. Farlo innocente era più difficile, perché poteva sembrare stupido. Poi ho guardato il mio gattino e nei suoi occhi ho visto proprio l’innocenza. Beh, se togliate le orecchie a un gatto e spostate un po’ più su il naso vedrete molto dell’immagine di E.T.“ (Carlo Rambaldi).
Henry Thomas interpreta Elliott Taylor.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Life on Mars?” – David Bowie (1973) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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Film lettera F

FACE/OFF (Face/off – Due facce di un assassino)
diretto da John Woo (1997) – Immaginiamo quanto possa risultare disturbante l’incontro con una persona la cui faccia è identica alla nostra. Non una faccia assai simile, molto somigliante, ma proprio la stessa, identica faccia. Ecco, questa esperienza è ovviamente impossibile, ma immaginarla consente di avviare una molteplicità di riflessioni sul concetto di identità.
Possiamo ridurre noi stessi al volto dinanzi a noi nello specchio e riprodotto nel nostro documento d’identità? No, non possiamo. Ma non possiamo nemmeno accettare l’esistenza di un’altra persona dotata della stessa nostra faccia, perché, noi, questa ‘nostra faccia’ la consideriamo unica, irripetibile.
Da qui il discorso si allarga fino a immaginare un nostro clone, una nostra replica esatta, insomma un nostro doppione. Quale rapporto avremmo con la realtà (e con noi stessi) se ciascuno di noi avesse un doppio in giro per il mondo, magari con una storia diversa e parlante una lingua diversa?
“Per missione dovevo entrare in un carcere federale come Castor Troy. Dio, un’assurdità. E, u-un intervento chirurgico mi ha dato l-le sembianze di… Castor, la sua faccia! E poi, uh, per qualche motivo, Castor si è svegliato dal suo… uh, dal coma, e ha ucciso… chiunque sapesse della missione. Non prima di essersi trasformato in me“ (Sean Archer, come Castor Troy, in “Face/off – Due facce di un assassino”, 1997).
John Travolta interpreta Sean Archer / Castor Troy.
Nicolas Cage interpreta Castor Troy / Sean Archer.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Eyes without a face” – Billy Idol (1984) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
FALLING DOWN (Un giorno di ordinaria follia)

diretto da Joel Schumacher (1993) – Qui assistiamo alla violenta e giustizialista deriva di un uomo devastato dalla pressione mentale. Si tratta, quindi, di una persona estranea all’addestramento filosofico improntato innanzi tutto sulla “conoscenza di sé” e sul “controllo di sé”.
Tuttavia, il modo in cui William “Bill” Foster “sbrocca”, è fatto di una determinazione e di una relativa lucidità sorprendenti rispetto alla comune idea per cui la “follia” è sostanzialmente illogica, caotica, disordinata.
“Ho superato il punto di non ritorno. Lo sai qual è? È il punto in cui, in un viaggio, conviene proseguire. Ricordi gli astronauti quando si ritrovarono nei guai? Andavano sulla luna. Qualcosa andò storto e bisognava riportarli sulla terra. Ma avevano superato il punto di non ritorno, cosi dovettero fare tutto il giro intorno della Luna e persero i contatti con la Terra per ore… tutti, col fiato sospeso, si aspettavano di veder sbucare dall’altra faccia della Luna un carico di morti. Ora ci sono io, sull’altra faccia della luna, ho perso i contatti con il mondo e tutti dovranno stare con il fiato sospeso“ (William “Bill” Foster interpretato da Michael Douglas in “Un giorno di ordinaria follia”, 1993).
La vera “follia” è molto complessa, dotata di un proprio raziocinio, caratterizzata da obbiettivi precisi e da necessità stringenti. Resta fortissimo il messaggio “morale”: dovremmo tutti ricevere, in età giovanile, una formazione filosofica per essere attrezzati ad affrontare nel migliore dei modi situazioni critiche e altamente stressanti.
D’altro canto, certe situazioni “altamente impattanti sulla psiche” non sono affatto rare. Tutti, nella vita, dobbiamo fronteggiare momenti difficili, prima o poi.
Michael Douglas interpreta William “Bill” (“D-Fens”) Foster.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Falling down” – Oasis (2009) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
FAR FROM THE MADDING CROWD (Via dalla pazza folla)

diretto da Thomas Vinterberg (2015) – Ognuno di noi è chiamato ad affrontare un percorso di vita unico e irripetibile. A volte si tratta di un percorso fortunato (o almeno “tendenzialmente fortunato”). Altre volte può essere irto di ostacoli e costellato di eventi infausti. Ma, proprio nella seconda ipotesi, un atteggiamento filosofico (cioè “imperturbabile”) viene messo alla prova e può dimostrare la sua eventuale validità.
“Grazie Gabriel, avete sempre lottato per me. Mi siete rimasto accanto quando tutto il mondo mi era contro. Ne abbiamo passate tante insieme… Ero il vostro primo amore e voi il mio. E ora dovrò vivere senza di voi” (Bathsheba Everdine interpretata da Carey Mulligan in “Via dalla pazza folla”, 2015).
Bisognerebbe attraversare le alterne fortune della vita sempre con fermezza, dignità e spirito d’accettazione. Mai darsi troppa importanza: la realtà è sempre preponderante sulle nostre ambizioni e desideri. Anche se, attenzione, ciò non deve sfociare nell’atteggiamento opposto di acquiescenza, apatia e immobilismo.
Si faccia sempre il possibile, evitando d’inseguire l’impossibile, altresì evitando di subire passivamente l’autodeterminarsi delle cose.
Matthias Schoenaerts interpreta Gabriel Oak.
Il film è il quarto adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Thomas Hardy.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “A face in the crowd” – Tom Petty (1990) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
FINDING FORRESTER (Scoprendo Forrester)

diretto da Gus Van Sant (2000) – E’ la storia di un attempato scrittore testardamente determinato a vivere chiuso in casa, senza beneficiare minimamente del prestigio ottenuto dal suo unico lavoro letterario, considerato dalla critica un capolavoro. Ma il destino sempre si oppone anche alla più forte cocciutaggine.
Così, William Forrester entra in destinale contatto con il giovane Jamal Wallace, il quale, molto presto, lo elegge a propria guida indispensabile per affrontare una inattesa sfida universitaria. Insomma, il nostro appartato scrittore deve spezzare il proprio isolamento assoluto e assumere il ruolo di maestro, nell’antica accezione del termine: maestro di vita, maestro di autodisciplina, maestro di formazione.
L’aspetto, inatteso, nello sviluppo della trama, è il ruolo “speculare” del giovane, il quale deve “correggere” la vita timorosa e rinunciataria dell’adulto, riportandolo in una dimensione sociale. Bellissima storia di scambi umani invidiabili e incredibilmente costruttivi per entrambe le parti in causa.
“Caro Jamal, un tizio una volta scrisse di come abbandoniamo i nostri sogni per paura di fallire o, ancora peggio, per paura di aver successo. Io ero sicuro fin dal principio di come avresti realizzato i tuoi sogni, ma non immaginavo quanto anch’io avrei realizzato i miei. I tempi cambiano, giovanotto, e anche se ho dovuto attendere l’inverno della vita per vedere le cose di quest’ultimo anno, non c’è dubbio: avrei aspettato a lungo e inutilmente se non fosse stato per te“ (lettera scritta da William Forrester a Jamal Wallace).
Sean Connery interpreta William Forrester.
Rob Brown interpreta Jamal Wallace.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “You’ve got a friend” – Carole King (1971) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
FIRST SNOW (Presagio finale – First snow)

diretto da Mark Fergus (2006) – Un uomo viene avvertito da un veggente (riluttante) della morte imminente inscritta nel proprio destino. L’uomo, Jimmy Starks, secondo la predizione del “vate” (interpretato da J. K. Simmons) è destinato a morire all’arrivo della prima neve invernale.
Da quel momento, il personaggio, interpretato da Guy Pearce, fa di tutto per sottrarsi all’appuntamento con la morte. Ovviamente innesca solo una catena di eventi preordinati (dal fato) proprio per portarlo, senza scampo, all’appuntamento finale.
“<Ogni uomo crea il proprio destino>: niente diverte gli dei più di questa affermazione“ (Jimmy Starks interpretato da Guy Pearce in “Presagio finale – First snow”, 2006).
La morale è semplice: non si sfugge in alcun modo alla già scritta trama della propria esistenza poiché essa contempla, in partenza, anche tutti gli (eventuali) sforzi umani per sfuggirle. L’atteggiamento filosofico corretto – in un caso del genere – dovrebbe essere una umile e serena accettazione del destino rivelato.
Ma questa postura è molto più facile dirla e non attuarla. Anzi, ciascuno di noi considererebbe l’annuncio della disgrazia funesta un chiaro ‘alert’ del destino per offrirci l’occasione di scampare al letale appuntamento. Sciaguratamente, si tratta di umana presunzione e financo di arroganza.
Piper Perabo interpreta Deirdre.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “First snow” – Emancipator (2006) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
FLATLINERS (Linea mortale)

diretto da Joel Schumacher (1990; nel 2017 è stato pubblicato un remake con lo stesso titolo ma diretto da Niels Arden Oplev) – La filosofia è un metodo di preparazione alla vecchiaia e alla morte. Ma non c’è granché di filosofico nel sottoporsi volontariamente a tre o quattro minuti di stato mortale per “assaggiare” cosa c’è – eventualmente – “dall’altra parte”.
Giocare con la morte in questo modo è ben poco filosofico, nonché rischioso, ovviamente. Tuttavia, la morte deve essere guardata sì con rispetto, ma senza particolare timore, essendo prevista per tutti, da sempre. Ed essendo essa stessa il più grande mistero destinato ad accompagnarci per l’intera durata della vita mondana.
“Non ho paura della morte. Sono stato morto per miliardi e miliardi di anni prima di nascere, e ciò non mi ha causato il benché minimo disturbo“ (Mark Twain).
Kiefer Sutherland interpreta Nelson Wright.
Brano suggerito (non nella colonna sonora): “Resuscitation” – Sheryl Crow (1999) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
FORREST GUMP

diretto da Robert Zemeckis (1994) – Gli sciocchi quasi sempre hanno un cuore puro. E un cuore puro è capace di grandi imprese perché non guastato da dubbi, retro-pensieri, calcoli e altre bassezze prodotte dalla cosiddetta “facoltà intellettiva”. Quindi, coloro i quali sono ritenuti (dalla presuntuosa maggioranza) “meno svegli” e “meno brillanti” hanno vantaggi enormi dal punto di vista dello spirito e della morale.
Il loro status è quasi invidiabile perché dona a costoro una forza d’animo non comune. È la forza d’animo di chi non deve galleggiare sulle acque limacciose dei propri dubbi e dei propri calcoli di convenienza. Ma anche quozienti intellettivi alti possono comunque effettuare importanti decostruzioni del sé e raggiungere stati di ragguardevole purezza. È un lavoro particolarmente difficile perché consiste nello sgombrare la propria mente da posticce impalcature assai contorte e artificiose.
“Hanno conferito a te, un imbecille, un broccolo il quale va in televisione a fare la figura del deficiente davanti all’intero dannatissimo Paese, la Medaglia d’Onore del Congresso?“ (Tenente Dan Taylor interpretato da Gary Sinise).
Tom Hanks interpreta Forrest Gump.
Il film è basato sull’omonimo romanzo del 1986 di Winston Groom.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “For what it’s worth” – Buffalo Springfield (1967) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
FULL METAL JACKET

diretto da Stanley Kubrick (1987) – Tutte le situazioni sgradevoli e negative possono essere vissute dagli esseri umani come inutili perdite di tempo. Oppure possono essere viste come ‘prove’ di crescita e formazione, attraverso cui rafforzarsi e temprarsi. Anche se banale (a dirsi), questo capovolgimento interpretativo delle circostanze spiacevoli della vita resta la risposta più incredibilmente produttiva ed efficace a nostra disposizione.
Non c’è dubbio: accettata pienamente questa teoria, una enorme difficoltà resta nella conseguente dimensione applicativa. Ciò avviene perché la tendenza a scoraggiarsi, affliggersi e compatirsi è sempre molto forte. Tuttavia, la spinta a compiere convintamente lo sforzo di ribaltamento può venire dagli altrui esempi concreti, ossia da tutte le persone già riuscite a compiere questa impresa “rivoluzionaria”, trasformando disgrazie e fallimenti nella più formidabile lezione della propria esistenza. Per fortuna, esempi così non mancano!
BENVENUTE RECLUTE!
“Se voi signorine finirete questo corso… e se sopravviverete all’addestramento… sarete un’arma! Sarete dispensatori di morte e pregherete per combattere! Ma fino a quel giorno… siete uno sputo! La più bassa forma di vita del globo! Non siete neanche fottuti esseri umani, ma solo pezzi informi di materia organica anfibia comunemente detta “merda”! Siccome sono un duro non mi aspetto di piacervi… ma più mi odierete più imparerete! Io sono un duro però sono giusto! Qui non si fanno distinzioni razziali, qui si rispetta gentaglia come negri, ebrei, italiani o messicani! Qui vige l’eguaglianza: non conta un cazzo nessuno! I miei ordini sono di scremare tutti quelli privi delle palle necessarie per servire nel mio beneamato corpo! Capito bene, luridissimi vermi?!“ (Sergente maggiore Hartman interpretato da R. Lee Hermey in “Full metal jacket”, 1987)
Matthew Modine interpreta J. T. “Joker” Davis.
Il film è basato sul romanzo del 1979 The Short-Timers (Nato per uccidere) di Gustav Hasford.
Brano suggerito (nella colonna sonora): “These boots are made for walkin'” – Nancy Sinatra (1965) -> ASCOLTA SU YOUTUBE
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